Investire
Cambiano le mode sugli hedge. Gli investitori ora li vogliono medi
I “clienti” dei fondi speculativi preferiscono lanciarsi sui prodotti che non vanno oltre i 5 mld di dollari
Un miliardo e mezzo di euro. Tanto hanno perso in Italia, in termini di raccolta, gli hedge fund dall’inizio dell’anno, con il patrimonio che si attesta oggi a poco più di 11 miliardi. Un bagno di sangue anche a luglio con deflussi per 197 milioni di euro, dopo i 40 milioni lasciati sul terreno a giugno, secondo le rilevazioni di Assogestioni. Un hannus orribilis che però non è isolato. Un segnale che l’asset class dei fondi alternativi sia destinata a soccombere alle bizze dei mercati?
Tutt’altro, secondo la società di investimento americana State Street. “Nel primo trimestre del 2011 l’industria mondiale degli hedge ha superato per la prima volta i 2.000 miliardi di dollari di asset under management - dicono dalla casa d’affari - un record assoluto che supera anche quello di 1.930 miliardi del secondo trimestre del 2008. E un segnale che l’industria non è ferma, ma crea nuovi modelli e si adegua ai cambiamenti normativi rendendo i prodotti più razionali e trasparenti, e gli investitori apprezzano”.
Quali investitori? Ovviamente quelli dotati di un patrimonio rilevante che possono accedere ai fondi alternativi. “Ma non è tutto - spiegano ancora gli esperti di State Street - Stiamo assistendo a un aumento del numero di fondi hedge disponibili nel mondo, passati dai 9.045 nel 2009 ai 9.418 oggi, mentre fondi tradizionali e fondi di fondi stanno sempre più chiudendo i battenti. Ancora, i due terzi degli investitori, secondo i sondaggi, intendono aumentare la quota detenuta in hedge nei prossimi 12-24 mesi.
D’altronde durante la precedente crisi, nel 2008 e nel 2009, si era assistito a un poderoso deflusso dagli hedge: ora gli investimenti, a livello globale, stanno aumentando”. Discorso che non vale per i fondi di fondi hedge il cui aum è lontano dal picco del 2008 (673 milioni da 826). Prospettive rosee dunque, anche se, negli ultimi tre mesi i gestori hedge sono stati con il fiato sospeso per via, soprattutto, della recrudescenza della crisi del debito europeo e deii timori di una recessione a W sull’onda del rallentamento dell’economia Usa.
“Più che altro le incerte prospettive macro - spiega Nils Beitlich, di Credit Suisse - caratterizzate da una mancanza di trend chiari hanno reso difficile l’asset allocation per i gestori. Con la volatilità alle stelle per i guai del debito europeo, il rallentamento Usa e la fine del Qe2, insieme al rischio di nuove strette dei tassi di interesse. I manager hanno usato un eccesso di prudenza ottenendo in molti casi performance deludenti”. In maggio le perdite medie, in termini di performance, sono state dell’1% dopo un aprile positivo.
È aumentato l’appetito per le strategie absolute return, mentre quelle direzionali hanno perso quota in quanto non hanno la flessibilità per adattarsi ai cambiamenti repentini che caratterizzano lo scenario attuale. I fondi con dimensione superiore ai 500 milioni di euro hanno fatto la parte del leone in termini di raccolta nel primo trimestre: tre categorie hedge (Global Macro con 3,3 miliardi di dollari; Fixed income Arbitrage, con 2,9 miliardi e Managed Futures con 2,8 miliardi) hanno raccolto il 90% del totale, con i fondi di maggiori dimensioni, in queste categorie, che hanno sovraperformato quelli piccoli in termini di performance (+2,2% contro 2%).
E, secondo Citigroup, un nuovo trend si affaccia all’orizzonte: la scelta, soprattutto da parte di fondi pensioni, di investire sempre più in hedge di dimensione media, tra 1 e 5 miliardi di dollari. Perché si tratta di fondi spesso meglio gestiti, e più flessibili rispetto a quelli extra-large, che fino ad oggi l’avevano fatta da padroni.


