Investire
La locomotiva del debito riparte dall’Asia. Ma occhio all’inflazione
Ora si punta sulle valute asiatiche ma tenendosi corti di duration. Parola di Matteo Bosco (Aberdeen Am)
Dalla gestione di valute, alle obbligazioni fino alle azioni (quotate e non) sia attraverso mandati segregati, sia attraverso fondi comuni d’investimento chiusi e aperti. Questa è l’attività della scozzese Aberdeen che in Europa poi si occupa anche di investimenti nell’immobiliare. A raccontare il momentum e le strategie sul futuro è Matteo Bosco, country head per l’Italia di Aberdeen asset management.
Quanto pesa per voi il mercato italiano e come si sta strutturando la vostra offerta alla luce anche delle nuove normative europee e della nuova fiscalità che tanto sono sul banco degli imputati?
“Questa è una società di gestione indipendente che ha solide radici in Scozia e amministra patrimoni per oltre 200 miliardi di euro a livello globale. L’Italia è uno dei mercati europei più rilevanti dove la società ha deciso di insediarsi a metà del 2009 e dove ha già raggiunto oltre l’1% della raccolta globale rivolgendosi ad operatori istituzionali e ai collocatori delle sicav lussemburghesi che sono allineate alle nuove normative europee ed alla nuova fiscalità in Italia. Inoltre Aberdeen am ha una presenza in loco di un team di gestione immobiliare che amministra le proprietà Italiane dei clienti del gruppo”.
Quali sono i prodotti su cui state puntando? E cosa state offrendo di nuovo al retail?
“La crescita del Pil a livello mondiale sembra rallentare. Per le economie asiatiche ed emerse più in generale rappresenta un segnale distensivo. Per i paesi sviluppati alle prese con gli eccessivi debiti sovrani evitare ulteriori aumenti del costo del denaro potrebbe essere positivo, ma una crescita troppo bassa del Pil può essere negativa. In questo contesto di instabilità e fintanto che le economie non torneranno a crescere solidamente e i debiti governativi sotto controllo, le borse tenderanno ad essere volatili. Un’adeguata diversificazione su obbligazioni asiatiche a breve termine in valute locali può rappresentare una scelta appropriata perché si può approfittare della solidità dei debiti dei paesi asiatici oggi meglio gestiti rispetto agli anni ‘90, della rivalutazione di medio periodo delle valute asiatiche, stando però al riparo dall’inflazione tenendosi corti di duration. Il gruppo, infatti, sulla base di un mandato del fondo sovrano di Singapore ha iniziato a gestire questa specifica asset class e ha lanciato il comparto Aberdeen Global Asia Local Currency Short Duration Bond che sta registrando una forte raccolta a livello internazionale, essendo l’unico prodotto simile al momento sul mercato”.
Cosa suggerireste a un investitore quanto a costruzione del portafoglio di fronte a mercati così complessi e a manovre speculative tanto forti?
“Abbiamo un approccio agli investimenti azionari molto conservativo basato sulla qualità delle aziende nelle quale investiamo nel lungo periodo. Se l’investitore può investire con orizzonti temporali lunghi, l’azionario nelle correzioni di borsa di questi tempi rappresenta una opportunità di accumulo, con le migliori prospettive nei paesi in forte crescita o comunque con società esposte a tali paesi. Data la forte instabilità comunque è consigliabile di mantenere adeguatamente diversificati i propri investimenti, magari approfittando di quanto detto per le obbligazioni asiatiche a breve termine per diversificare dall’obbligazionario classico in portafoglio”.
Dando un’occhiata ai vostri fondi, a parte qualcuno tra cui il global world resources e il global multiasset bilanciato Asia (che stanno andando molto bene YTD), gli altri viaggiano tutti in territorio negativo. Cosa sta succedendo?
“Al 15 Luglio l’indice MSCI World in valute locali è sostanzialmente piatto da inizio anno. Sempre in valute locali gli indici Usa hanno guadagnato mentre tutti gli altri mercati hanno perso. In questo panorama il nostro Aberdeen Global World Ressources ha approfittato del trend positivo del prezzo del petrolio e più in generale delle materie prime mentre il Fondo Aberdeen Global II Multi Asset Asia Pac ha beneficiato dell’esposizione alle obbligazioni asiatiche che rappresentano circa il 60% dell’asset allocation, che come visto sopra rappresentano una buona diversificazione al momento. Gli altri fondi esposti alle aree azionarie che da inizio anno perdono terreno, hanno comunque mantenuto le proprie posizioni e, dove possibile, hanno approfittato dei momenti di ribasso azionario per aumentare le posizioni in quelle società con le maggiori opportunità di crescita. I ribassi azionari nei paesi asiatici ed emergenti sono per lo più imputabili alle misure restrittive che tali paesi hanno implementato per combattere l’inflazione che vogliono assolutamente evitare. Siamo convinti che nel mediolungo periodo i migliori rendimenti potranno derivare dai mercati azionari legati ai consumi della classe media asiatica”.
I paesi emergenti stanno obiettivamente strappando all’America il titolo di locomotiva dei mercati. Ma la guerra delle valute è solo all’inizio. Ci spiega la vostra visione di medio termine?
“A livello economico negli ultimi decenni vi è stato un ribilanciamento verso est dell’attività produttiva. Come evidenziato prima, lo sviluppo della classe media asiatica sarà il fattore trainante delle economie mondiali per i prossimi decenni determinando una forte espanzione dei consumi interni. In questo processo i paesi emergenti vogliono evitare l’inflazione e hanno aumentato i tassi di interesse oltre ad applicare altre misure restrittive. Tra queste misure anche l’aumento del valore delle valute può essere preso in considerazione come sta avvenendo. Essendo però l’impatto economico e politico molto elevato è difficile fare delle previsioni di breve periodo per le valute”.


