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Edison: a rischio le trattative tra la Lega, A2A e i Comuni azionisti

creato da Gianluca Anghinelli ultima modifica 20/10/2011 16:15

L'accordo per cui la multiutility milanese potrebbe passare sotto mani francesi potrebbe saltare a causa di incomprensioni tra i principali azionisti

Lega ancora in campo nel riassetto Edison: per il Carroccio, senza un sostegno forte del governo, l'esito delle trattative tra il colosso transalpino Edf e i soci italiani di Foro Buonaparte, di cui A2A è l'esponente principale, potrebbe condurre al «fallimento economico» della multiutility e dei suoi due principali azionisti, i Comuni di Milano e Brescia, che rischiano di non incassare nessuna cedola dalla partecipata. «Ad oggi il rischio di fallimento economico per A2A e indirettamente per i Comuni di Brescia e Milano è reale» si legge in una nota firmata dal presidente della commissione Bilancio, Giancarlo Giorgetti e dai deputati del Carroccio, Massimo Polledri e Maurizio Fugatti. Il riassetto di Edison, viene sottolineato, «è una partita che non si può lasciare al Consiglio di Amministrazione ma che deve giocare il Governo che fino ad ora l'ha fatto tiepidamente».

«Siamo a rischio - spiegano i deputati - perchè A2A negli accordi di marzo ha fatto una offerta di 1,50 /1,55 euro per azione, tenendo presente che erano state rilevate ad 1,9 si ha già un deficit che va espresso in bilancio. I francesi offriranno un piatto di lenticchie e probabilmente si parla di acquisizioni a 0,7 euro». Per la Lega «questo significa che A2A andrà in fallimento economico e quindi non ci sarà alcun dividendo per Milano e per Brescia che pensavano di far cassa subito, con la conseguenza che Brescia non sarà in grado di fare il bilancio del Comune». A2A e i soci italiani di Edison stanno negoziando con Edf un'opzione di vendita sulla loro partecipazione del 30% in Edison.

La richiesta di vendere la quota ai valori di carico di bilancio (1,5 euro ad azione) è già stata giudicata irricevibile da Edf. «Oggi il nostro Paese - conclude la nota - non può permettersi che il costo delle bollette dell'energia elettrica e del gas venga deciso a Parigi e che la Padania paghi le bollette più care d'Europa».

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