Per i corporate bond in Europa perso lo smalto degli ultimi tempi
Anche negli Usa la scorsa settimana sono stati collocati solo 6,7 milioni di Usd in titoli investment-grade
Fase di stallo per il settore delle obbligazioni societarie. In Europa le ultime emissioni significative sono state quella dell’Enel che ha collocato 1,75 miliardi di euro in bond con scadenze a 6 e 10 anni e quella della Fiat che ha venduto 1,5 miliardi di euro di titoli con durata di tre sette anni. Ottima la scelta della data del lancio ma non entusiasmanti le performance sui mercati secondari. Poche anche le emissioni a stelle e strisce fra cui quelle delle banche che, come spesso accade nel comparto, cavalcano l’onda dei risultati trimestrali positivi (e magari migliori di quelli attesi). il caso di Morgan Chase & Co. Capital One Financial Corp. che hanno piazzato un totale di 4,75 miliardi di dollari in titoli obbligazionari. La decisa flessione della domanda e dell’offerta dei corporate bond è ben evidenziata dai dati relativi alle vendite di giugno e luglio. La scorsa settimana sono stati collocati solo 6,7 milioni di Usd in titoli statunitensi investment- grade, quelli cioè con alti rating perché emessi da aziende solide. Per Dealogic è il terzo più basso valore settimanale dall’inizio dell’anno. La stessa fonte prevede anche che a luglio si registrerà il record negativo di vendite dall’inizio dell’anno. Peggio dunque del mese di giugno durante il quale le emissioni di questa categoria di titoli erano già calate del 46% a livello globale e del 65% nei soli Stati Uniti. Secondo molti osservatori dei mercati internazionali la domanda è in calo perché i risparmiatori sono stanchi non solo dei bassi rendimenti ma anche della scarsa tutela offerta agli obbligazionisti in un momento così delicato per l’economia mondiale. Non a caso i costi per proteggere i bond societari europei dal rischio default stanno crescendo, come mostrano le quotazioni dei credit default swaps. I contratti scambiati sul Markit iTraxx Crossover, l’indice delle 40 società con i più alti meriti di credito, è salito di 10,5 punti base a 434,5 secondo JPMorgan Chase & Co. L’indice è un benchmark per i costi di protezione dei bond contro i default e un suo aumento è un segnale di deterioramento della percezione della qualità del credito. Non molto diverso è il trend dei titoli con rating bassi calati a giugno del 68% a livello globale e del 66% negli Stati Uniti. Una decisa inversione di tendenza visto che a maggio, secondo i dati di Thomson Reuters, le emissioni avevano stabilito il record mensile di 50 miliardi di dollari. Le società emittenti dunque non possono fare altro che attendere tempi migliori. La Autoroutes du Sud francese e la banca tedesca Bayern LG sono soltanto due delle tante grandi aziende che si sono viste costrette a posticipare le rispettive emissioni obbligazionarie. Come sostiene Baldini della Barclays Capital: “il clima di forti tensioni ha scoraggiato la maggior parte dei lanci obbligazionari già pianificati”. E su entrambi i lati dell’Atlantico di tensioni ce ne sono davvero tante. Da una parte la saga della crisi dei debiti sovrani e dall’altra la debole economia statunitense che stenta a riprendersi hanno causato la caduta dei prezzi azionari, l’aumento della domanda dell’oro, del franco svizzero e delle obbligazioni governative tedesche e statunitensi.


