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La stabilità si chiama EFSF assistente dei Paesi in difficoltà
Il fondo cesserà la sua funzione di ancora di salvataggio nel 2013. Tedeschi perplessi su questo aiuto
L’EFSF (European Financial Stability Facilty), o Fondo di Stabilizzazione Europeo è stato istituito nel maggio del 2010 con una dotazione di 440 miliardi di euro ed ha l’obiettivo di mantenere la stabilità finanziaria in Europa fornendo assistenza agli stati dell’Eurozona in difficoltà. Per assicurarsi un rating AAA l’emittente gode di una garanzia pro-quota da parte degli stati membri dell’Unione monetaria europea e deve costantemente mantenere riserve di cassa tali per cui i prestiti effettivamente erogati non possano superare i 250 miliardi di euro. L’EFSF cesserà di esistere a partire dal 2013 quando verrà sostituito dall’ESM (European Stablity Mechanism). L’EFSF, a differenza dell’EFSM (European Financial Stabilisation Mechanism) che ha una dotazione finanziaria di 60 miliardi di euro garantiti dal bilancio dell’Unione Europea, non ha risorse finanziarie pre-allocate ma viene attivato solamente in caso di richiesta da parte di uno degli stati membri dell’Unione monetaria eurepea, come finora accaduto nel solo caso dell’Irlanda (il fondo non era ancora stato istituito al momento del salvataggio della Grecia). In questi casi il Fondo si finanzia sull’euromercato attraverso l’emissione di prestiti obbligazionari, come recentemente avvenuto con l’emissione di un’obbligazione a 5.5 anni con una cedola di 2.75% e per un importo di 5 miliardi di euro. Come sottolineato, il Fondo pur godendo di una dotazione teorica di 440 miliardi euro, di fatto ha a risorse per 250 miliardi di euro. Di consegeunza, è stato ripetutamente e giustamente osservato come l’EFSF abbia sufficiente capienza per un eventuale (e probabile) richiesta di intervento dal Portogallo, ma non sarebbe sufficientemente capiente nel caso di una (improbabile) richiesta da parte anche della Spagna. I Membri dell’Unione monetaria sono dunque, in queste settimane, al lavoro per apportare alcune importanti modifiche al fondo. Le proposte su cui si sta discutendo prevedono: - un ampliamento delle garanzie per fare in modo che tutti i 440 miliardi di euro di dotazione del fondo siano attivabili in caso di necessità; - una riduzione di circa 200 punti base degli interessi passivi applicati dal Fondo, allineandoli in questo modo agli interessi applicati dal FMI, e rendendo dunque finanziariamente meno pesante per il paese membro l’attivazione del Fondo; - l’utilizzo del Fondo per l’acquisto sul mercato secondario del debito dei paesi membri, sostituendosi in questo modo all’attività svolta con riluttanza e con grosse polemiche negli ultimi mesi dalla ECB. La Germania, sostanzialmente riluttante all’ampliamento di poteri e delle funzioni dell’EFSF, sta di fatto, in cambio, imponendo garanzie tese ad inasprire il rigore finanziario richiesto dai paesi che fanno parte dell’Unione monetaria. Una decisione finale è stata rinviata alla riunione Ecofin di fine Marzo, ma nel frattempo il mercato ha “annusato” l’importanza dei cambiamenti in corso e nelle ultime settimane abbiamo assitito ad un parziale ritracciamento del movimento di allargamento degli spread tra Europa Centrale e Europa Periferica. Speriamo che il mercato non venga deluso. *direttore generale Compass Asset Management


