Debito Usa, scarso rendimento, ma a Palo Alto la cedola dà frutti
A parte eccezioni, le emissioni degli enti locali americani sono crollate. Tornano i subprime mortgage
Il mercato dei Municipal bond negli Usa (ovvero le obbligazioni emesse dagli enti locali) sta affrontando il periodo peggiore degli ultimi anni, con emittenti (città e stati americani) sull’orlo del fallimento. Secondo Thomson Reuters bisogna risalire al primo trimestre del 2000 per ritrovare un livello di nuove emissioni tanto basso. L’ultimo trimestre del 2010 si era in parte salvato con le sottoscrizioni dei privati cittadini americani che desideravano chiudere l’anno con qualche sgravio fiscale, ma ora questo incentivo non è più sufficiente per chiudere gli occhi di fronte ai bilanci fallimentari di molti emittenti pubblici come lo stato della California. Eppure ci sono ancora analisti che ritengono possibile scegliere fra tante mele guaste qualche frutto sano: se vi piace la California, allora acquistate le emissioni della piccola cittadina di Palo Alto, che è riuscita finora a tenere i conti in ordine; se volete restare sulla costa orientale lasciate perdere le emissioni dello stato di New York e preferite quelle di Westchester, vicino a Buffalo. D’altra parte anche per i risparmiatori americani che hanno scelto i fondi obbligazionari non ci sono notizie tanto buone, visto che i tassi dovrebbero salire e quindi i loro investimenti in corso tenderanno a perdere valore. La Fed aveva riacquistato 1.700 milioni di dollari di Treasuries e di mortgage debt nel marzo del 2010 e ora il Chairman Ben Bernanke sembra voler continuare in questa politica di sostegno dell’occupazione e dello sviluppo dell’economia, riacquistando bond sul mercato almeno per 600 milioni fino a giugno 2011. Vedremo solo allora se questi interventi si riveleranno utili. Per il momento gli investitori americani sembrano abbandonare le emissioni ad alto rendimento (e dunque ad alto rischio) e preferiscono tornare al rischio puro degli investimenti azionari. Almeno su quelli l’intuito personale, affiancato dallo studio dei fondamentali, può ancora contare qualcosa. Oltre agli high-yield bond, anche gli Etf (Exchange Traded Funds) stanno perdendo terreno: nel complesso a fine marzo i due comparti hanno diminuito il loro peso di circa 300 milioni di dollari. Certamente si tratta ancora di un contraccolpo dovuto agli eventi disastrosi del Giappone, ma la tendenza non accenna a diminuire. Tornano invece di gran carriera nell’interesse degli investitori a lungo termine i tanto vituperati subprime mortgage bond che indubbiamente sono gli unici, oggi, a offrire remunerazioni molto allettanti a fronte dei miserrimi interessi offerti invece da agenzie statali come Fannie Mae o Freddie Mac. Inoltre negli ultimi mesi le quotazioni si sono stabilizzate, dando così un’ulteriore prova del ritorno alla normalità di questo comparto (con tutte le debite considerazioni sul livello elevato di rischio). Tra l’altro alcune emissioni prevedono una remunerazione indicizzata all’andamento del mercato, dando così l’impressione di voler premiare in anticipo il coraggio dei sottoscrittori nel caso i tassi dovessero ulteriormente salire.


