Investire
Investitori con il mal d’Africa nuova frontiera delle occasioni
Addio vecchi stereotipi. Oggi le nuove ricchezze si stanno spostando nel Continente Nero
Misteriosa, seducente, luogo di affascinanti leggende e di esotiche terre da scoprire: in questo periodo tutti, in un modo o nell’altro parlano di lei. Si tratta dell’Africa, una terra capace di trasmettere forti emozioni ed interessanti rendimenti reddituali. Uno dei segnali evidenti ed innegabili della “grande crisi” a cui stiamo partecipando è lo spostamento della ricchezza dai Paesi occidentali a quelli considerati emergenti fino a pochi anni addietro. Uno spostamento di benessere che interessa sempre più il controllo delle materie prime e di conseguenza i Paesi detentori delle stesse, come quelli africani. Proprio l’Africa, simbolo del Terzo e Quarto mondo, dei bambini malnutriti, ha avviato negli ultimi anni un processo di sviluppo che potrebbe favorire un movimento di redistribuzione della ricchezza anche verso le aree geografiche più remote. Un processo che soltanto 20 anni addietro sarebbe stato frutto di pura fantasia. Un peso importante in tale processo di crescita dell’area Sub-Sahariana è da ricondurre alle relazioni economiche tra Cina e Africa che, dopo essere sbocciate nel secondo dopoguerra, sono maturate in materia di scambi commerciali e diplomatici contribuendo a costruire quel vantaggio competitivo che oggi pone il gigante asiatico in pole position nella corsa per la conquista delle risorse africane. Secondo le recenti elaborazioni dei principali istituti di ricerca economica lo sviluppo nel prossimo biennio per numerosi paesi Sub-Sahariani potrebbe essere superiore al 5%. Una crescita supportata non solo dalla ripresa nelle esportazioni e nell’andamento dei prezzi delle materie prime ma anche dall’ampliamento della domanda domestica che statisticamente diventa sempre più robusta. I pilastri della crescita economica dovrebbero essere: a) l’aumento del prezzo del petrolio (da cui trarranno beneficio paesi esportatori di petrolio come la Nigeria) e delle altre materie prime oggetto di attenzione dei paesi del Sud-Est asiatico; b) la ripresa della domanda di prodotti manifatturieri, tradizionalmente graditi ai paesi europei.
Una serie di buoni argomenti per approfondire la categoria bluerating degli Azionari EMOA (Mercati Emergenti Europa, Medio Oriente, Africa), ossia quei “Fondi che investono nei titoli azionari dell’insieme dei paesi africani, incluso il Sud Africa, dei paesi europei emergenti e dei paesi del Medio Oriente. L’area è considerata in via di sviluppo.”
Una categoria che registra la partecipazione delle principali case d’investimento internazionale, con delle caratteristiche di specificità all’interno dell’aggregato degli emergenti.
Tra questi registrano performance brillanti in termini di sharpe ratio ad 1 anno il DWS I. Africa, con un valore dell’indice di 2,34 ed un rendimento annualizzato al 24,4% ed il MS Emerging Europe, Middle East and Africa, con uno sharpe di 2,31 ed un rendimento del 34%.
Due tipologie di Fondi e di investimento che, come è possibile riscontrare, presentano un ritorno sensibilmente diverso, che viene reso confrontabile proprio dall’indice di Sharpe, ponderando il rendimento con il rischio.
Decisamente interessante anche l’andamento del Fidelity Emerging Europe,Middle East & Africa, con un rendimento annualizzato del 34% ed uno sharpe ratio di 2,1.
La scelta dei fondi inseriti nella categoria EMOA presenta inoltre il vantaggio di poter operare in un’ottica di diversificazione del portafoglio azionario vista la scarsa correlazione tra l’andamento dei paesi in via di sviluppo e quelli dei principali indici a livello mondiale.


