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Festeggiati i suoi primi 75 anni Russel Inv. alza il velo sul futuro
Parla Mirko Butti, numero uno della società in Italia, che rivela le strategie del colosso finanziario
L’Italia è un mercato strategico per l’americana Russel Investments. Presente nella Penisola da più di dieci anni, la società conta su un mandato di 1,2 miliardi di euro sul fronte degli investitori istituzionali per l’attività di copertura del rischio di cambio di Cometa. A raccontare le strategie è Mirko Butti, responsabile per l’Italia del Gruppo. Spente le 75 candeline, quali sono i futuri progetti della società a livello mondiale, ma soprattutto in Italia? “Sin dalla propria nascita nel 1936, Russell si è contraddistinta per la ricerca e l’innovazione. Siamo stati i primi a lanciare fondi di investimento multi-manager nel 1980, selezionando non prodotti già esistenti sul mercato, ma i migliori gestori a livello mondiale a cui oggi deleghiamo la gestione dei 161 miliardi di dollari che abbiamo in portafoglio. Dedichiamo a questa attività 200 analisti e gestori che ogni anno incontrano più di 2.600 case di investimento in 23 Paesi. Siamo leader negli indici di mercato e circa 4 trilioni di dollari sono gestiti tramite i Russell Global Indexes che comprendono 50 mila benchmark, coprendo 63 paesi e oltre 10 mila titoli. Abbiamo inventato la definizione di growth e value investing e, seguendo questo percorso, recentemente abbiamo proposto due nuovi stili di investimento, defensive e dynamic, lanciando una famiglia di indici globali. A breve apriremo una sede a Dubai per espandere la nostra presenza nel Medio Oriente, non solo da un punto di vista commerciale, ma anche per l’attività di ricerca, così da offrire ai nostri investitori l’esposizione a nuovi mercati e gestori emergenti. L’Italia, specificamente, resta un mercato strategico per Russell. Siamo presenti da più di dieci anni e nel corso degli ultimi due abbiamo aumentato la nostra presenza, assumendo professionisti dedicati, aprendo un ufficio a Milano e aumentando la nostra quota di mercato. L’ambizione è quella di essere riconosciuti come leader del settore, anche attraverso alcune “best practices” internazionali sviluppate con i nostri clienti in Europa e negli Stati Uniti”. Perché il multi-manager? “Siamo convinti che il nostro concetto di gestioni multi-manager acquisterà importanza nel mercato italiano. È un approccio interessante, non solo in relazione alla qualità delle strategie d’investimento, ma anche riguardo al controllo e al monitoraggio che assicuriamo ai nostri clienti. Un prodotto d’investimento multi-manager consente di trarre vantaggio da gestioni attive, limitando la volatilità delle performance. E in un contesto di mercato come quello attuale, riteniamo che questa caratteristica sia fondamentale”. A che punto è, per voi, il mercato italiano? “Grazie a un team dedicato di sette risorse, presidiamo tre canali: mandati istituzionali per fondi pensione e fondazioni, promotori finanziari e private banking. Sul fronte degli istituzionali, ci siamo aggiudicati il mandato da 1,2 miliardi di euro per le attività di copertura del rischio di cambio (currency overlay) di Cometa che, per la prima volta, ha deciso di affidare le attività di copertura del rischio di cambio a un gestore dedicato e specializzato. Sul fronte promotori e private banking abbiamo già alcuni accordi (Fineco, Unica sim) e altri sono in chiusura prima dell’estate”. Quali sono i prodotti e i servizi su cui puntate maggiormente per il futuro? “Le nostre strategie sono differenti in base al segmento di clientela. Nel mercato istituzionale promuoviamo soluzioni d’investimento gestite, così come servizi d’implementazione, quali ad esempio i servizi di copertura valutaria, di commission recapture e di gestione delle transizioni. Questi servizi sono volti, in sostanza, alla riduzione dei costi in capo al cliente e al miglioramento dell’efficienza e della trasparenza del portafoglio. E noi siamo molto competitivi perché operiamo in qualità di agente e non di market maker. Nei segmenti di distribuzione e retail invece puntiamo soprattutto sulla promozione dei nostri fondi d’investimento. In particolare, nel 2009 abbiamo lanciato la sicav OpenWorld dove ogni comparto è dato in delega a un singolo gestore specializzato in una classe d’attivo o in un particolare tema d’investimento. In questo modo diamo anche alla clientela retail la possibilità di accedere a prodotti di norma riservati agli istituzionali o non disponibili in Europa. Inoltre supportiamo i nostri partner con attività dedicate, come portafogli modello, consulenza e monitoraggio. Abbiamo infine servizi di due diligence su gestori esterni, utilizzati specialmente dal private banking, che stanno trovando molto interesse”. L’attenzione per la consulenza indipendente: vi state muovendo in questa direzione? se si, in che modo? “Stiamo seguendo con attenzione gli sviluppi del mercato della consulenza indipendente da due punti di vista fra loro correlati: l’evoluzione della normativa (creazione dell’albo dedicato ai consulenti indipendenti) e la penetrazione di questo modello di business all’interno del più ampio mercato composto da promotori finanziari e private banker. Il modello di business della consulenza indipendente è sicuramente interessante e non escludiamo di investirvi risorse nel prossimo futuro”.


