Investire
America Latina, il debito tiene ma pesano i problemi degli altri
L’aumento della spesa in infrastrutture sarà uno dei maggiori driver. Parola di Isidori (Threadneedle)
I mercati azionari emergenti, e in particolare quelli dell’America Latina, hanno subito forti pressioni durante la recente ondata di volatilità che ha investito i mercati finanziari globali. In settembre, per esempio, i titoli azionari latino- americani (MSCI LatAm Index) hanno perso il 17,4% in termini di dollari Usa e i mercati emergenti (MSCI Emerging markets Index) hanno subito una flessione del 14,6%, mentre nello stesso periodo l’MSCI World Index ha lasciato sul terreno l’8,6% del suo valore. A spiegarci lo stati dell’arte è Daniel Isidori che gestisce il fondo targato Threadneedle, il Threadneedle Latin America Fund. Tuttavia, l’epicentro del terremoto che nelle ultime settimane si è abbattuto sui mercati finanziari non si trova in America Latina, ma dall’altra parte del mondo.
Se da un lato gli investitori sono sempre più preoccupati per la crisi del debito sovrano che da alcuni anni affligge l’area euro, dall’altro le economie dell’America Latina continuano ad avere solidi fondamentali. Il World Economic Outlook pubblicato lo scorso settembre dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) prevede che il Pil della regione aumenterà del 4,5% nell’anno in corso, dopo il +6,1% del 2010, e farà un ulteriore balzo in avanti del 4% nel 2012. Per contro, secondo le aspettative, l’eurozona dovrebbe registrare una crescita pari solo all’1,6% quest’anno (1,8% nel 2010), per poi aumentare solamente dell’1,1% nel 2012.
Senza contare che queste cifre celano la dura recessione in cui sono sprofondate alcune economie dell’area euro. Le prospettive per l’eurozona potrebbero inoltre peggiorare sensibilmente se i leader politici non riusciranno a risolvere in breve tempo la crisi del debito sovrano. Come emerge dal Fiscal Monitor pubblicato in settembre dall’FMI, le finanze pubbliche dell’America Latina sono decisamente più in salute rispetto a quelle dell’area euro. In Brasile, di gran lunga la maggiore economia della regione, il debito pubblico nel 2011 dovrebbe ammontare solo al 65% del Pil, mentre per la Germania, maggiore economia dell’eurozona, la percentuale sale all’83%. In Messico, la secondo economia dell’America Latina, il debito pubblico equivale solamente al 43% del Pil, a fronte dell’87% della Francia e al 121% dell’Italia, rispettivamente seconda e terza economia dell’eurozona.
I consumi interni contribuiscono a difendere la regione dagli effetti del rallentamento globale.
Allora perché gli investitori stanno penalizzando l’America Latina? I motivi principali sono due. Primo, l’America Latina e altri mercati emergenti sono considerati particolarmente esposti a un rallentamento della crescita globale, ma questa impressione non tiene conto della crescente importanza dei consumi domestici in tali economie. Inoltre, per quanto la crisi finanziaria globale del 2008 abbia sicuramente colpito l’attività economica dell’America Latina e dei mercati emergenti, queste nazioni hanno continuato a registrare notevoli tassi di crescita negli ultimi anni, mentre la crescita degli Stati Uniti e di molti paesi dell’eurozona è rimasto anemica, se non addirittura negativa. Secondo, gli investitori considerano ancora la regione intrinsecamente più rischiosa rispetto ai mercati avanzati, nonostante i fondamentali economici dell’America Latina sembrino suggerire il contrario.
A quanto pare le opinioni degli investitori non hanno tenuto il passo con gli sviluppi che hanno interessato la regione, dove attualmente le economie e le imprese sono gestite assai meglio rispetto al passato. Il settore bancario, causa di tanta preoccupazione in Europa, è un esempio lampante di questo fenomeno. Gli istituti finanziari brasiliani, per esempio, fondamentalmente solidi, nelle ultime settimane sono stati oggetto di massicce vendite in quanto gli investitori guardano ormai con sospetto alle banche di tutto il mondo.
