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Tutti pazzi per i junk bond Prudenza è la parola d’ordine

creato da grafici ultima modifica 13/06/2011 09:44

Lo scorso anno collocati 6,7 miliardi di Usd in bond ad alto rendimento. Per il 2011 previsti 6,1 miliardi

Se si esclude la leggera flessione delle ultime tre settimane, si può affermare che anche quest’anno i junk bond rappresentano una delle portate principali sulla tavola di investitori privati e bond manager. C’è chi vi affonda la forchetta perché gli attuali tassi presenti nelle economie occidentali sono poco appetitosi, chi è convinto che il tasso di default resterà basso per tutto il 2011, ma ci sono anche quelli che decidono di partecipare al banchetto seguendo i consigli di chi ha smesso di fidarsi delle agenzie di valutazione del credito. Sono molti gli analisti che non hanno dimenticato le triple A assegnate da Standard & Poor’s e Moody’s ai mortgage bonds emessi da Fannie Mae e Freddie Mac e poi rivelatisi altamente tossici, oppure la A e la A2 mantenute su Lehman Brothers fino al giorno in cui la banca d’investimenti dichiarò la bancarotta. Anche oggi, ricordano questi esperti, ci troviamo di fronte a emittenti illustri con ottimi rating ma con debiti che raggiungono il 90-95% del valore d’impresa e emittenti minori che, nonostante rating più bassi e rendimenti più alti, espongono a rischi nettamente inferiori. Sono proprio le segnalazioni di tali analisti che contribuiscono ad accrescere l’interesse nei confronti delle obbligazioni ad alto rendimento. In testa alla classifica dei mercati dei junk bond c’è ovviamente quello denominato in dollari statunitensi che dall’inizio dell’anno ha registrato vendite per quasi 240 miliardi di Usd, dopo i circa 455 miliardi dello scorso anno e gli oltre 580 del 2009. In pieno boom il mercato canadese nonostante l’aumento dei prezzi e la riduzione dei rendimenti che, comunque, restano più alti di 4 o 5 punti percentuali rispetto a quelli garantiti dai bond governativi. Nel 2009 e nel 2010 sono stati collocati complessivamente 6,7 miliardi di Usd in bond ad alto rendimento, per il solo 2011 gli analisti prevedono la vendita di titoli per 6,1 milardi di Usd. Al di là dei valori assoluti, Chong, vice presidente della Invesco Trimark, invita gli investitori a riflettere sul fatto che oggi il mercato dei junk bond è “il mercato degli emittenti piuttosto che il mercato degli obbligazionisti”. Siamo, infatti, lontani dagli inizi del 2009 quando la predisposizione al rischio era nettamente più bassa e si potevano acquistare titoli che pagavano redimenti a due cifre. Anche nella vecchia Europa, il giovane mercato dei junk bond è in continua ascesa. I dati forniti da Dealogic mostrano ad oggi un aumento del 73%, rispetto allo stesso periodo del 2010, nelle vendite di titoli ad alto rendimento. Parliamo di circa 27 miliardi di Usd che, secondo gli analisti, entro la fine dell’anno diventeranno oltre 45, vale a dire il record di vendite registrato lo scorso anno. Un grosso contributo a queste cifre arriva dalle imprese di medie dimensioni che sempre più spesso abbandonano i prestiti bancari per accedere al mercato del debito offrendo ai fund manager bond ad alto rendimento. Il consiglio è sempre quello di agire con prudenza. Il comparto è ormai in crescita da 3 anni e, se gli esperti ancora non suggeriscono di uscire, avvertono comunque di essere cauti e di valutarne attentamente i pro e i contro prima di entrarvi. Basti osservare che se nel 2009 l’indice high-yield bonds di Bank of America Merrill Lynch registrò un recupero del 57% e nel 2010 indicava rendimenti del 15%, quest’anno siamo al 6%. Come affermato da Lon Erickson della Thornburg Investment Management: “in questo momento ci si può far davvero male”.

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Commenta Antonio Petta | 13 giugno 2011 09:00
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