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Ferragamo, risultati da esibire con orgoglio

creato da Gianluca Anghinelli ultima modifica 15/12/2011 13:21

Nel complesso il settore ha registrato ricavi interessanti. E il meglio arriva a Natale

In un anno difficile per l’economia globale, con la fiducia condizionata dalla crisi dei debiti sovrani europei, il lusso - settore chiave del made in Italy - ha saputo macinare ricavi e profitti, traendo beneficio soprattutto dai piani di sviluppo all’estero. Risultati che in diversi casi si sono riflessi nelle performance delle società quotate. E Natale è alle porte: nel quarto trimestre i brand arrivano a generare il 30% dei ricavi dell’intero esercizio.

Il caso di Salvatore Ferragamo fa ben sperare. Dall’ipo di fine giugno a oggi il titolo ha guadagnato circa il 30%, sovraperformando nettamente il Ftse All Share. Osservando un grafico che mette a confronto l’andamento di Ferragamo con quello del paniere allargato di Piazza Affari, è evidente come da quel momento le due strade si sono divaricate sempre più. La maison fiorentina è stata appena promossa al listino principale Ftse Mib. Meno bene è andata a Prada, protagonista sempre a giugno di un’insolita ipo sul listino cinese “overseas” di Hong Kong.

Alla chiusura di venerdì 9 dicembre il titolo quotava 35,85 dollari di Hong Kong, contro i 39,50 dollari del prezzo fissato nell’ipo. Entrambe le case di moda hanno comunque fatto centro. “Ferragamo e Prada sono state quotate con l’obiettivo di raccogliere fondi per accelerare il processo di crescita e di apertura di nuovi negozi, soprattutto in Asia”, spiega Marco Motta, analista del settore lusso di Pioneer Investments. “Le società e u r o p e e , soprattutto italiane e francesi, possono contare su brand internazionali con reputazione consolidata in termini di design, innovazione e artigianalità”. Caratteristiche, aggiunge Motta, che si adattano perfettamente al bisogno e ai desideri dei consumatori dei Paesi emergenti.

“La crisi finanziaria del 2008 ha accelerato un processo in atto da diversi anni, che vede spostarsi il mercato di riferimento dai Paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo”, conferma Francesco Citta dell’ufficio studi di Copernico sim. “Si tratta di mercati dove la competizione è elevata e gli investimenti nella distribuzione, nel marketing e nella pubblicità sono rilevanti. Si comprende dunque come le aziende che abbiano raggiunto adeguate dimensioni o anche solo sviluppato una strategia basata sulle sinergie si trovino in una posizione di vantaggio rispetto alle altre”. I risultati si vedono. “A dispetto del rallentamento economico europeo, i risultati dei primi nove mesi del 2011 del settore della moda italiana sono positivi”, spiega Citta.

“Considerando un campione di società italiane (Aeffe, Benetton, Bottega Veneta, Ferragamo, Geox, Gucci, Luxottica, Marcolin, Prada, Safilo, Stefanel e Tod’s), si nota infatti una crescita dei ricavi di oltre l’11%”. Nonostante il comportamento anticiclico, anche il lusso potrebbe però risentire di un peggioramento della crisi del debito europeo. Una congiuntura, dice Marco Motta di Pioneer Investments, che “rischia di ridurre la domanda locale in Europa, che rimane una compon e n t e importante per il settore, e potrebbe r i m u o - vere il fattore di ottimismo generale nei Paesi emergenti, che è una condizione fondamentale affinché i consumatori siano spinti all’acquisto di beni di lusso”. Citta, infine, fa notare come “il 2011 si chiuderà con una crescita dei corsi azionari di tutto rispetto, mentre il 2012 potrebbe aprirsi con un settore correttamente valutato e dai margini di crescita ridotti”.

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Commenta Alessandro Bonini | 15 dicembre 2011 13:21
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