Vai ai contenuti. | Spostati sulla navigazione

Sezioni
Strumenti personali
Tu sei qui: Home Investire ETF E CERTIFICATI State Street vuole invadere l’Italia
A A A

Investire

State Street vuole invadere l’Italia

creato da Gianluca Anghinelli ultima modifica 10/08/2011 16:19

La società americana si appresta a lanciare ben 14 nuovi strumenti sul mercato nostrano

State Street si prepara a raddoppiare la propria offerta di replicanti sul mercato italiano. Dopo aver quotato a gennaio scorso i suoi primi 13 etf a Piazza Affari, il pioniere dei fondi indice ha messo in pipeline il lancio di 14 nuovi prodotti, 7 azionari e 7 obbligazionari. La registrazione dovrebbe arrivare già a settembre mentre la quotazione effettiva è prevista entro la fine dell’anno. Ma quali sono le caratteristiche dei nuovi prodotti? E perché entrare adesso nel mercato italiano, già saturo di operatori e di fondi indice? SOLDI lo ha chiesto a Danilo Verdecanna, Responsabile business intermediari State Street Global Advisors Italia.

“Tra gli azionari, quoteremo un replicante dell’indice MSCI EM Asia che è un indice a capitalizzazione di mercato ponderato sulla base del flottante, ideato per misurare il rendimento azionario di circa 8 mercati emergenti in Asia. Ma anche l’MSCI EM Europe, ideato per misurare il rendimento azionario dei mercati emergenti in Europa e l’MSCI EM (Emerging Markets) Latin America ideato per misurare il rendimento azionario dei mercati emergenti in America Latina. Ci sarà poi un Etf sull’indice MSCI Emerging Markets che misura il rendimento azionario di 21 mercati emergenti. E l’Emerging Markets Small Cap, un indice ideato per misurare la performance azionaria di piccole società dei mercati emergenti che rappresenta in modo esaustivo questo segmento ponendosi come obiettivo le società incluse nell’Indice Investable Market ma non nell’Indice Standard dell’Indice MSCI Emerging Markets.

Sempre sull’azionario, infine, lanceremo un Etf che replica l’indice MSCI ACWI Index che misura il rendimento azionario del mercato sviluppato ed emergente. La sua copertura include circa 2500 titoli nei segmenti ad alta e media capitalizzazione ed è composta dagli indici di circa 45 paesi di cui approssimativamente la metà in mercati sviluppati e l’altra metà in mercati emergenti. Oltre all’ MSCI ACWI IMI Index, ideato per misurare il rendimento azionario del mercato sviluppato ed emergente. La sua copertura include circa 9000 titoli nei segmenti ad alta, media e bassa capitalizzazione ed è composta dagli indici di circa 45 paesi di cui approssimativamente la metà in mercati sviluppati e l’altra metà in mercati emergenti”.

E sul fronte degli obbligazionari?

“Entro fine anno dovrebbero arrivare a quotazione 7 Etf che replicano altrettanti indici: il Barclays Capital Euro Aggregate Bond che include obbligazioni a tasso fisso di tipo investment grade e denominate in euro. L’inclusione si basa sulla valuta dell’emissione e non sul domicilio dell’emittente. I principali settori inclusi nell’indice sono titoli del Tesoro, titoli societari, titoli a garanzia pubblica e titoli cartolarizzati. Oltre a questo, ci sarà un replicante sul Barclays Capital Euro Corporate Bond composto da obbligazioni a tasso fisso, di tipo investment grade e denominate in euro dei soli settori industriale, imprese di pubblici servizi e finanziario.

L’inclusione si basa sulla valuta dell’emissione e non sul domicilio dell’emittente; il Capital Euro Treasury Bond che fa attraverso una ponderazione della capitalizzazione di mercato e una metodologia standard di inclusione basata su regole, riflette fedelmente la performance e le caratteristiche del mercato dei titoli pubblici dell’eurozona. Ma anche l’Indice Barclays Capital Sterling Aggregate Bond, composto da obbligazioni a tasso fisso di tipo investment grade e denominate in sterline. Le principali classi di attivi incluse nell´indice sono titoli del Tesoro (ossia titoli del debito pubblico o “Gilt”), titoli societari, titoli a garanzia pubblica e titoli garantiti (ossia obbligazioni di emittenti che consorziano titoli di debito sottostanti).

Oltre a questi, ci sarà un Etf sul Barclays Capital US Aggregate Bond, un indice di riferimento a base ampia che misura il mercato delle obbligazioni fiscalmente imponibili, denominate in dollari, a tasso fisso e di tipo investment grade. Sono inclusi i titoli del Tesoro, i titoli a garanzia pubblica e societari, i titoli MBS, i titoli ABS e i titoli MBS collateralizzati. Oltre al Barclays Capital US Treasury che include obbligazioni pubbliche del Tesoro statunitense, ossia titoli governativi statunitensi. Alcuni buoni del Tesoro sono esclusi a causa di un vincolo di scadenza. Alcune emissioni speciali, per esempio obbligazioni di enti pubblici statali e locali (SLG, State and Local Government), come pure i titoli TIPS del Tesoro statunitense, sono ugualmente esclusi.

