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Etf in salita nel primo semestre
Il settore dei replicanti pare non conoscere la crisi che caratterizza gli altri mercati
Deutsche Bank rafforza la propria offerta di Etc su Borsa Italiana. Nelle prossime settimane verranno presentati ai mercati quattro nuovi prodotti che porteranno da 12 a 16 il numero di fondi indice sulle commodity da parte di dbxtrackers. Si tratta di un replicante sul petrolio Brent, uno sui metalli industriali con copertura dal rischio di cambio, un Etc sull’indice proprietario dblcimr (Liquid commodity index mean reserve) e infine un prodotto che replica l’indice Goldman Sachs Commodity S&P500 con un rolling dei future di nuova generazione, capace di riallineare le posizioni spostandosi sulla scadenza più conveniente per gli investitori.
Ma quali sono le ragioni di questo nuovo ritorno di euforia sul mercato dei replicanti quotati su Borsa Italiana? SOLDI ha girato la domanda a Mauro Giangrande, responsabile della piattaforma ETF per Deutsche Bank in Italia. “L’interesse degli emittenti e degli investitori non è mai venuto meno negli ultimi anni. Basti pensare che soltanto quattro anni fa in Italia erano quotati poco più di 300 prodotti, che sono più che raddoppiati in 48 mesi. Lo scorso anno l’Aum (asset under management) dei fondi indice italiani si attestava a 17 miliardi di euro. Alla fine del primo semestre 2011 siamo saliti a 19,925 miliardi con un incremento del 16%. Non solo. A fine maggio il mercato ha registrato un incremento degli scambi del 7% se confrontato con i primi 5 mesi del 2010. E questa è una dimostrazione del favore degli investitori italiani, sia retail che istituzionali, per questa tipologia di prodotti”.
Com’è cambiato il favore degli investitori in termini di preferenze per i fondi indice nel corso degli ultimi mesi?
“Abbiamo notato un interesse crescente sul fronte degli Etf sui reddito fisso grazie alla nuova offerta di prodotti che si è fatta più completa e sofisticata. Accanto ai replicanti dei titoli di stato tradizionali si sono aggiunti quelli corporate, soprattutto sui mercati emergenti, ma anche high yield, e inflation linked. Sull’azionario, invece, si è registrata una progressiva perdita di interesse per i listini dei mercati emergenti nella prima parte dell’anno che si è risolta in un riposizionamento su altri prodotti con un approccio più selettivo. In altre Parole si tende a non fare più di tutta l’erba un fascio puntando sugli emergenti ma si incominciano a privilegiare alcune aree e alcuni Paesi come l’Asia e al suo interno la Corea del Sud e l’Indonesia. Sono aumentati anche gli asset sui replicanti dei Paesi industrializzati, con un focus speciale sugli Stati Uniti”.
L’offerta di Etf si è allargata con un ritmo incessante andando a coprire quasi tutte le sfaccettature del mercato. Quale sarà la tendenza per i mesi a venire?
“Credo che esista una buona domanda di prodotti che mettano al riparo gli investitori dal rischio di cambio. Al momento questa opzione è presente quasi esclusivamente sugli Stati Uniti e sul Giappone. Ma mi aspetto che si possa progressivamente estendere anche ad altre valute. Un altro filone molto interessante è quello delle commodity. Negli ultimi 10 mesi sono stati lanciati molti Etd in Italia con copertura dal rischio di cambio”.
Il grande successo degli Etf rappresenta una caratteristica tutta italiana o ha iniziato a contagiare anche gli altri Paesi dell’Ue?
“Il mercato degli Etf sta crescendo in tutta Europa. Basti pensare che a livello comunitario sono stati raggiunti i 220 miliardi di euro di patrimonio gestito. Quello che differenzia il nostro mercato da quello, per esempio, di Francia o Germania, è che da noi il valore medio del contratto eseguito è piuttosto basso (20mila euro), a dimostrazione del fatto che gli investitori retail che si sono affacciati a questo prodotto è superiore rispetto che nel resto dell’Ue. Si tratta, tuttavia, di investitori evoluti che hanno spostato il focus delle proprie strategie di breve periodo dai certificati o dai derivati verso i fondi indice, convinti dall’ottima liquidità garantita dagli Etf legata al fatto che i fondi indice hanno più di un market maker. Questo vuol dire, tuttavia, che gli investitori retail classici non si sono ancora affacciati al mondo degli Etf. Per questo ci vorrà ancora qualche anno”.
Se è vero che quasi tutti i comparti sono stati coperti, allora l’offerta di Etf in Italia è arrivata alla saturazione…
“Assolutamente no. Questo stesso discorso mi veniva fatto anche 4 anni fa quando avevamo la metà degli Etf di oggi. I replicanti sono un contenitore che hanno il grande vantaggio di essere un fondo regolato dalla Ucits. E questo dà garanzia di trasparenza agli investitori. Per questa ragione gli Etf stanno diventando lo strumento preferito per una strutturare un portafoglio differenziato. Fintanto che esiste una buona liquidità, in altre parole, i fondi indice possono essere utilizzati per mettere in piedi una strategia di portafoglio adeguata alle esigenze di ognuno.
Per questa ragione non mi meraviglierei se di qui a qualche mese dovessimo assistere allo sbarco a Piazza Affari di nuovi replicanti, capaci di andare a colmare ancora quei buchi non coperti all’interno delle asset class. Mi riferisco per esempio, ai paesi non ancora coperti sul fronte dei mercati azionari. Ma anche a livello settoriale. Esistono Etf che replicano l’andamento dei settori Ue o mondiali. Niente esiste ancora in Itali, per esempio, sui mercati emergenti. In altre parole, serviranno fondi indice capaci di garantire una strategia sempre più mirata da parte degli investitori”.


