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Opportunità emergenti, Bric va bene, Gem va meglio

creato da grafici ultima modifica 11/03/2011 11:23

Conviene diversificare allontanandosi dai soliti noti. È il momento di cercare...

Dalla crisi del credito del 2008, sono emersi chiaramente due elementi: prima di tutto, la consapevolezza che le aspettative di crescita per gli Stati Uniti e per l’Europa rimarranno deboli per il prossimo futuro; secondo, che la crescita nei Paesi Emergenti è sempre più decorrelata da queste previsioni.
Considerando le prospettive di una crescita lenta, negli anni a venire, del mondo sviluppato e che le autorità monetarie continueranno a fare tutto ciò che è in loro potere per allontanare il rischio della deflazione, è consigliabile per gli investitori mantenere una posizione ampiamente sovrappesata sui Paesi emergenti. Questo rappresenta infatti un modo per trarre beneficio dalla crescita organica e dalla aumento dei livelli di liquidità a livello globale.
I mercati con le migliori prospettive di crescita della domanda interna sono l’Indonesia, l’India e l’Egitto.
La crescita economica in questi Paesi è guidata soprattutto da forti sviluppi demografici, da un’intensa azione di deregolamentazione dell’economia e da sistemi finanziari relativamente sani. Questi tre Paesi sono chiaramente meno vulnerabili alle variazioni della crescita del mondo sviluppato rispetto agli altri mercati emergenti. La crescita dei consumi, ma anche quella degli investimenti, potrebbe benissimo aggirarsi intorno al 10% per molti anni. Anche la Cina resta ovviamente una delle economie con il più alto tasso di crescita al mondo, nonostante un rapporto di debito più elevato e una situazione demografica che andrà peggiorando nei prossimi anni. La crescita del PIL dovrebbe moderarsi gradualmente da circa il 10% di oggi a circa il 7% nei prossimi cinque anni. Al momento, l’appeal del mercato azionario cinese è legato soprattutto alle aspettative di una politica economica cinese accomodante, piuttosto che restrittiva, nei prossimi trimestri.
Altri due elementi che inducono ad orientarsi verso la Cina sono la prospettiva incoraggiante di nuovi flussi di capitali e il semplice fatto che, quest’anno, i prezzi dei titoli cinesi sono rimasti più bassi rispetto ad altri mercati emergenti.
Altri due mercati azionari che hanno performato sotto la media nel 2010 sono il Brasile e la Russia. Entrambi condividono la stessa caratteristica chiave: il rischio. All’interno dell’universo dei mercati emergenti, il Brasile e la Russia hanno il beta più alto, il che significa che queste due economie probabilmente continueranno a rendere bene anche in un mercato, come quello attuale, guidato dalla liquidità.
Per quanto riguarda il Brasile, ci sono altri due fattori che lo rendono attraente: l’atteso proseguimento della politica economica guidata da Dilma Rousseff, il probabile vincitore delle elezioni presidenziali, e la prospettiva di una crescita degli investimenti nei prossimi anni.
È trascorso del tempo da quando i quattro mercati BRIC sono apparsi attraenti tutti nello stesso
momento. Questa è una coincidenza.
Gli investitori dovrebbero piuttosto affidarsi a una prospettiva GEM (Global Emerging Markets). Il successo recente dell’Indonesia, della Colombia, del Perù e della Turchia, conferma che gli investitori che restringono le proprie vedute ai quattro mercati BRIC si stanno lasciando sfuggire le migliori opportunità.
A questo proposito, il 2010 è un anno di rivelazione: tre dei quattro mercati BRIC hanno sottoperformato l’indice GEM, mentre otto mercati più piccoli hanno sovraperformato l’indice di oltre il 20%.

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Commenta Maarten-Jan Bakkum | 05 novembre 2010 15:00
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