Ultimo, l’Etf sul Barclays Capital Emerging Markets Local Currency Liquid Government Index legato al paese e concepito per fornire un’ampia rappresentazione della performance del debito liquido dei mercati emergenti in valuta locale. L’indicve limita l’esposizione dell’emittente a un massimo del 10%, ridistribuendo il valore in eccesso del mercato, proporzionalmente, su tutto l’indice. Per essere inclusi nell’indice, i titoli devono disporre di un capitale circolante non inferiore all’equivalente di 1 miliardo di dollari”.

Quali sono le ragioni che vi hanno convinto a entrare nel mercato italiano con un po’ di ritardo rispetto ai vostri maggiori competitor?

“La nostra società ha un track record lunghissimo nel settore dei replicanti. Abbiamo lanciato nel 1993 il primo Etf al mondo. Si tratta dello Spdr S&P500 che oltre a essere il prodotto più anziano al mondo, è anche quello con l’Aum più consistente, 85 miliardi di dollari. Non solo. È nostro anche il secondo maggiore Etf quotato al mondo, lo Spdr Gld, ovvero il fondo indice sull’oro con asset under management per 55 miliardi di dollari di sottostante dotto forma di lingotti. In termini assoluti, siamo i secondi al mondo come masse gestite grazie ai 260 miliardi di dollari totali.

Detto questo, abbiamo preferito consolidare la nostra leadership al di là dell’Oceano prima di approdare in Europa. In effetti eravamo già sbarcati nel 2001 con una piattaforma che poi è stata utilizzata soltanto in maniera parziale. Adesso siamo invece pronti a investire sull’Italia e sull’Europa costruendo prodotti disegnati ad hoc per il mercato europeo».

Non temete la concorrenza di chi è già presente sul mercato italiano da diversi anni?

“Sul mercato europeo c’è ancora spazio per ulteriori operatori. Ma solo per quelli che conoscono la value proposition degli Etf e soprattutto per i gestori piuttosto che per le banche di investimento. Pensiamo a quanto sostenuto da Mario Draghi nei giorni scorsi che ha messo in guardia dalla necessità di offrire prodotti più trasparenti alla clientela. Ecco, tutti i nostri Etf sono a replica fisica. Il mercato europeo dei replicanti è stato cannibalizzato dalle banche di investimento che strutturano gli Etf con gli swap. Noi invecde compriamo direttamente il fisico.

In questo senso i nostri sono prodotti totalmente trasparenti, basati sulla replica fisica senza l’utilizzo di strumenti derivati. In questo senso ci attendiamo che la nostra offerta di nuovi replicanti possa ricevere un discreto successo da parte degli investitori europei, sempre più a caccia di prodotti semplici e immediati”.

Punterete anche sulla leva di pricing dei vostri prodotti per conquistare nuovi investitori?

“I nostri Etf prevedono commissioni di qualche basis point inferiori alla concorrenza. Ma non vogliamo certamente scatenare una guerra dei prezzi e cannibalizzare il mercato con un livello stracciato delle commissioni. Al contrario. Noi puntiamo sulla qualità dei nostri prodotti e sulla competenza di una società come la nostra che ha una storia lunga e consolidata nel segmento dei replicanti”.

Cosa prevede la vostra strategia di espansione sul mercato italiano ed europeo?

“Abbiamo una visione mediolunga del posizionamento di Spdr in Europa. Ma non per questo puntiamo a sfornare prodotti a getto continuo. Preferiamo limitare la nostra offerta a replicanti ad alto valore aggiunto che possano andare a colmare alcune lacune presenti nell’offerta di prodotti europea. Oltre a questo, crediamo che in un’ottica futura il mercato degli Etf del Vecchio continente tenderà ad allinearsi con quanto succede già in America, dove il numero di prodotti quotati si è stabilizzato attorno agli 800, ma il valore degli scambi è cresciuto molto. Tanto che oggi le masse gestite sono superiori ai 1.000 miliardi di dollari.

In Europa siamo ancora lontani da questi livelli. I prodotti sono addirittura più che negli Usa (oggi 900), ma il valore della masse è di appena 280 miliardi. Questo cambiamento avverrà attraverso un processo di consolidamento del mercato. Negli Stati uniti, gli attori principali del mercato dei replicanti sono i gestori. Da noi la scena è ancora dominata dalle banche di investimento che a volte tendono a realizzare prodotti dominati più dalla logica del loro profitto piuttosto che da quella della bontà dello strumento. In questo senso credo che il nostro modello, votato alla più assoluta trasparenza sia vincente nel lungo periodo. In altre parole, non vogliamo arrivare ai 95 prodotti che quotiamo in Usa.

Niente over production ma pochi Etf molto tradati. La nostra filosofia di crescita è legata a uno sviluppo sostenibile. Lanceremo cioè soltanto quei prodotti che potranno raccogliere capitali sul mercato. In questo senso puntiamo soprattutto alla definizione di prodotti ad hoc sui mercati emergenti che oggi rappresentano una quota minoritaria nella suddivisione di portafoglio degli investitori. Ma che in futuro acquisteranno sempre maggiore importanza in termini strategici”.

Azioni sul documento
Commenta Tancredi Sequi | 10 agosto 2011 16:19
Iscriviti a Soldi-daily
 
Ogni mattina nella tua mail-box con notizie di economia, finanza e i fatti del giorno.
 
E-mail  
 
SoldiTV

 

In Edicola

 
   
Gli Articoli Piu'
 
Gli Articoli del Giorno
   
Tag Cloud
 
_