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John “Re Mida” Paulson perde il suo tocco

creato da Diana Bin ultima modifica 13/10/2011 18:23

Per anni è stato l’unico uomo al mondo ad aver guadagnato dalla crisi del credito Usa. Ora dopo aver ammassato 30 miliardi di capitali in gestione deve scontrarsi con performance in caduta libera e gli “indignatos” di Wall Street.

Tutto bene assicurano dal quartier generale di John Paulson a New York. L’imprenditore e gestore hedge lo scorso anno ha guadagnato “da solo” 4,9 miliardi di dollari che si sommanno ai 3,5 miliardi incassati nel 2007 mentre il mercato immobiliare statunitense crollava sotto i colpi del credit crunch. Oggi dopo quattro anni di glorie e onori è arrivato anche per Re Mida il momento delle riflessioni. Paulson, attraverso la società di gestione Paulson & Co., gestisce circa 30 miliardi di dollari tra soldi personali (e dei dipendenti) e soldi di investitori esterni. La maggior parte degli asset sono spalmati in diversi fondi tra cui un fondo interamente denominato in oro (dove sono parcheggiati molti dei fondi dello stesso Paulson).

Bene secondo quanto comunicato dalla stessa società, e filtrato attraverso i clienti sui media internazionali, i risultati dei primi 9 mesi dell’anno parlano di perdite prossime ai 50 punti percentuali per il fondo bandiera della società e perdite minori per gli altri fondi (l’Advantage Plus segnava -21,6% in agosto e il Paulson Advantage -15%). Si tratta delle peggiori performance dall’apertura della società nel 1994. La reazione degli investitori certo non si farà attendere e sembra che almeno il 20% delle masse stia per prendere il “volo” dal fondo Advatage fund. I ben informati comunque non allarmisti e dicono che il futuro della società non affatto compromesso dato che oltre il 40% delle masse fa riferimento proprio allo stesso Paulson e al suo team di soci e dipendenti.

Ma proprio questi ultimi, se le condizioni avverse dovessero durare, potrebbero presto lasciare in massa la società in cerca di peformance più sicure. Bisogna infatti ricordare come nei tipici fondi hedge americani gran parte dell’emolumento dei dipendenti è legato proprio dalla commissioni di performance (tra il 20 e il 50%) che la società impone negli anni positivi. Quando invece le performance stentano ad arrivare (come nel 2011) la società si deve “accontentare” delle commissioni di gestione, che nel caso di Paulson sono una percentuale variabile tra l’1-2% su una massa totale di oltre 35 miliardi di dollari. Il caso vuole che Paulson abbia bloccato i bonus dei dipendenti in una lock-up di 4 anni che scadrà proprio quest’anno.

Tralasciando i problemi di redditività, recentemente Paulson è stato suo malgrado coinvolto nella manifestazione degli “indignatos di Wall Street” che ovviamente non potevano non prendere di mira uno degli uomini più ricchi di New York e il 15esimo uomo più ricco degli Stati Uniti con oltre 15,5 miliardi di dollari di patrimonio personale.

Ma John Paulson non è stato in disparte e si è buttato nella bagarre dialettica sociale sostenendo il suo ruolo e della sua società nel portare prosperità e lavoro nella città di NY: “L’1% dei newyorchesi paga il 40% di tasse, portando così grande beneficio a tutta lo stato e alla cittadinanza in genere. Paulson & Co e il suo staff hanno pagato in tasse centinaia di milioni di dollari alla città di New York City e allo stato di New York e hanno creato oltre 100 posti (superpagati) dal momento della sua fondazione” recita il comunicato diffuso dalla società.

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Commenta Marco Mairate | 13 ottobre 2011 18:23
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