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Negli Usa cresce la necessità di una politica monetaria “non convenzionale” che rilanci l’economia

Cercasi cura per grande malato di inflazione e disoccupazione

creato da grafici ultima modifica 08/03/2011 08:20

Lo scenario congiunturale americano continua ad essere caratterizzato da bassa inflazione ed elevata disoccupazione. Un’accop-piata di elementi che confermano...

...come le ferite lasciate aperte dalla crisi subprime siano ancora profonde negli States. Le tipologie di intervento di politica economica sin qui effettuate dalle autorità pubbliche non sono riuscite a smuovere la fiducia degli investitori e dei consumatori. Non si registra un clima di entusiasmo, quindi, con le problematiche relative al settore immobiliare e delle costruzioni che rappresentano un freno per l’intero comparto manifatturiero. In tale ottica la necessità di effettuare nuovi interventi di politica monetaria espansiva “non convenzionale” è vista come una misura di contrasto alla deflazione strisciante che attanaglia l’andamento dei prezzi al consumo statunitensi.
Sugli effetti reali di questo nuovo intervento si discute ampiamente, non soltanto per la capacità di garantire una crescita stabile nel medio-termine ma anche per gli effetti “collaterali” che da questa manovra deriveranno sul Dollaro e di conseguenza sugli equilibri dei mercati valutari internazionali. Le prospettive di crescita degli utili delle principali aziende quotate sui listini azionari non sono comunque così negative, con il traino dei mercati finanziari che potrebbe determinare l’atteso “effetto ricchezza” per i consumatori e gli investitori americani.
Tra le categorie Bluerating approfondiamo quella relativa agli “Azionari Usa - Large & Mid Cap” che comprende i “Fondi che investono nei titoli azionari, prevalentemente a media e larga capitalizzazione, degli Stati Uniti d’America.”
La categoria in oggetto è corposa, con oltre 300 fondi nella sola accezione generale e chiaramente con la partecipazione dei principali operatori internazionali.
La media dei rendimenti dei fondi della categoria Azionari Usa è del 12,36% ad un anno, del 23,30% a due anni e con una performance negativa a 3 anni, -18,38%. Una rilevazione che fotografa perfettamente quanto sopra esposto in termini economici, con la reazione dei mercati alla crisi subprime, dopo il fallimento di Lehman Brothers, che ha inficiato la performance triennale.
L’ingresso dei cosiddetti “contrarian” o meglio di coloro che sono stati in grado di prevedere per primi il “floor” delle vendite azionarie, beneficiando di un rendimento superiore al 20% in due anni. Infine gli investitori che hanno agito con maggiore accortezza, attendendo dei segnali di conferma, i quali con un grado di rischio relativamente minore beneficiano di un rendimento annuale del 12,36%.
L’analisi dei parametri quantitativi e grafici registra performance interessanti negli ultimi due anni, accompagnate da una rischiosità proporzionale al rendimento. La migliore performance a due anni è stata registrata sul JPM America Equity, con un rendimento assoluto a due anni del 26%, accompagnato da una Standard Deviation del 18%. Andamento meno pronunciato per il Franklin U.S. Equity ed il SISF QEP US Core i quali registrano rispettivamente rendimenti del 24% e del 19% negli ultimi 24 mesi. A tal proposito occorre considerare che la data di partenza della nostra analisi è di poco successiva al default di Lehman Brothers e di conseguenza la serie storica dei tre fondi citati riporta nel primo trimestre un rendimento decisamente negativo.
L’andamento del 2010 conferma la forza relativa del fondo gestito dalla JP Morgan sia rispetto ai principali competitors che rispetto all’indice benchmark, ossia il Russell 1000.
L’indice delle 1000 società meglio performanti nel panorama statunitense ha mostrato discreti segnali di forza relativa nel corso degli ultimi 20 mesi, recuperando il 61,8% delle perdite subite rispetto al top del 2007 e tornando sostanzialmente in area pre-crisi. Un test importante per verificare la fiducia degli investitori nelle capacità di ripresa del sistema Usa.

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Commenta 08 novembre 2010 17:00
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