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A est più opportunità che rischi. Secondo Azimut la Cina è vicina
Guiati: il governo continuerà ad apprezzare gradualmente il renminbi, aumentando consumi e import
“L’investimento nei mercati monetari e obbligazionari degli emergenti? Offre un ottimo potenziale in termini di rendimento assoluto e relativo, se lo paragoniamo all’alternativa offerta dai Paesi occidentali”. Così si esprime Massimo Guiati, gestore di Azimut, mentre inquadra con SOLDI le strategie a est del gruppo. Azimut, che ha registrato ad agosto una raccolta netta totale positiva per 19 milioni di euro, ha da poco lanciato anche per il retail il fondo AZ Fund Renminbi Opportunities.
Che vi aspettate in termini di raccolta? E quale accoglienza avete avuto in un momento in cui, anche sui mercati emergenti, la percezione non è più così positiva, a causa di volatilità e inflazione?
Il rendimento del mercato azionario non influenza questo fondo, che offre accesso alla valuta cinese, consentendo al cliente di beneficiare del suo apprezzamento nei confronti del dollaro americano. Movimento che è appena partito e che ci aspettiamo avverrà in larga misura nei prossimi cinque-dieci anni. Si tratta di una nuova asset class il cui potenziale è massimo in questo momento in cui il cliente può accedervi in via preferenziale, mentre la valuta non è liberamente convertibile e non è ancora presente nei portafogli dei grandi investitori internazionali.
La caratteristica del fondo?
Il fondo adotta un approccio innovativo rispetto alle tradizionali strategie di investimento sui mercati emergenti, andando a intervenire proprio su quei fattori che storicamente si sono rivelati critici per questi Paesi. Ha la potenzialità di beneficiare della situazione di elevata inflazione attualmente presente in Cina. La Banca centrale cinese ha finora combattuto l’inflazione, attraverso il rialzo dei tassi di interesse e dei requisiti di riserva bancaria, ma il deflatore resta al di sopra del 6%.
Cosa vi aspettate sul fronte della politica monetaria cinese?
La nostra stima è che il ciclo monetario restrittivo abbia raggiunto il suo picco. Un ulteriore inasprimento rischia di rallentare l’economia e creare stress sul mercato interbancario. Nei prossimi anni, il governo cinese ricorrerà in misura sempre maggiore allo strumento della rivalutazione. Gli sviluppi recenti sembrano confermare la nostra tesi: dal luglio del 2010, il renminbi si è apprezzato del 7%, con un’accelerazione del trend proprio ad agosto 2011, mese in cui il fondo ha registrato una performance positiva dell’1,2%.
A differenza dei fondi specializzati sulla Cina attualmente disponibili sul mercato italiano, il fondo ha una volatilità contenuta, intorno al 2%, e offre un rendimento base annuale di poco superiore al 2% che deriva dall’impiego della liquidità e dall’attività di copertura del dollaro, cui stimiamo si possa aggiungere ogni anno un ulteriore 4% derivante dalla rivalutazione del renminbi. Numeri che sono in linea con le aspettative di mercato e con il trend di apprezzamento storico partito a luglio del 2005.
Da un punto di vista macro, il renminbi ha assistito a un incessante apprezzamento. Di fatto, potrebbe conquistare presto lo status di valuta di riserva.
La nostra aspettativa è che il governo cinese nei prossimi cinque-dieci anni continuerà ad apprezzare gradualmente il renminbi, in modo da riequilibrare la struttura dell’economia, oggi sbilanciata verso le esportazioni, aumentando i consumi domestici. La rivalutazione infatti incrementa il potere d’acquisto dei cinesi e consente alla Cina di accrescere le importazioni, sostituendosi in parte alla domanda globale degli Stati Uniti.
Questo consente al renminbi di internazionalizzarsi sempre più acquisendo lo status di valuta di denominazione di scambio e, con l’ascesa di Hong Kong come centro finanziario dedicato, di credito. Il renminbi sarà ulteriormente liberalizzato e detenuto in quote crescenti da imprese, investitori e Banche centrali di tutto il mondo, creando le condizioni per la sua ascesa a nuova valuta di riferimento.
