Investire
Le buone ricette di Mario Draghi
Ma le prospettive di crescita in area euro restano negative. Segno più, invece, in Usa
La decisione della Bce di offrire liquidità al sistema bancario a un tasso di interesse dell’1% su un orizzonte temporale lungo e pari a tre anni è stata cruciale nel determinare l’attuale reazione dei mercati e, soprattutto, nell’evitare un significativo peggioramento. Parola del team di gestioni quantitative di Fondaco sgr, gruppo indipendente nato nel 2002 per volontà di Compagnia di San Paolo, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e Ersel Finanziaria spa a cui, nel 2008 si è aggiunta la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo.
L’intervento della Banca Centrale guidata da Mario Draghi, infatti, ha scongiurato possibili pressioni sul mercato interbancario in prossimità della scadenza di fine anno, permettendo anzi agli istituti di credito di soddisfare in anticipo le proprie necessità di finanziamento di breve e medio periodo. Molta della liquidità immessa, inoltre, è stata impiegata sul mercato dei titoli di Stato, soprattutto dei paesi periferici, sfruttando gli elevati rendimenti offerti ed il ridotto costo della liquidità stessa: la differenza tra i tassi di interesse italiani, spagnoli e portoghesi e quelli tedeschi è diminuita significativamente, soprattutto sulle scadenze più brevi.
Ma qual è la differenza tra questa misura e il quantitative easing della Fed? Innanzitutto l’obiettivo, dato che l’intervento è mirato direttamente a sostenere il sistema bancario e non a ridurre il livello dei tassi di interesse sulle diverse scadenze; inoltre l’operazione è stata immediata e la dimensione illimitata, diversamente rispetto ai piani di acquisto, per un ammontare definitivo e distribuiti nel tempo, attuati negli Stati Uniti e in Inghilterra. Infine la liquidità non è stata immessa su un mercato specifico ma concessa alle banche, lasciando loro la scelta di come impiegarla e, di conseguenza, anche il rischio legato alla volatilità degli strumenti acquistati.
Confermato il rallentamento dell’attività economica nell’area euro e il rischio di una possibile recessione: la produzione industriale a livello aggregato è rimasta invariata rispetto ai livelli precedenti (- 0,1%) ma rimane evidente l’eterogeneità tra i paesi europei. Le prospettive di crescita dell’area euro restano quindi negative e le politiche restrittive messe in atto dai paesi dell’area euro per ridurre il debito pubblico sono destinate ad aggravare il quadro macroeconomico. Quanto agli Stati Uniti, prosegue la fase di graduale ripresa dell’economia: gli ordini di fabbrica hanno ripreso a crescere a dicembre, dell’1,8% rispetto al mese precedente; le vendite al dettaglio sono cresciute di appena 0,1%, in misura leggermente inferiore alle attese.
Le prospettive di crescita dell’economia statunitense nel breve periodo restano positive; tuttavia, nonostante la solidità dei fondamentali, il rallentamento della crescita globale e la possibile recessione europea potrebbero pesare negativamente nel medio periodo. Ancora positiva la dinamica del mercato dei bond indicizzati all’inflazione. Nell’ambito delle materie prime, è in evidenza il rialzo delle quotazioni dell’oro, mentre l’indice generale e il petrolio hanno subito, da inizio anno, una perdita contenuta.


