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Il vero rischio è la solvibilità nell’arena tra la Bce e i governi

creato da Gianluca Anghinelli ultima modifica 09/12/2011 11:50

La crisi secondo Stuart Thomson, co-gestore dell’Ignis Absolute Return Government Bond Fund

La Bce dovrà continuare a espandere il suo bilancio per compensare la contrazione dei bilanci pubblici, privati, aziendali e degli istituti finanziari. Non crede però che la banca centrale riuscirà nel suo intento. Questo è quanto ritiene Stuart Thomson, capo economista di Ignis asset management e cogestore del fondo Ignis Absolute Return Government Bond, che ha guadagnato il +2.89% dal lancio lo scorso 31 marzo (dati al 31 ottobre 2011). Che spiega: “Questo perché finirà per seguire la strada già battuta dalla Banca del Giappone, con un Qe insufficiente a generare nuova crescita. Tutto ciò causerà una recessione nell’Europa Occidentale che, a sua volta, causerà la recessione nell’Europa dell’Est, portando al declassamento del debito austriaco.

Uno scenario che potrebbe portare a una condivisione più equa degli oneri tra creditori e debitori”, continua il manager. Secondo l’economista questa condivisione degli oneri attraverso il meccanismo di riduzione del debito si attuerà in Europa prima che nel resto del mondo a causa della forzatura della moneta unica. Ci sono tuttavia squilibri analoghi e insormontabili anche nel resto del mondo, guidati dall’eccesso di risparmi a livello globale. Squilibri che ridurranno il benchmark dei rendimenti decennali dei “Paesi rifugio” al di sotto dell’1% nei prossimi anni. Intanto i mercati finanziari globali continuano a sperare in una soluzione temporanea alla crisi del debito sovrano in Europa: se la Bce si impegnasse ad acquistare illimitatamente i titoli dei paesi periferici, risolverebbe immediatamente i problemi di liquidità e allenterebbe la pressione su questi governi, favorendo risanamento dei bilanci e dolorose ristrutturazioni delle economie coinvolte.

Purtroppo però non si tratta di una crisi di liquidità ma di solvibilità e la Bce non ha il mandato per finanziare senza limiti i governi insolventi. Ancor più importante di questo: la moneta unica è l’equivalente moderno del Gold Standard e la scarsità di valuta e flessibilità monetaria la rende vulnerabile agli squilibri globali. “Squilibri che proprio la moneta unica ha contribuito a creare nell’Eurozona, incoraggiando l’espansione dei deficit delle partite correnti e lasciando peggiorare la competitività delle economie periferiche. Senza contare che con il credit crunch globale, gli investitori privati sono diventati sempre più riluttanti a finanziare questi deficit permanenti”, afferma. Questa riluttanza è stata amplificata dalla svalutazione del debito greco e dalla minaccia di Francia e Germania di espellere dalla moneta unica le nazioni recalcitranti. Uno scenario che farà aumentare sempre di più le probabilità di svalutazione della moneta e di default del debito, soprattutto in considerazione delle misure di austerity e di deleveraging che finiranno per spingere l’economia europea in recessione. È poi molto probabile che il simultaneo deleveraging a livello pubblico, privato e corporate nell’Europa Occidentale forzerà la recessione e la deflazione in tutta la regione, contagiando l’Europa dell’Est.

La coincidenza tra risparmi e investimenti suggerisce che potrà verificarsi una contrazione rapida della domanda interna e delle importazioni che, di conseguenza, causerà una grave recessione. “Per questo non abbiamo dubbi che la Bce espanderà il suo bilancio in modo da fornire liquidità aggiuntiva alle banche e ai governi periferici. Questa iniezione di liquidità verso gli emittenti sovrani sarà ancora una volta attuata attraverso l’acquisto di titoli dei governi in difficoltà, per un massimo settimanale di 20 miliardi di euro (secondo quanto sarebbe stato stabilito dalla Bce). Va ricordato che da quando la banca centrale ha iniziato a supportare il debito dei governi Italiano e spagnolo, la media settimanale è stata di 8,3miliardi di euro. Queste procedure tuttavia non curano davvero la malattia, come ha sottolineato Mervyn King, governatore della Bank of England. Per King la colpa risiede negli squilibri globali e nei tassi di interesse fissi. E non sta alle banche centrali finanziare questi squilibri, che devono invece essere affrontati dai politici. Come sottolinea King, attualmente il deficit delle partite correnti in Europa in aggregato non è eccessivo. Tuttavia solo nel caso in cui i governi e i loro elettori decidessero di unire le risorse fiscali e rinunciassero alla sovranità, la banca centrale sarebbe in grado di agire concretamente da prestatore di ultima istanza al governo comune, come ha fatto in passato la BoE nel Regno Unito”.

In considerazione di questo scenario “riteniamo che i rendimenti dei titoli italiani e spagnoli continueranno a rimanere al di sopra del 6% per il prossimo futuro e i rendimenti semi-core di Francia, Belgio e Austria continueranno a salire, mentre i rendimenti del Bund sono destinati a scendere. Questo perché pur considerando l’improvviso rialzo dei rendimenti del Bund della scorsa settimana e le dichiarazioni di politici della periferia e investment banker che questo sarebbe la prova che la crisi si sta diffondendo alle nazioni core e che la Bce deve stampare moneta per sfuggire alla crisi. A nostro avviso, tuttavia, è prematuro considerare l’incremento dei rendimenti del Bund come una prova che la nazione non sia più un “rifugio sicuro”. In verità crediamo che questi movimenti riflettano un esordio anticipato delle condizioni di trading natalizie”.

Generalmente verso fine anno gli investitori aggiustano le loro posizioni, riducendo le posizioni lunghe e chiudendo le posizioni corte. L’intensificarsi della crisi nelle ultime settimane ha fatto crollare rapidamente il volume delle operazioni anticipando questi trend stagionali. Per questo “a nostro avviso i titoli governativi tedeschi si confermano l’unico asset risk free in Europa e ci aspettiamo che, proprio per questo motivo, nei prossimi 18 mesi i rendimenti scenderanno al di sotto dell’1%. Nel corso del 2012 inoltre ci aspettiamo che sia Austria sia Francia perdano la tripla A, riducendo drasticamente il numero di nazioni con il rating. Certo, i paesi scandinavi, tra i pochi a mantenere la tripla A, sono piccoli e poco liquidi, perciò preferiamo continuare a puntare sui Treasuries, che rappresentano ancora la valuta di riserva, nonché il mercato obbligazionario più grande e liquido al mondo”, conclude il capo economista.

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