Ma qual è il potenziale di crescita in termini di circolazione e di apprezzamento?
Enorme, credo. Attualmente, la Cina è la seconda economia mondiale e pesa da sola per il 9% del Pil aggregato, ma la quota di riserve mondiali in renminbi è pari a zero. Questo valore è destinato a crescere insieme al tasso di cambio, e il processo è già avviato. La Banca centrale nigeriana ha deciso di diversificare il 10% delle proprie riserve sul renminbi a partire dal quarto trimestre 2011, mentre la Banca centrale tailandese ha dichiarato di essere pronta a muoversi nella stessa direzione.
La Cina rappresenta quindi un mercato promettente. Ma anche difficile da seguire e penetrare. Oltre all’investimento in Rof, voi cosa offrite?
Per cogliere le opportunità legate alla crescita del renminbi, e più in generale dell’economia cinese, Azimut è presente in Cina dove ha sottoscritto accordi con importanti banche locali, acquisito expertise complementari con professionisti italiani e cinesi e costituito apposite società. Grazie a questo, siamo in grado di offrire agli imprenditori che hanno avviato - o vogliono avviare - un’attività in Cina, servizi qualificati soprattutto nei temi connesse alla gestione della valuta e nell’indicazione di professionisti locali per consulenze legali. Grazie al nostro team di professionisti, che vive la realtà locale, siamo in grado di garantire servizi utili per gli imprenditori, e infatti le richieste stanno aumentando in modo esponenziale.
Da un punto di vista borsistico, invece, come stanno cambiando i portafogli?
Nel contesto attuale, in cui i mercati sono guidati soprattutto da fattori macroeconomici, è molto difficile che l’attività di selezione su un singolo mercato e titolo riesca a bilanciare l’andamento dei mercati. Per questo, è fondamentale nella definizione di un asset allocation diversificare, da un punto di vista sia dei mercati che degli stili di gestione. Siamo convinti da tempo che il futuro sia nei Paesi emergenti. La nostra strategia è volta a creare prodotti per i clienti italiani che valorizzino la nostra crescita estera.
Il vostro fondo investe in strumenti monetari oppure obbligazionari a breve termine in valuta. Si sta assistendo a un fuggi-fuggi dai prodotti prettamente azionari oppure obbligazionari. Cosa sta facendo l’industria del risparmio gestito?
In uno scenario complesso come quello odierno, l’innovazione di prodotto è importante purché fatta nell’ottica di creare valore per i clienti. Le esigenze dei risparmiatori non sono cambiate. Mentre è mutato lo scenario con mercati caratterizzati da un’alta volatilità in cui è difficile fare previsioni e sapere che cosa succederà soprattutto nel breve o medio termine. Anche la percezione del rischio è diversa, con i titoli di Stato che non rappresentano più una forma di investimento priva di rischi. Ma ci sono soluzioni che permettono di diversificare e cogliere nuove opportunità, come per esempio abbiamo fatto noi con il fondo renminbi. Il mercato azionario tornerà presto a esprimere il valore che merita.
Alcuni sostengono che dell’acronimo Bric l’unica lettera che ha davvero un senso è la “C”, ovvero la Cina. Cosa ne pensa e quali sono le piazze in grado di offrire un buon potenziale, considerando la difficoltà del momento e la sfiducia degli investitori?
I Paesi Bric sono caratterizzati da una situazione di fondamentali economici solidi, tassi di interesse elevati e valute che non sono completamente convertibili. Sono nella condizione di tagliare i tassi di interesse a fronte di un rallentamento economico, con ricadute positive non solo sull’economia reale ma anche sui corsi delle obbligazioni. In questo contesto, la “C” spicca su tutti perché è più avanti nel processo di liberalizzazione della valuta e perché è in grado di offrire una volatilità decisamente più contenuta dell’investimento.


