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Hedge fund targati Ue Un futuro a tutto Ucits
Diminuisce la concorrenza grazie al calo del numero di trading desk bancari
Nel campo degli hedge fund, la tendenza in corso vede la crescita di UCITS (Undertakings for Collective Investment in Transferable Securities), una struttura giuridica nell’Unione Europea che richiede ai fondi il rispetto di tre requisiti chiave: trasparenza, liquidità e diversificazione. L’obiettivo è fornire agli investitori un certo grado di sicurezza e migliorare la loro gestione del rischio. Il quadro per gli hedge fund rimane roseo con l’accento sulle strategie «global macro» ed «event-driven». Il centro studi di Ubs continua a prevedere un mondo bipolare: solida crescita economica nei mercati emergenti e performance inferiore alla media nelle economie sviluppate. Ottime opportunità quindi per i gestori global macro. Le strategie event-driven, dall’altro lato, riescono attualmente a trarre vantaggio da un aumento delle attività di transazione (acquisizioni) o dalle ristrutturazioni dei bilanci (rifinanziamento del debito, vendite di asset ed emissioni di titoli). Positivi il settore degli hedge fund, vista la minore concorrenza data da un numero inferiore di trading desk per hedge fund e bancari. E la conferma per un 2011 positivo da parte degli Hedge Fund arriva anche da altri analisti. La crisi del 2008 ha costretto infatti alla chiusura molti fondi meno qualitatitvi dal punto di vista gestionale, lasciando sul mercato i più solidi e competenti. E nel 2010 è tornata la fiducia degli investitori, mentre i fondi hanno sofferto poco negli ultimi 12 mesi. La strategia Long/Short che ha portato tra i migliori risultati (+7% nel 2010) è un’altra di quelle strategie che dovrebbe permettere di sfruttare i disallineamenti dei prezzi delle azioni per il 2011. Sul fronte hedge i rischi arrivano dai mercati emergenti. Il sistema dei fondi di investimento in Italia prosegue però la tendenza negativa con cui ha iniziato l’anno, archiviando il mese di febbraio con una raccolta negativa per 1,741 miliardi di euro. A gennaio, ricorda una nota di Assogestioni, i deflussi erano stati pari a 3,722 miliardi (dato definitivo). In due mesi, dunque, il sistema ha già lasciato per strada 5,464 miliardi. Stabile il patrimonio, che si attesta a 453,929 miliardi da 453,903 miliardi di gennaio. Nonostante la promessa della introduzione della tassazione sul ‘realizzato’ per i fondi comuni italiani inserita nel decreto Milleproroghe, che dovrebbe entrare in vigore nei prossimi mesi ed era richiesta da anni dagli operatori, il sistema non rialza la testa. “Ci vorrà tempo prima che operatori e investitori familiarizzino con la nuova tassazione”, spiega Andrea Cardone, sales director Southern Europe di Janus Capital Group. “E, anche quando entrerà in vigore, per un po’ ci sarà scetticismo”.


