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La ricetta del portafoglio tricolore? Monetario e tasso fisso a due anni

creato da Gianluca Anghinelli ultima modifica 01/12/2011 13:03

Tra spinte speculative e crisi di liquidità, ecco un’asset allocation equilibrata. Parla Beltrami (Vontobel)

Le paure sul debito circa i timori di un contagio ai paesi core dell’Europa si fanno sempre più acute. Paolo Beltrami, portfolio manager Vontobel Italia, illustra a SOLDI una strategia di portafoglio.

Il campanello d’allarme suonato in Germania dopo l’insuccesso dell’asta di titoli tedeschi della scorsa settimana e in Francia con la nuova risalita dei rendimenti sugli Oats ha ridestato nuove paure circa i timori di un contagio ai Paesi core dell’Europa che possa avvenire prima del previsto. Tutto, insomma, si gioca sempre di più nelle mani della politica. Cosa succederà? Cosa vogliono i mercati a questo punto?

Lo scenario risulta ancora molto incerto, nonostante le innumerevoli dichiarazioni d’intento da parte della politica, sia a livello di singolo paese sia di Eurozona. La crisi dell’euro e del debito sovrano dei paesi periferici continua ad essere alimentata dalla paralisi operativa degli organi di governo e della Bce. I vincoli normativi contenuti nei trattati che regolano l’Unione Europea, unitamente alla mancanza di una coesione politico-fiscale paneuropea, favoriscono le pressioni speculative che viviamo da alcuni mesi sui mercati finanziari. In tal senso le criticità emerse fino ad ora continueranno ad essere sfruttate fino a quando non assisteremo ad un intervento concertato risolutivo e di tale portata da ripristinare la fiducia degli investitori e scoraggiare ulteriori attachi.

Tra tutti anche Milano la scorsa settimana ha indossato la maglia nera in tre giorni con un rosso dell’8,6%. Cosa suggerire agli investitori per coprirsi dal rischio sistemico e per partecipare a ipotetici upside?

In primis limitare al minimo il rischio implicito del proprio portafoglio, che si traduce in ridotta esposizione verso gli investimenti più rischiosi (azioni e materie prime). Diversificare la componente obbligazionaria, favorendo titoli societari a discapito di quelli governativi, prestando molta attenzione alla liquidità delle emissioni. Limitare l’esposizione verso i titoli finanziari fino a quando i timori relativi a ricapitalizzazione ed esposizione a titoli periferici non saranno venuti meno. Sfruttare le obbligazioni di paesi emergenti che possiedono migliori fondamentali, tramite fondi o Etf, controllando il rischio di cambio. In definitiva giocare in difesa, ed attendere che l’upside si manifesti, per sfruttarlo in corso di sviluppo.

Molti tra gli esperti fanno sapere che comprare bund ora non abbia alcun senso dato che non sono privi di rischio e pagano meno dell’inflazione. Piuttosto preferiscono comprare bond brasiliani e dell’uruguay o il debito asiatico. Come la pensa sul fronte del debito? E i corporate bond?

In merito ai corporate, sapendo selezionare i settori e le specifiche società, accontentandosi dei rendimenti offerti, non si corrono elevati rischi. Non sono contrario all’acquisto di bond dei paesi emergenti, sopratutto qualli asiatici, ma nella forma di Etf/fondi per contenere il rischio diversificandolo su un paniere di titoli. Da sottolineare tuttavia la volatilità che questi strumenti hanno manifestato ultimamente, poichè supportati ancora in maniera consistente dai flussi dei paesi sviluppati. Infine vale la pena considerare i rendimenti offerti dai nostri titoli di Stato, senza esagerare, usando un mix di monetario e tasso fisso a due anni.

Sul fronte equity?

Le stime sugli utili delle società non sono state ancora riviste al ribasso in maniera consistente, tuttavia si sconta una possibile recessione nel 2012 in Europa, e un rallentamento economico più marcato negli Stati Uniti, e di entità minore nei paesi emergenti. Il processo di deleveraging in atto nei paesi sviluppati, Stati Uniti in particolare, impatterà sui consumi, così come la crisi di liquidità sulle aziende meno virtuose. Il consiglio è di posizionarsi su società “value”, con consistenti flussi di cassa, business non legati al ciclo economico, quindi difensivi, come staples, health care e visto l’andamento degli ultimi anni high tech. Scegliere possibilmente società esposte in termini di ricavi ai mercati emergenti, sia europee che americane.

Il prossimo Ecofin prenderà provvedimenti significativi in tema di collaterali che le banche europee potranno portare in banca centrale europea a fronte delle loro operazioni di rifinanziamento. Come giudica il fatto che l’Econfin permetterà alla Bce di accettare a garanzia una nuova tipologia di asset? Cosa comporta tutto questo?

Lo considero un primo passo verso la riduzione della politica di austerity monetaria, necessario e fondamentale per evitare che la crisi di liquidità degeneri, trasferendosi dalle banche all’economia reale, causando un effetto domino incontrollabile. In tal modo le banche potranno sopperire alle difficoltà del momento, attività di raccolta e sofferenze, mantenere i margini e ricostituire una solidità di bilancio.

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