Questo per via dei problemi delle banche statunitensi ed europee, che a causa di un’errata gestione si sono ritrovate fortemente esposte ai titoli tossici dei mutui subprime US e ai titoli degli emittenti sovrani dell’eurozona. Invece le banche dei mercati emergenti, comprese quelle dell’America Latina, hanno adottato un approccio assai più prudente alla concessione di credito.
Il nuovo contesto politico.
Negli ultimi vent’anni in America Latina non sono solo diminuiti i rischi economici: anche il contesto politico ha subito una profonda trasformazione e il consenso generale è ormai più favorevole all’economia di mercato. Gli investitori più avversi al rischio potrebbero considerare la possibilità di investire in numerose società latino-americane gestite in maniera efficiente e relativamente immuni ai problemi dell’economia globale. In Brasile, per esempio, riteniamo interessanti settori come la distribuzione al dettaglio e i produttori di generi alimentari e bevande, che beneficiano dell’aumento a lungo termine della domanda di consumi nel paese.
L’aumento del tenore di vita e il boom dell’occupazione alimentano la domanda interna.
L’impennata della domanda interna trae vigore dalla robusta crescita dei redditi reali e da livelli di disoccupazione storicamente bassi.In Brasile, per esempio, il tasso di disoccupazione ha toccato il record minimo del 6,7% nel 2010 ed è ulteriormente diminuito quest’anno, attestandosi appena sopra il 6% in agosto. Nel contempo, sebbene l’inflazione superi il 7%, i redditi reali sono in forte crescita e per il prossimo anno si prevede una crescita del 14% circa dei salari minimi.
Companhia Hering rappresenta l’esempio tipico di società che riteniamo interessante su quel mercato. Questo produttore e retailer brasiliano di prodotti tessili tratta prevalentemente articoli di base come T-shirt e jeans, venduti in Brasile attraverso negozi a marchio, una rete in franchising e i punti vendita multimarca. La società è ben gestita e ha una valutazione interessante.La crescita più veloce a livello macro si tradurrà inoltre in un più rapido aumento degli utili rispetto a quanto avviene nelle economie maggiormente avanzate, a tutto vantaggio delle quotazioni azionarie.
L’aumento della spesa per le infrastrutture farà accelerare la crescita.
Insieme alla crescita dei consumi domestici, l’aumento della spesa infrastrutturale sarà uno dei maggiori driver di crescita della regione per i prossimi dieci anni. I governi cercheranno di porre rimedio a decenni di negligenza investendo centinaia di miliardi di dollari in nuove strade, ferrovie, porti, aeroporti, telecomunicazioni e altre infrastrutture.
Le politiche economiche improntate alla prudenza e la forte crescita economica, che alimenta il gettito fiscale, forniscono ai governi i mezzi per affrontare la questione dei trasporti e gli altri ostacoli che sono d’intralcio allo sviluppo dell’attività economica. Questi stanziamenti contribuiscono inoltre a rilanciare l’occupazione e a ridurre la povertà. In passato, la gestione economica poco efficiente ha provocato elevata inflazione e alti tassi di interesse, con scarse risorse da investire nelle infrastrutture a causa dell’ingente spesa destinata alla sicurezza sociale e agli stipendi dei dipendenti pubblici.
Oggi in Brasile, per esempio, l’inflazione e il costo del denaro sono assai inferiori rispetto al passato e milioni di brasiliani sono usciti dalla povertà, mentre il calo dei tassi di interesse reali ha incoraggiato gli investimenti privati nelle infrastrutture. In conclusione, la crescita dell’America Latina potrebbe superare quella dei paesi avanzati per alcuni decenni, offrendo un solido sostegno agli utili e quindi alle quotazioni azionarie. Inoltre, anche se la crescita globale dovesse effettivamente subire una sensibile diminuzione, la forte domanda interna dovrebbe sostenere alcuni selezionati titoli nel settori dei beni primari come generi alimentari, bevande e abbigliamento.


