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Obbligazioni - Usa, sale la richiesta di high-yield

creato da Matteo Chiamenti ultima modifica 28/03/2011 19:15

In questo periodo il mercato internazionale dei bond sta affrontando almeno due prove difficili e ben diverse tra loro.


 

La prima è l’aumento di variabilità che i drammatici eventi giapponesi hanno innescato. Anche se è ancora troppo presto per avanzare stime sui danni morali e materiali, e sui costi di ricostruzione, di quanto provocato dal terremoto in Giappone, non possiamo che concordare su quanto affermato dal ministro Tremonti pochi giorni fa a Cernobbio: “Quello che è successo in Giappone può produrre ulteriore effetti di instabilità finanziaria. Può incidere sui mercati finanziari per il ritiro dei capitali per la ricostruzione del Paese. Anche questo processo a sua volta può produrre ulteriori effetti di instabilità finanziaria”. Giusto per fare un paragone, nel 2005 l’hurricane Katrina, il più grande disastro verificatosi negli Usa ultimamente, ha causato perdite da un punto di vista di rimborsi assicurativi per circa 45 miliardi di dollari. Un buon segnale di volatilità dei mercati finanziari può essere sinteticamente rappresentato dallo spread dei CDS: dall’11 marzo gli assicuratori giapponesi, che coprono questo tipo di rischio per il 90% del mercato locale, hanno visto il loro spread aumentare di quasi il 20%, mentre gli americani si sono limitati al 3%. Senza però considerare un eventuale improvviso peggioramento del rischio nucleare, che porterebbe queste cifre a balzare in avanti drammaticamente. Di emissioni obbligazionarie in valuta giapponese logicamente non si parla questa settimana. La seconda prova che il mercato sta affrontando è quella della credibilità dei suoi sistemi di controllo. Il tema è stato innescato recentemente dall’ennesimo scandalo finanziario: il London InterBank Offered Rate, meglio noto al grande pubblico con la sigla LIBOR, potrebbe essere stato manipolato per anni dai principali istituti bancari, per imbrogliare i risparmiatori e pagare interessi sui prestiti bancari commisurati a valori inferiori al reale, soprattutto quando i mercati in crisi hanno fatto schizzare in alto i costi del denaro. Non stiamo scherzando, si sono fatti nomi come Barclays, UBS, WestLB, Bank of America e Citigroup. Non sono noccioline. Un nugolo di investigatori negli USA, Regno Unito e Giappone, compreso il Dipartimento di Giustizia americano, ha indagato sull’argomento, ed inizia ad affiorare la verità: se tutto ciò fosse vero sarebbe incalcolabile il danno d’immagine al sistema. La British Bankers Association aveva a suo tempo annunciato una riforma del metodo di calcolo. Ma poi sembrava che l’associazione volesse limitarsi solo a “controlli più severi”. Bella soddisfazione per i risparmiatori. Invece ora si sta passando a punire i trasgressori. Per quanto riguarda il mercato americano segnaliamo la continua richiesta di high-yield bond, e in particolare di prodotti sintetici che permettano di investire sui sottostanti obbligazionari. Da un certo punto di vista è evidente che così facendo il rischio è in aumento, ma da un altro punto di vista questo atteggiamento conferma un sostanziale ottimismo da parte degli investitori più esperti nei confronti del mercato. Eppure i junk bonds dovrebbero essere i primi a soffrire della stretta provocata da terremoto e tsunami giapponesi: già ora secondo l’indice Bank of America Merrill Lynch hanno peggiorato il loro spread di 30 basis points rispetto ai US Treasuries, tornando ai livelli di metà gennaio.

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Commenta 28 marzo 2011 13:00
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