Investire
Hedge, solo tre anni per cambiare tutto
Dal 2009 i fondi speculativi puri hanno registrato un decremento di circa 500 milioni di euro
Il mondo dei fondi alternativi sta attraversando un momento di profondo cambiamento. Negli ultimi quattro anni, l’industria ha subito un continuo deflusso di risorse. Nel 2007 si viaggiava su cifre vicine ai 25 miliardi di euro. Nel 2009 il patrimonio globale si era dimezzato passando a 11 miliardi. E dopo un lenta ma costante flessione, il 2011 si chiude sotto gli 8 miliardi. Il percorso è comune a tutto il mondo del risparmio gestito anche se, date le particolari premesse, ci si aspettava che gli hedge reagissero con una diversa spinta al momento di difficoltà. In un orizzonte temporale di medio periodo, ossia tre anni, solo un gestore su quattro è riuscito a portare a casa una perfomance positiva.
E se si guarda all’ultimo anno, non si arriva nemmeno al 50%. Eppure il mercato non sembra essere povero di opportunità, soprattutto per chi ha nella flessibilità degli investimenti un punto di vantaggio competitivo rispetto alle altre asset class. Basti pensare a quanto è accaduto sul mercato monetario, sull’obbligazionario e sul valutario negli ultimi mesi. Sicuramente il contesto non era semplice, ma dalla punta di diamante dei gestori italiani ci si aspettava di più. Ed è probabile che le difficoltà che il settore sta attraversando siano in gran parte derivanti dalla sensazione che i gestori non riescano a sfruttare fino in fondo le potenzialità dello strumento. Se si pensa ai migliori strumenti a un anno - Finint Abs (+27,32%), Kairos Multi-Strategy Fund (+5,70%), Nextam Partner Hedge (+4,33%) - il primo, unico che ha registrato una performance a doppia cifra, è allo stesso tempo il peggiore a tre anni (-94,56%). Gli altri due, pur essendo tra i migliori, hanno messo a segno risultati peggiori del Dow Jones (+9,01%). La situazione diventa più curiosa se si pensa ai risultati a tre anni: i tre migliori fondi per perfomance - ovvero 8a+ Matterhorn Eur (+15,80%), O’Connor (I) Multi Strategies Alpha Eur (+13,74%) e Kairos Fixed Income I (+13,53%) - sfigurano di fronte al +36,4% dello stesso Dow Jones nel medesimo periodo di tempo. Per assurdo, un etf a gestione passiva su un indice americano offre garanzie di efficienza sulla frontiera di rischio/rendimento maggiori rispetto a uno strumento complesso come un fondo hedge. Dal punto di vista della situazione del patrimonio, risulta molto interessante osservare come negli ultimi tre anni i fondi speculativi puri abbiano avuto un decremento di circa 500 milioni di euro. Tutto imputabile ad Azimut, che nel novembre 2008 sfiorava il miliardo di gestito e adesso si ferma a 485 milioni. Il numero dei player del mercato dei single manager si è ridotto da 12 a 9. Tuttavia, è aumentato il peso di questi fondi sul totale del settore, passando dall’8% di tre anni fa al 16% di adesso.
Ovviamente, la parte più importante del ridimensionamento del settore è da attribuirsi all’insieme dei fondi di fondi, che in tre anni hanno visto il loro aum passare da 19 miliardi circa a 6,2 miliardi. Il calo in questo caso è stato del 70%. Delle società presenti nel 2009, solo due su tre sono rimaste attive. E di queste, la maggior parte ha visto i propri attivi gestiti diminuire in maniera vertiginosa. Il podio del patrimonio che vedeva Aletti Gestielle (2.386 milioni), Crédit Agricole (1.976 milioni) e Pioneer (1.741 milioni) è stato completamente stravolto.
Kairos Partners (955 milioni), Primalternative Investments (856 milioni) e Hedge Invest (765 milioni): tra le tre, soprattutto l’ultima società si distingue perché è quella che ha tenuto maggiormente, perdendo solo 230 milioni. I dati sono veramente impressionanti se si pensa che questo tipo di perdite è legato quasi esclusivamente alla raccolta netta passiva. Infatti, su un totale di 12 miliardi di euro che hanno cambiato destinazione, solo un 7% può essere attribuito alla diminuzione delle quotazioni. La situazione non sembra essere sul punto di cambiare, visto che anche a livello globale si stanno attuando strategie legislative per limitare l’attività di azione dei gestori. L’Italia viaggia già su standard molto elevati di trasparenza, quindi è auspicabile che il ritorno di credibilità del settore arrivi principalmente dai risultati.


