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Dws punta tutto sul dividend yield. Pfeil: c’è meno rischio che altrove

creato da Gianluca Anghinelli ultima modifica 29/02/2012 16:35

Parla il gestore: è una soluzione interessante per la stabilità di rendimento che offre agli investitori

I dividend yield sono interessanti nell’attuale quadro di mercato: ne è convinta Dws Investments. “Considerate le poche opportunità offerte dal reddito fisso, molti dovranno passare alle azioni e in particolare ai titoli con elevati dividend yield, che in molti casi sono maggiori del rendimento delle obbligazioni”, ha spiegato Oliver Pfeil, gestore del Dws Invest Top Dividend. SOLDI gli ha chiesto alcuni chiarimenti a riguardo.

Qual è la teoria di base del fondo che lei gestisce? Ci può dire meglio?

Dws Invest Top Dividend coniuga un investimento azionario con la possibilità di ottenere un flusso costante di rendimento. Selezioniamo infatti dei titoli azionari a livello globale che abbiano le potenzialità di generare dei dividendi superiori alla media di mercato, con l’obiettivo di ottenere un dividend yield medio compreso tra il 4% e il 4,5%. La selezione delle azioni avviene secondo tre fattori: il dividend yield, la crescita dei dividendi e pay-out ratio. Il fondo, a nostro giudizio, è perfettamente attrezzato per affrontare l’attuale volatilità e incertezza dei mercati. Il nostro modello di investimento ha infatti permesso di sovraperformare il benchmark incorrendo nello stesso tempo in una minore volatilità. Sull’orizzonte temporale degli ultimi cinque anni ad esempio, durante i quali abbiamo attraversato un ciclo di mercato completo, il fondo ha performato il 7,5% (con una volatilità del 14,6%), mentre il benchmark Msci World è sceso del 13,9% (con una maggiore volatilità del 16,1%).

Perché il dividend yield è così interessante, di questi tempi? Cosa può dirci su questo?

È interessante soprattutto per la stabilità di rendimento che i dividendi elevati offrono agli investitori, eccezionale soprattutto in tempi come questi di forte volatilità. Possiamo guardare al dividendo come a una sorta di rendimento atteso, o in altre parole come un semplice, ma efficace, segnale per selezionare un titolo quando non è chiaro se la società è all’altezza delle aspettative. Guardando ai passati track record, osserviamo che i titoli ad alto dividendo hanno una natura più stabile, a dimostrazione che una politica di dividendi costanti o in crescita lancia un messaggio di forte continuità e affidabilità. I dividendi elevati sono particolarmente interessanti in una fase di bassi tassi di interesse. Per esempio, nei passati periodi di deflazione del Giappone, gli investimenti in dividendi si sono rivelati una strategia vincente.

Voi vedete un sacco di opportunità, ma obiettivamente ci sono anche dei rischi. Voi come li gestite?

L’evidenza empirica mostra che i titoli con dividend yield superiori alla media sono meno rischiosi rispetto a quelli senza o con meno dividendi. La partecipazione quasi completa alle fasi di crescita del mercato, unita a una limitata esposizione alle fasi di ribasso e con una minore volatilità, fanno sì che i dividenti offrano un “cuscino” alle cadute dei titoli azionari.

A quali settori e aree geografiche guardate? Quali sono le vostre linee guida?

Il nostro stile gestionale consente di scostarci quanto vogliamo rispetto al benchmark. Attualmente siamo sovraesposti sui settori tradizionalmente più generosi di dividendi, come le utility, le telecomunicazioni, i beni di consumo, ma anche sul comparto tecnologico. I titoli dell’It stanno nel complesso generando ricchi flussi di cassa che sono distribuiti sempre di più agli azionisti. Dal punto di vista geografico il nostro portafoglio è equamente distribuito fra Europa, Nord America e il resto del mondo, in linea con il benchmark. Siamo solo leggermente sovraesposti sull’Europa che tradizionalmente è stata, ed è tuttora, l’area più propensa alla distribuzione di dividendi.

Come scegliere le azioni in cui investire? Il vostro metodo qual'è?

Noi, per quanto ci riguarda, investiamo combinando approcci di investimento bottom- up e top-down. Il primo è un processo che consiste di due fasi, ovvero in un primo screening quantitativo basato sul nostro modello proprietario, che ci dà un importante vantaggio informativo, e in una successiva analisi fondamentale. L’approccio top-down si basa sull’esperienza del team di gestione del portafoglio, perfezionato attraverso una stretta interazione con gli analisti dei diversi settori e i team di ricerca.

Quali settori, aree e azioni dovrebbero evitare gli investitori? E perché, a vostro avviso?

Voi su cosa state puntando, in questo momento? Attualmente sottopesiamo i settori della sanità e della finanza, in particolare le banche. Basilea 3 sta infatti avendo un impatto molto significativo sul settore bancario, richiedendo degli alti requisiti di capitalizzazione che in futuro renderanno più difficile la distribuzione dei dividendi. Dal punto di vista geografico, non abbiamo alcun particolare pregiudizio, pensiamo infatti che con un buona selezione dei titoli sia possibile trovare titoli interessanti in tutto il mondo.

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Commenta 28 ottobre 2011 09:51
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