Nuove guerre a suon di valute
Per rifinanziare il debito gli Usa dipendono dalla Cina, che ha le maggiori riserve estere
È opinione diffusa che in futuro le guerre assumeranno nuove forme, non più militari ma economiche, e in particolar modo vedranno come oggetto le valute. Il saldo della bilancia dei pagamenti è la somma del saldo delle partite correnti (bilancia commerciale e bilancia dei servizi) con quello dei movimenti di capitali (investimenti diretti esteri, investimenti di portafoglio e altri investimenti), ed è pari alla variazione netta delle riserve ufficiali.
Il saldo delle partite correnti deve rispettare il vincolo di solvibilità intertemporale; un paese si può indebitare nei confronti del resto del mondo, ma deve essere in grado di produrre in futuro le risorse necessarie per ripagare il debito contratto. Attualmente ci troviamo in una situazione nella quale i paesi asiatici, esportatori di beni, e quelli mediorientali, ricchi di petrolio, stanno finanziando il disavanzo delle economie occidentali, già altamente indebitate che, ad eccezione della Germania, ormai da molti anni non sono in grado di ottenere un saldo positivo delle esportazioni, condizione necessaria per ripagare nel lungo termine i finanziamenti ottenuti.
Ma se in linea teorica tale contesto di mancato equilibrio dovrebbe essere bilanciato dall’aggiustamento del tasso di cambio, in pratica i regimi di cambio fisso (caso in cui una nazione fissa il prezzo della propria valuta nei confronti di un’altra) adottati dalla Cina e da alcune economie del Medio Oriente, così come gli interventi sul mercato da parte delle autorità monetarie in un crescente numero di paesi emergenti, creano delle forti distorsioni. Le riserve estere cinesi (espresse in dollari statunitensi), dopo un moderato rialzo nel corso degli anni settanta e ottanta (2,3 mld nel 1977, 2,5 mld nel 1980, 18 mld nel 1989), hanno raggiunto cifre significative nell’ultimo decennio del novecento (29,6 mld nel 1990, 146,2 mld nel 1999), per crescere ulteriormente a partire dal 2000 (212,2 mld nel 2011, 623 mld nel gennaio 2005) ed esplodere letteralmente negli ultimi mesi (2.415,2 mld nel gennaio 2010, 3.044,7 mld nel marzo 2011), permettendo alla Cina di superare il Giappone e diventare il paese con le maggiori riserve estere al mondo.
Pechino non è intenzionata a rivalutare lo yuan nei confronti del dollaro e Washington, che dipende dalla Cina per il finanziamento del proprio debito, non è in grado di esercitare valide pressioni. La soluzione dell’attuale disequilibrio richiederà probabilmente ancora degli anni, tuttavia vi è consenso nel ritenere che le valute delle economie emergenti si apprezzeranno nei confronti delle divise occidentali. Sono ormai numerosi i fondi obbligazionari che investono in emissioni denominate in valuta locale autorizzati alla vendita in Italia. Da inizio anno il rendimento migliore è stato ottenuto dal Julius Baer Multibond Local Emerging Bond (+6,1% per la classe B in euro), che come spiega lo stesso gestore ha beneficiato delle sovraponderazioni in nazioni ad alto rendimento quali Brasile, Ungheria e Sud Africa, oltre che della ponderazione nulla in Thailandia e sottopesata in Turchia.
Le valute maggiormente presenti nel portafoglio del fondo sono dollaro di Hong Kong (15,6%), peso messicano (13,7%), fiorino ungherese (10,7%), dollaro di Singapore (9,1%), rand sudafricano (8,5%), rupia indonesiana (8,2%), real brasiliano (7,8%), zlot polacco (7,4%) e corona ceca (7%). La struttura di rating non evidenzia significativi rischi di controparte; si privilegiano emissioni tripla BBB (29,6%), BB (21,3%), A (20%), AAA (10,4%), mentre sono scarsi i titoli con valutazioni pari, o al di sotto, della B (3,4%). In seconda posizione, tra i fondi autorizzati alla vendita retail, si colloca il Bnp Paribas L1 Bond World Emerging Local Classic (+3,58% per la classe D in dollari). Tra i peggiori vi sono invece il BlackRock Local Emerging Markets Short Duration Bond (- 3,8% per la classe E2 in euro), cui segue l’ING (L) Renta Fund Emerging Market Debts Local Currency (-2,36% per la classe X in dollari).


