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Janus Capital propone un modo nuovo di trattare gli emergenti

creato da Gianluca Anghinelli ultima modifica 29/02/2012 16:10

L’obiettivo è costruire la strategia a partire dai settori. Lo spiega a SOLDI il gestore Wahid Chammas

Le opportunità offerte dai mercati emergenti si coglieranno appieno solo uscendo dai calcoli di performance sul breve periodo e ragionando invece su un orizzonte di lungo termine. Parola di Wahid Chammas, gestore dell’emerging markets fund di Janus Capital International, presentato nei giorni scorsi a Milano. Una tesi, quella proposta dal gestore, che viene avvalorata anche dalle previsioni sull’andamento del prodotto lordo globale: se a oggi Paesi come Cina, Brasile, India e Russia rappresentano solo il 13,3% del mercato globale, la percentuale salirà a oltre il 50% entro il 2022. Alla luce di queste prospettive, il fondo proposto da Janus si pone l’obiettivo di trattare i mercati emergenti per i prossimi vent’anni in modo diverso da come il mondo li ha trattati negli ultimi vent’anni, costruendo cioè la strategia a partire dai settori e non più dai Paesi, come ha spiegato Chammas a SOLDI.

Nel dettaglio, la strategia di Janus punta sull’acquisto di società le cui quotazioni siano notevolmente inferiori a una stima prudente del loro valore, privilegiando le aziende di alta qualità caratterizzate da vantaggi competitivi duraturi e da rendimenti del capitale già consistenti o in miglioramento. “La nostra strategia si basa su tre punti: costruire un portafoglio a livello settoriale, avere una elevata protezione contro il rischio di downside e attuare una gestione del rischio a livello di Paese”, ha detto Chammas. Ma sul breve periodo, i dati sull’andamento del fondo Janus Emerging Markets A$acc mostrano una sottoperformance rispetto al benchmark: il rendimento è stato pari a -25,89% nel terzo trimestre e pari a -27,65% dall’inizio del 2011 rispetto al - 22,56% e al -21,88% registrati dall’indice Msci Emerging Markets.

Si tratta però, ha sottolineato il gestore, “dell’asset class di tipo esclusivamente retail, che tipicamente ha commissioni più alte rispetto alla classe istituzionale. Il nostro fondo, che ha una crescita media del 12% e offre un dividendo del 3,7%, ha sovraperformato invece il suo indice di riferimento di circa 50 punti base dal suo lancio, avvenuto il 30 settembre del 2010. Inoltre, stiamo analizzando solo l’ultimo anno mentre, come ho spiegato, questa è una storia di lungo termine, in cui sarà l’attenzione alla selezione dei titoli a garantire il successo”. A questo proposito, il gestore ha richiamato l’attenzione sull’elevato numero di titoli presenti in portafoglio, in media tra 120 e 140: “in questo modo, l’influenza di un settore o di un Paese risulta ridotta: l’obiettivo è avere un ampio spettro di strategie neutrali rispetto al settore, o meglio, fare in modo che il rischio venga dal titolo e non dal settore”. Per fare dei nomi, Chammas ha parlato a SOLDI dell’investimento del suo fondo in Arabia Saudita che, ha osservato, “non ha a che vedere tanto con il Paese quanto con il titolo, nel caso specifico Sabic, uno dei colossi mondiali a livello petrolchimico: sembra molto rischioso investire in un titolo in Medio Oriente, ma se sei uno specialista nel settore petrolchimico, come puoi non apprezzare Sabic?”

Con questo approccio, ha sottolineato il gestore, “si ha un miglior rapporto rischio/rendimento, perché di ogni settore scegliamo le migliori aziende o quelle che secondo noi hanno la miglior compagine competitiva”. Certo, ha precisato, quando un Paese si muove in modo da danneggiare le proprie aziende, il nostro team lo coglie e si muove di conseguenza, vendendo i titoli coinvolti. Andando infine ad analizzare i settori privilegiati dal fondo Janus Emerging Markets, si nota un’elevata esposizione ai titoli finanziari, che costituiscono oltre il 30% del portafoglio: “la maggior parte di queste società è attiva nel comparto immobiliare, che offre prospettive molto interessanti in Brasile e in alcune sacche isolate dell’Asia, dove si trovano aziende tangibili in grado di trarre vantaggi dal contesto inflativo macroeconomico”, ha precisato Chammas. “Poi ci piacciono alcune banche di buona qualità, che nei mercati emergenti hanno prospettive di crescita intorno al 25% sul lungo periodo: in queste regioni infatti, i consumatori sono sottoesposti al settore bancario, al contrario di quanto avviene in Europa”.

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