Vai ai contenuti. | Spostati sulla navigazione

Sezioni
Strumenti personali
Tu sei qui: Home Investire FONDI E GESTIONI E alla fine è arrivato il momento delle banche che salvano gli Stati
A A A

Investire

E alla fine è arrivato il momento delle banche che salvano gli Stati

creato da Gianluca Anghinelli ultima modifica 21/11/2011 11:16

Uno sguardo a cosa è cambiato dal 2008 e a come far ripartire il sistema. Parla Corrado Caironi

Nell’attuale momento di crisi dei debiti sovrani dovranno essere le banche a salvare gli Stati e non viceversa come abbiamo visto fare nel 2008. Parola di Corrado Caiorni, investment strategist di R&CA ricercaefinanza.it. Per avviare la ripresa dei mercati finanziari e dell’economia occorre ricostruire la fiducia “ed è per questo che un ruolo fondamentale sarà quello delle banche nel loro compito di ‘cinghia di trasmissione’ del credito. Nonostante i margini d’azione siano tuttavia limitati dal processo di deleveraging ancora in corso, che prevede una riduzione dei finanziamenti, la dismissione dei titoli sovrani più a rischio e il rialzo dei tassi dei prestiti, le banche vogliono tornare in campo, dare credibilità al settore e ricapitalizzarsi”.

A livello macro, “permane una fase di rallentamento economico generalizzato con una persistente debolezza sia dal lato dei consumatori che in quello delle aziende, seppure in fase iniziale, accompagnato dalla debolezza sia dei mercati mobiliari che immobiliari”. Si tratta di uno scenario complesso non solo per l’Europa, considerati i riflessi che questa destabilizzazione finanziaria può provocare nel mondo intero: in primis, un contagio che, propagandosi attraverso il sistema bancario, potrebbe ormai raggiungere anche paesi “sistemici” come Francia, Germania, qualora non venisse stoppato; oltre a ciò, uno scenario difficile per la Fed e per Obama in attesa delle elezioni presidenziali del 2012, con una previsione di tassi di interesse bassi negli Usa almeno fino alla metà del 2013, e, nonostante le voci dissenzienti, un vago ma possibile nuovo round di QE dopo l’Operation Twist in atto.

“Il prossimo anno negli Stati Uniti si dovranno mettere in moto politiche di crescita sostenibile anche perché un Pil sotto il 3% statisticamente non segnala una rapida ripresa del mercato del lavoro. Da Francoforte, la Bce non ha perso tempo e con l’arrivo di Draghi ha già dato un chiaro segnale di avere cambiato marcia mettendo subito mano ad una politica monetaria di riduzione dei tassi di interesse che vedrà ancora almeno un altro taglio del costo del denaro nel corso delle prossime riunioni. La mancanza di visibilità detta la necessità di interpretare le variazioni macroeconomiche giorno per giorno per cercare di intuire quali altri Paesi potrebbero ancora subire un downgrade del loro merito creditizio e stimarne gli eventuali effetti sul sistema finanziario e del credito su scala internazionale. Dall’altro capo del mondo anche il Giappone spera in una ripartenza dopo un 2011 terribile che ha visto, oltre agli effetti devastanti del terremoto, una forte rivalutazione della divisa di cambio.

La BoJ si è fin da subito prodigata a mettere in atto politiche monetarie di indebolimento dello Yen per sostenere le esportazioni, ma sino ad oggi con risultati inconsistenti”. A aggiungere preoccupazione al quadro, nell’ultimo mese, non sono mancati ulteriori tagli degli economisti alle previsioni di crescita globale, i più colpiti dalla revisione risultano i paesi sviluppati che, a fronte di un aumento delle probabilità di una nuova fase recessiva, hanno visto in alcuni casi ridimensionamenti consistenti come ad esempio in Usa dove la Fed ha riportato le stime sotto il 3% e in Europa la Bce all’1%.

“Di fronte a queste revisioni, i paesi emergenti hanno subito solo una leggera diminuzione delle stime appena al di sotto del 6% confermandosi il motore della crescita mondiale. Oltre a ciò, le previsioni di una politica monetaria meno restrittiva, di quella vista nell’anno in corso per i BRICs, sono la naturale conseguenza di attese di una minore pressione dei prezzi delle materie prime. In questo contesto che presenta molti elementi che nascondono un vero “credit crunch” con la liquidità completamente assorbita dal “flight to quality”, la fiducia per il prossimo anno passa necessariamente attraverso la ripresa dell’elargizione del credito da parte del sistema bancario che, entro il giugno 2012 dovrà ricapitalizzarsi per portare il Tier1 oltre il 7%, 9% per le banche sistemiche, per cui, ipotizzando che lo scenario previsto dai policymakers europei vada a buon fine (ricapitalizzazioni bancarie e rientro dell’emergenza dei debiti sovrani), ritornerà il quesito riguardante l’allocazione del patrimonio e la propensione al rischio.

Dal mio punto di vista, sul lato dei fondamentali i multipli presentati dalle società in questo momento sono bassi, anche se va evidenziato come sul fronte azionario le aziende paghino lo scotto di una visibilità limitata sugli utili futuri, per cui non si possono escludere ulteriori ondate di volatilità per riallineare le valutazioni finanziarie ai dati macro. Il Risk Premium rimane comunque alto, per cui potremmo assistere ad una iniziale rotazione dai titoli obbligazionari di breve termine verso titoli azionari di qualità, rappresentati da aziende che pagano dividendi ancora molto appetibili”. Un utile indicatore per capire in quale direzione ci muoveremo nel corso dei prossimi mesi è rappresentato “dal prezzo delle materie prime che, dopo un rientro negli ultimi mesi a causa del deterioramento delle condizioni economiche, potrebbe anticipare eventuali segnali di ripresa”.

La ripartenza di un trend positivo per i cosiddetti “risky assets” potrà avvenire dunque solo a seguito della messa in sicurezza dei debiti sovrani e della stabilizzazione dei rating con tassi che verranno mantenuti bassi grazie alle politiche monetarie espansive. “Il 2012 sarà un altro anno importante per i gestori, che dovranno privilegiare la qualità degli asset da inserire in portafogli dinamici, molto diversificati e con un controllo del rischio in funzione dei possibili mutamenti di trend del mercato finanziario e del conseguente movimento repentino dei flussi di liquidità”, conclude Caironi.

Azioni sul documento
Commenta 21 novembre 2011 11:16
Iscriviti a Soldi-daily
 
Ogni mattina nella tua mail-box con notizie di economia, finanza e i fatti del giorno.
 
E-mail  
 
SoldiTV

 

In Edicola

 
   
Gli Articoli Piu'
 
Gli Articoli del Giorno
   
Tag Cloud
 
_