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Gestori cauti sull’area euro, sono fiduciosi sugli emergenti
Si aspettano una recessione nel Vecchio Continente e puntano su obbligazionario ed equity dei Bric
In questi giorni caratterizzati da un ritorno della volatilità, non mancano di fare capolino i sondaggi periodici a misura del “sentiment” di investitori e gestori di portafoglio (i cosiddetti fund manager). Due i temi chiave che rimangono in evidenza: primo, i timori di una recessione europea - che si fanno più forti - e secondo, il netto sovrappeso nei portafogli di investimento globali, nonostante la diminuzione delle attese di crescita economica, dei Paesi emergenti, sia in bond che in equity. In quest’ultimo mese, si è inoltre assistito a un allargamento del gap tra il sentiment degli investitori europei e il resto del mondo.
La maggiore sensibilità alla crisi dell’euro continua ad abbassare le prospettive macro europee, con gli indici di fiducia che ormai hanno raggiunto i livelli minimi paragonabili solo a quelli del marzo 2009. Per la prima volta dal luglio del 2009, la maggioranza degli investitori, il 60% di consenso, si aspetta una recessione nell’area euro. I fund manager europei, proprio nell’ultimo mese, hanno ulteriormente tagliato la loro esposizione sui titoli finanziari, prendendosi il più grande sottopeso in assoluto sulle banche, mentre rimangono sostanzialmente neutrali sulla posizione dei settori ciclici rispetto ai difensivi.
Proprio a seguito di questo forte movimento e con l’aumento dei dubbi centrati sui finanziari, non mancano alcune voci “contrarian” che vedono proprio nel settore bancario europeo le maggiori opportunità di guadagno, soprattutto qualora dovessero seguire a breve azioni di politica fiscale e monetaria comunitarie convincenti. Le prospettive di crescita economica europea rimangono stabili, seppure già a un livello comunque basso: il 65% dei consensi si aspetta un’economia ancora in declino, sebbene il dato risulti in calo dal 70% di qualche settimana fa.
Anche le attese sui profitti aziendali si sono ulteriormente ridotte, con oltre il 75% dei fund manager che nota una crescita più debole degli earning per share, gli utili per azione, il peggiore dato dal febbraio 2009. I global asset allocator hanno continuato a tagliare la loro esposizione sui mercati azionari europei: oltre il 40% dei gestori risulta infatti in sottopeso nei rispettivi portafogli, segnando il peggiore dato mai rilevato dal marzo del 2009. Di gran lunga il più alto sottopeso regionale di sempre. Se guardiamo al di fuori dall’area Euro, il precedente sottopeso degli asset del Regno Unito è aumentato leggermente, al 26% dal 25% del mese scorso.
Per quanto riguarda le aspettative circa le prossime mosse di politica monetaria, il dato interessante è rappresentato dal fatto che il tasso di riferimento della Bce viene ora previsto in calo entro la fine dell’anno. Oltre a ciò, le aspettative per l’inflazione europea sono scese ulteriormente, con una percentuale addirittura più bassa del pesante marzo 2009. Di conseguenza, la maggioranza degli investitori si aspetta un allentamento nella politica monetaria e maggiore liquidità dalla Bce. Per quanto riguarda la Boe, la banca centrale inglese, la maggioranza dei fund manager non vede un rialzo dei tassi prima del terzo trimestre del 2012, spostando ulteriormente in avanti la data dell’evento.
Dopo il taglio delle posizioni sui titoli finanziari e ciclici, gli investitori hanno incrementato il peso nel portafoglio attraverso un mix di settori guidati da materie prime e real asset e, a seguire, titoli difensivi ad alto dividendo e consumi. I settori più popolari sono ormai Oil & Gas, dove i gestori hanno il maggior peso dal luglio del 2008, seguiti da Food & Beverage, Healthcare e Risorse di Base. Come già sottolineato, oltre alle banche i settori meno popolari sono Immobili e Costruzioni. Sempre per quanto attiene ai dettagli di asset allocation raccolti dai fund manager, nel portafoglio globale dedicato ai Paesi emergenti trova il maggior sovrappeso il Brasile, dopo l’iniziativa della banca centrale brasiliana di tagliare, a fine agosto, di mezzo punto il tasso ufficiale di riferimento portandolo al 12%.
Seguono, tra i Paesi emergenti preferiti, l’Indonesia, la Russia e la Cina. In sottopeso Taiwan, Malesia e Colombia. Al picco delle preferenze settoriali nel blocco emergente rimangono i titoli dei consumi con al primo posto il settore dei Consumer Discretionary, al secondo i Consumer Staples e al terzo la Tecnologia. Per concludere, il taglio deciso del peso dell’azionario europeo nei portafogli ha portato a un sottopeso, per la prima volta dall’inizio del 2009, dell’azionario a favore di un aumento della liquidità, rimarcando il clima di incertezza che investe sia gli investitori che i gestori.


