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I fondi di Fidelity e Amundi dedicati a questi mercati guadagnano da inizio anno circa il 90%
Le nuove tigri asiatiche avanzano
Thailandia e Filippine svolgono un ruolo di primo piano. Anche grazie alla domanda interna
Tutto in questo momento gioca a favore dei mercati emergenti: la ripresa lenta e accidentata delle economie avanzate, la conseguente fame di rendimenti da parte degli investitori, il basso costo del denaro messo a disposizione dalle maggiori banche centrali. Ecco allora due mete promettenti: Thailandia e Filippine. Questi due Paesi, secondo quanto afferma in una nota Raiffeisen Capital Management, sono da considerarsi le nuove “tigri asiatiche”. Non solo godono di una posizione strategica in una regione che cresce e produce a ritmi forsennati, ma possono anche contare su una domanda interna insolitamente robusta. “La maggior parte degli investitori quando si tratta dell’Asia, si concentra su Cina o India. Finora, la tendenza è stata di tralasciare i Paesi emergenti del Sud Est asiatico relativamente più piccoli, che formano la parte principale dell’Asean, l’Associazione delle Nazioni del Sud Est Asiatico. È importante rendersi conto che i Paesi come la Malesia, la Thailandia, l’Indonesia e le Filippine non solo traggono vantaggio, ma sono parte integrante del boom economico della regione asiatica del Pacifico”, spiega Mark Monson, senior fund manager per i paesi emergenti di Raiffeisen CM.
I Paesi Asean - si legge nel report del gestore austriaco - hanno fornito le migliori prestazioni dell’area sin dall’inizio dell’anno. Le forti cifre del Pil e i risultati dei redditi di impresa sono stati entrambi sorprendenti. Il fattore principale che guida questa robusta crescita economica sono i consumi, che pesano per circa il 65% del totale. Il Pil pro capite si sta lentamente avvicinando ai 3.000 dollari. Malgrado ciò, le valutazioni dei titoli sono ancora fra le più basse di tutta l’area. La Thailandia e le Filippine in particolare sono i due Paesi attualmente al centro dell’attenzione degli investitori. I rispettivi mercati azionari, assieme a quello indonesiano, gareggiano per la palma di miglior listino asiatico. Alla chiusura del 26 novembre il benchmark SET (Stock Exchange of Thailand) è cresciuto da inizio anno del 35%, mentre l’indice principale filippino, il PSEi (Philippines Stock Exchange index), ha guadagnato il 34,5%. Per puntare su questi mercati si può scegliere fra una ristretta varietà di fondi, ma con rendimenti molto elevati.
Dei quattro prodotti dedicati alla Thailandia, due si inseriscono nella top ten della classifica generale. Si tratta del Fidelity Thailand, cresciuto in anno del 94%, e del Amundi F. Thailand, con un +88%. A cinque anni i due fondi rendono rispettivamente il 116% e il 94%.
Non esistono prodotti esclusivamente focalizzati sulle Filippine, a parte negli Stati Uniti dove iShares ha appena lanciato un Etf. Una valida alternativa sono i fondi dedicati alla regione Asean, anche in questo caso con risultati a due cifre.
Entrambi i Paesi sono reduci da periodi di instabilità politica, che appaiono tuttavia superati. In Thailandia il ritorno alla normalità apre nuove opportunità per gli investitori. Dai minimi toccati a maggio, quando le cosiddette “camicie rosse” sfrerrarono un assalto al palazzo della Borsa, le azioni sono cresciute del 30%. Secondo Raiffeisen non si tratta solo di una breve ripresa alimentata dagli sviluppi economici, ma piuttosto “dell’inizio di un ritorno alla normalità e alla stabilità”. Il Paese, spiega Monson, potrebbe essere sul punto di sperimentare una forte crescita economica simile a quella vista agli inizi degli anni Novanta. Un progresso facilitato dalle riforme del governo, dalla deregulation e dagli investimenti pubblici, così come dagli afflussi costanti d’investimenti stranieri diretti. “I risparmi interni sono cresciuti molto negli ultimi anni, e questi fondi sono disponibili per aumentare i consumi e i prestiti. Ciò significa che potremmo assistere a un boom degli investimenti, seguito da notevoli aumenti di produttività, stipendi e prosperità”. Negli anni a venire, “i consumi interni e il mercato interno in genere saranno probabilmente il motore della crescita e la fonte delle migliori possibilità di guadagno per gli investitori, soprattutto perché l’economia è sostenuta da una bassa disoccupazione e un crescente sviluppo del turismo. Uno scenario veramente negativo per la Thailandia sarebbe concepibile sono nell’ambito di un crollo economico della regione asiatica e, ad oggi, non esistono segni che ciò possa verificarsi”. Anche nelle Filippine il consumo interno spinge la crescita economica. Sull’azionario Raiffeisen CM ritiene che ci sia potenziale per un’ulteriore forte crescita sostenuta dal Pil e ulteriori aumenti dei redditi di impresa nel 2011.
“Riteniamo che queste prestazioni si rifletteranno sul prezzo delle azioni. Finora la ripresa è stata il risultato soprattutto del netto miglioramento delle condizioni politiche, che, per molti anni, hanno rappresentato un cruciale fattore di rischio per gli investitori stranieri. Sebbene questo rischio non sia scomparso, è diventato meno forte”, spiega Monson.
Il presidente Aquino ha la volontà e i mezzi per continuare le riforme, che aiuteranno sia a ridurre la corruzione sia a migliorare le finanze pubbliche. “Nella prima metà dell’anno gli utili delle aziende filippine sono migliorati molto più di quanto le proiezioni di mercato lasciassero presagire, e molti segnali confermano questa tendenza. Questo anche se le prestazioni economiche globali dovessero vacillare, dato che la crescita del Paese è sostenuta dai consumi interni”.


