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Obbligazioni a picco. Bernanke delude tutti a Jackson Hole

creato da Gianluca Anghinelli ultima modifica 05/09/2011 12:16

Per il quantitative easing 3 ci sarà da aspettare ancora a lungo e non è chiaro quando e se avverrà

C’era grande attesa per il discorso che Ben Bernanke, il presidente della Federal Reserve (la Banca Centrale degli Stati Uniti), ha tenuto venerdì scorso a Jackson Hole, nello stato del Wyoming, dove ogni anno si incontrano banchieri centrali ed economisti. L’anno passato in occasione di questo stesso convegno il numero uno della Fed aveva annunciato il Q2, vale a dire il secondo giro di acquisto delle obbligazioni governative statunitensi.

Quest’anno invece il simposio è stato meno interessante visto che il capo della Fed si è limitato a riconoscere le difficili sfide che il paese dovrà affrontare aggiungendo soltanto che la Fed dispone degli strumenti necessari per stimolare l’economia senza però chiarire quali siano e quando verranno utilizzati. Delusi quindi tutti quegli operatori di mercato che si aspettavano l’annuncio del Q3: il terzo round di acquisto di obbligazioni di Stato forse ci sarà ma per Bernanke non è ancora il momento.

Il “forse” è doveroso visto che sono tante le voci che si alzano per contestare la manovra. Gli oppositori sono sia interni come Charles Plosser, il presidente della Fed di Philadelphia, che esterni alla Fed come Dave Rosenberg, dirigente della Gluskin Sheff, secondo il quale la congiuntura economica attuale è molto differente da quella del 2010 e una manovra di allentamento monetario oggi non sarebbe affatto efficace.

Rosemberg ritiene che il pericolo della deflazione rappresentò la motivazione principale del Q2. Oggi, afferma Rosemberg, tanto l’inflazione primaria che quella core (quella cioè calcolata al netto dei prezzi dell’energia e dei beni alimentari) sono nettamente più alte di quelle di un anno fa e i dati indicano l’assenza di un rischio di deflazione a breve termine. Inoltre, aggiunge Rosemberg, la manovra avrebbe un impatto limitato sull’abbassamento dei tassi di interesse visto che i rendimenti dei Treasuries a 10 anni, tanto per fare un esempio, sono vicini ai minimi storici.

È dunque guerra aperta sul “Q3 or not Q3” e probabilmente soltanto a settembre inoltrato avremo le idee più chiare sulle reali intenzioni di Bernanke. Sono invece state immediate le reazioni dei mercati al meeting di Jackson Hole. Il discorso del capo della Fed non era ancora terminato che gli investitori, preoccupati, avevano già cominciato ad abbandonare gli asset più rischiosi, come le azioni, per acquistare oro (che ha toccato i 1.800 Usd l’oncia), bond governativi tedeschi e T-bonds.

Le tensioni degli investitori causate dalla lenta crescita dell’economia statunitense sono evidenti anche nei dati relativi alle vendite di obbligazioni societarie: agosto è stato il mese più debole dal dicembre del 2008. La scorsa settimana le uniche grandi emissioni statunitensi sono state quelle di PepsiCo e di Illinois Tool Works Inc. per un totale di 5,7 miliardi di Usd, un valore inferiore del 72% a quello della settimana precedente durante la quale sono stati venduti corporate bond per 20,4 miliardi di Usd, secondo i dati forniti da Bloomberg.

Nella settimana terminata il 26 agosto non ci sono state vendite di bond rischiosi e ad alto rendimento e il totale delle vendite di agosto è stato di 1 miliardo di Usd rispetto a una media mensile del 2011 di 28,5 miliardi di Usd. Pur riconoscendo che agosto è in genere un mese poco movimentato, questi numeri fanno certamente riflettere. Non resta che sperare che quegli strumenti di cui parla Bernanke ci siano davvero e che vengano usati il prima possibile.

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Commenta 05 settembre 2011 12:10
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