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Le puntate di East Capital si chiamano Russia e Turchia
Secondo la società di gestione indipendente sono i due mercati con più alte potenzialità di crescita
Mercati poco compresi e percezione del rischio erroneamente amplificata. Per ragioni di natura geografica, politica, economica e storica. Secondo East Capital sono questi i fattori alla base del persistere di un elevato premio di rischio per i titoli dell’Est Europa. Le valutazioni, infatti, rimangono oggi sostanzialmente le stesse di dieci anni fa, sebbene questa regione stia vivendo da allora grandi trasformazioni e notevoli miglioramenti. Secondo la società di gestione indipendente, specializzata nei mercati finanziari dell’area, il sentiment degli investitori non corrisponderebbe pertanto ai fondamentali veri, di tutto interesse. In particolare questa visione negativa non terrebbe conto della crescita registrata nella decade 2000-2010 e della rapidità con cui è avvenuto il recupero dalla crisi rispetto ad altre aree. La società di gestione, che lega da tempo il suo nome alla buona performance dell’East Capital Russian fund (che si segnala come il migliore fondo al mondo nella decade 2000-2010 nell’ambito di un universo di 94.000 fondi gestiti nel quadro della direttiva UCITS III, ndr) mette in seria discussione due convinzioni che vanno ad incidere nel giudizio degli investitori: un modello di crescita erroneo e un rischio politico elevato. Secondo Marcus Svedberg, Capo economista di East Capital entrambi gli assunti possono essere facilmente smentiti: in termini di reddito pro capite, infatti, l’area est-europea è una della più ricche nel gruppo dei paesi emergenti e la vita politica, benché occupi grandi spazi sulla stampa internazionale, è sempre più stabile. A confermare questa tendenza generale vi sono la Turchia e la Russia, considerati dalla società di gestione come i due mercati a più elevato potenziale di sviluppo. “Nel caso dei due dei Paesi più popolati e quindi meglio rappresentativi di questa regione, dal punto di vista politico non si può non notare che la presenza dell’AKP in Turchia e del tandem Medvedev-Putin in Russia siano una garanzia di stabilità di cui gli ultimi frutti sono stati la riforma costituzionale turca e il piano di ammodernamento russo. Anche la gestione della crisi, vista da fuori come poco ortodossa, è stata invece molto apprezzata a livello domestico. Nonostante tutto questo persiste un alto premio di rischio, anche qui dovuto a una sbagliata osservazione della realtà. Vero che l’Est Europa è stato colpito duramente dalla crisi, più di tante altre aree, ma è anche vero che il recupero è stato più rapido”. Secondo Svedberg vi sarebbero già tutte le condizioni affinché si verifichi un cambiamento anche nella percezione degli investitori: “Nel breve, i flussi verso l’equity est-europeo potrebbero incrementare anche guidati dalla presa di coscienza che lo sconto attuale non è basato sui fondamentali. Inoltre le riforme fiscali e le privatizzazioni annunciate, insieme alle riforme strutturali di lungo termine, potrebbero riaccendere l’interesse sull’area. La visione sostanzialmente negativa che si ha di questa regione fa in modo che i titoli rimangano ingiustificatamente a sconto rispetto agli altri mercati emergenti ma, sebbene rimanga un certo premio di rischio, sia nel breve che nel lungo termine potrebbe esserne compreso l’alto valore”. Nonostante le ultime stime vedano la Russia nel 2010 fanalino di coda per investimenti tra i paesi Bric, secondo Andras Szalkai, membro del team di gestione di East Capital, il quadro generale del Paese denota un elevato potenziale di crescita, anche a seguito dell’annuncio del pacchetto di privatizzazioni. Tra il 2011 e il 2015, infatti, lo stato russo venderà quote in circa 900 aziende, con l’obiettivo di ricavarne 1.800 miliardi di rubli, 43,9 miliardi di euro. Soldi con cui intende ridurre il deficit di bilancio dal 5,3% del Pil di quest’anno al 3,6% già nel 2011. Tra le offerte più attese dal mercato, il 25% delle Ferrovie nazionali russe e il 15% di Rosneft, primo produttore di petrolio dopo aver inglobato le attività di Yukos. “Certamente il premio di rischio rimane alto per certuni fattori quali una ancora troppo morbida lotta alla corruzione, problemi di corporate governance e troppa dipendenza dal petrolio. Tuttavia troppo spesso si perde di vista il quadro generale. La Russia ha un livello di debito pubblico bassissimo, espresso come percentuale ed un PIL stimato 2010 che è pari ad un sedicesimo rispetto a quello dell’Italia, un decimo del Regno Unito e della Germania e un po’ meno della metà di quello cinese; la sua classe media rappresenta circa il 70% della popolazione, contro ad esempio il 3% dell’India, e l’aggregato famiglie della Russia, ma anche della Turchia, è in assoluto uno dei meno indebitati al mondo. Fra i Paesi del BRIC ha il più alto livello di istruzione della popolazione e il numero più elevato di ricercatori, pari a quello del Regno Unito. Alcuni sviluppi positivi sia interni sia in tema di politica internazionale, quali le privatizzazioni annunciate o il nuovo accordo sul disarmo con gli Stati Uniti, uniti a una volatilità del mercato ora vicina a quella occidentale stanno però nuovamente attirando gli investitori”. Nello specifico East Capital, nota un grande potenziale di crescita in settori come automotive, farmaceutico, ristorazione e telecomunicazioni, etc., specialmente nel mercato domestico dove, rispetto agli stessi settori in UE, c’è ancora un grande potenziale di penetrazione. “Più in generale ci siamo posizionati per catturare la crescita con un focus particolare su Russia e Turchia, concentrando le scommesse su aziende esposte al tema della crescita interna, precisa Szalkai. Per la Russia i temi che stiamo tendendo sotto controllo sono le privatizzazioni e il pacchetto di stimoli per l’industria petrolifera. Abbiamo inoltre incrementato l’esposizione sulle medie imprese che sono ancora indietro in termini di performance e dove riteniamo vi siano discrepanze nelle valutazioni. Se guardiamo alla Turchia anche qui vediamo come una serie di problemi quali la stabilità politica o l’inflazione siano sotto controllo, e come questo Paese mostri una crescita sostenuta, fra il 6 e il 7%, un solido settore bancario e un quadro normativo sempre più vicino a quello europeo. Anche qui la volatilità del mercato azionario è in forte diminuzione e, come dimostrano i recenti flussi, attrae sempre maggiormente investitori internazionali”.


