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È arrivata la pausa di riflessione di metà ciclo. Ma occhio al futuro
Tra le obbligazioni corporate, meglio quelle industriali che le bancarie. Alla larga dai titoli periferici
“Non credo che con il maxi pacchetto di salvataggio emerso dal vertice di Bruxelles della scorsa settimana sia stata messa una pietra sopra tutto. Le difficoltà infatti permangono, la crescita latita (in particolare in Italia), l’occupazione non torna a crescere e, se anche sono molte le aziende ad avere utili in crescita, le banche negli Stati Uniti non fanno parte di questo gruppo”. A parlare delle due forze in campo è Matteo Astofli, country manager per l’Italia di M&G AM. E continua: “Si scontano sul mercato queste due macroaree, ovvero il lato positivo del fronte microeconomico e il negativo del macro. Si fa fatica a dare una spiegazione razionale alla vita e alla continuazione dell’euro come moneta. Al punto in cui siamo, occorre arrivare davvero all’emissione di eurobond e a politiche fiscali comuni in Europa. A oggi i mercati stanno reagendo al fatto di tenere insieme 17 paesi a tutti i costi. Vivono questo come una forzatura e, all’interno della stessa i mercati, che sono cinici, affondano. Da qui ai prossimi mesi, insomma, ne vedremo delle belle. Di buono c’è che i nostri politici sono più orientati alla possibilità di emettere eurobond. Sul se e sul come si deciderà di emetterli non è dato sapere, anche solo per la lungaggine degli aspetti burocratici. La strada è ancora lunga. I mercati ora hanno ripreso un po’ il fiato ma per ora andremo avanti con un trend laterale, senza parlare di rialzi o di ribassi: questa è una giusta pausa di riflessione di metà ciclo”. Come costruire allora un portafoglio oggi? Dipende dall’orizzonte temporale, risponde il manager. “A 4 o 5 anni l’azionario è da comprare mentre da qui a sei mesi potrebbe scendere ancora ma non ci sono a mio avviso grandi alternative in queso momento. In Italia stiamo stati premiati con fondi molto scarichi di Europa periferica e di banche in generale. Egoisticamente, giugno è stato il nostro miglior mese dal 2004, da quando siamo in Italia in termini di raccolta e performance”, precisa Astolfi. E aggiunge: “Due cose abbiamo visto essere molto apprezzate dalla clientela. Da un lato un fondo azionario dividend globale che cerca aziende che facciano crescere il dividendo anno dopo anno. È così composto: circa il 50% sono le grandi multinazionali e un 30+20 sono aziende con crescita strutturale e legata ai mercati emergenti o a fenomeni demografici oltre ad aziende medio piccole. A livello geografico il 30% è in Usa, il 30% in Europa, 0% di Giappone, il restante 40% è diviso tra Australia e Brasile (dove ci sono incentivi per la distribuzione del dividendo), Svizzera, Europa del nord e Asia-Pacifico. Qualche titolo? Nestlè, Novartis, Roche, Banco do Brasil è il primo titolo del fondo. Dall’altro un obbligazonario flessibile che può investire su governativi, corporate e high yield. L’esposizione ai periferici è inferiore al 3%, 20% sono i governativi tripla A, il 30% è in high yield e il 45% in corporate investment grade mentre il 5% è in azioni ad alto dvidendo”. A breve il gruppo fa sapere di non avere in previsione nuovi fondi in uscita. Abbiamo lanciato l’inflation linked lo scorso settembre e da inizio anno ha registrato il 3%. Quanto alle previsioni di inflazione, “ci potrà essere un timido segnale infalttivo ma non sarà duraturo. Più in generale l’Italia fa più fatica di altri, in Inghilterra la dinamica del lavoro è molto più flessibile e meno anemica. Noi, comunque, continueremo ad assumere: a Milano oggi siamo passati da tre a sei in poco tempo. L’Italia ha un sistema che penalizza. Quanto alle banche in Italia, dal punto di vista borsistico, siamo abbastanza positivi. Se dovessimo fare un portafoglio europeo azionario, quelle italiane sono buone anche se c’è molta volatilità ma il sistema bancario italiano è sano. Quello che conta è scegliere i titoli giusti. Sul fronte dei bond bancari in Italia, invece, non siamo positivi perché la tutela del creditore è molto più intricata. Siamo dunque molto sovrapppesati di bond industriali e sottopesati di obbligazioni bancarie”.


