Investire
Meno emergenti. Più Giappone
Kurt Kotzegger, responsabile degli investimenti azionari e dell’asset allocation di Raiffeisen Capital Management
“Sull’azionario recentemente abbiamo ridimensionato l’esposizione ai mercati emergenti, i cui prezzi ora incorporano in maniera significativa la crescita, quindi non ci sono più grosse opportunità di acquisto a buon mercato nell’area. Siamo invece passati a un lieve sovrappeso sulla borsa di Tokyo che ha buoni fondamentali, ma recentemente è stata eccessivamente penalizzata dai malumori del mercato. Guardando all’Europa orientale, puntiamo ancora sui titoli russi, e in particolare gli energetici come Gazprom e Lukoil. Pensiamo, infatti, che molti titoli russi non riflettano adeguatamente i prezzi delle materie prime, al centro del loro business. Sulle materie prime poi prevediamo che nel 2011 le quotazioni vedranno movimenti laterali, ma in ogni caso preferiamo energia e materiali industriali, mentre utilizziamo i metalli preziosi come strumenti di copertura. Per quanto riguarda l’area euro siamo negativi sul settore finanziario, poiché le tensioni sui debiti sovrani, riesplose questo autunno con la crisi irlandese, hanno riacceso i riflettori sulla fragilità delle banche dell’Eurozona. Continuiamo invece a preferire settori più difensivi come telefonici e farmaceutici”. Per quanto riguarda l’obbligazionario “durante il corso del 2010 abbiamo accorciato progressivamente la duration dell’investimento sui mercati sviluppati, e ora stiamo iniziando la stessa operazione anche sul debito dei paesi emergenti, a causa del rinvogorirsi delle aspettative di inflazione. Inoltre nonostante gli spread più elevati, ai governativi periferici dell’area euro preferiamo le emissioni societarie investment grade, high yield ed emergenti. Certo, siamo lontani dalle pressioni inflazionistiche come vengono comunemente misurate, ma il quadro sta diventando asimmetrico, i rendimenti sono molto bassi lungo tutta la curva e questo significa che l’inflazione è già prezzata. Non credo ci saranno pressioni inflazionistiche in Europa l’anno prossimo e, quando ci saranno, vorrà dire che i problemi maggiori saranno ormai alle nostre spalle”.


