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Ora cresce la domanda interna, il miracolo cinese è fatto in casa

creato da grafici ultima modifica 10/03/2011 09:00

La maggiore potenza esportatrice cerca e trova un suo equilibrio. E il Pil sale stabilmente del 10%

La Cina stupisce ancora. Se la seconda economia mondiale ha rallentato la sua corsa nel terzo trimestre, perdendo le due cifre, la recente lettura del Pmi (purchasing managers index) di ottobre suggerisce che la crescita sta arrivando soprattutto dalla domanda interna. Il sottoindice relativo agli ordini infatti è salito ai massimi degli ultimi sei mesi, a 58,2 punti da 56,3 di settembre, mentre la misura degli ordini per l’esportazione è scesa a 52,8 da 52,6. Niente male per la maggiore potenza esportatrice. È un segnale, secondo molti analisti, che l’economia cinese sta finalmente trovando il suo equilibrio. Un report di Goldman Sachs stima una crescita del Pil pari al 10,1% quest’anno e del 10% nel 2011, sottolineando che nulla di questa performance è da attribuire a un surriscaldamento dell’economia. La crescita su base annua del Pil in Cina nel terzo trimestre è stata del 9,6% rispetto al 10,3% del quarto precedente, all’11,9% del periodo gennaio-marzo e al 10,6% dei primi 9 mesi dell’anno. Venendo all’azionario, l’indice Shanghai Composite ha archiviato venerdì scorso la sesta settimana consecutiva di rialzi, una stringa che non si vedeva da un anno e mezzo. L’indice, pur restando in territorio negativo da inizio anno (-4,5%), è cresciuto così del 32% dai minimi toccati nello scorso luglio. La più piccola borsa di Shenzhen è in progresso del 12,5% da inizio anno. A Hong Kong, dove sono quotate tutte le maggiori corporation cinesi, l’indice Hang Seng è salito del 13,7%. “L’economia cinese nonostante questo leggero declino nel corso del terzo trimestre continua comunque a performare piuttosto bene”, spiega Giuseppe Geresia, Branch Director di X-Trade Brokers (XTB), broker online che di recente ha aperto una sede a Milano. “Nei prossimi mesi potrebbe leggermente rallentare il suo cammino a causa dell’impatto delle manovre fiscali e monetarie. Rimane comunque un’economia assolutamente solida con un tasso di crescita molto elevato. Ritengo che nei prossimi mesi il mercato finanziario cinese possa continuare a seguire il trend economico in crescita. L’indice azionario Shanghai ha già oltrepassato degli importanti massimi registrati a fine novembre del 2009”. Pesano però le attese di un nuovo rialzo dei tassi da parte della banca centrale, che potrebbe colpire il sentiment degli investitori. L’inflazione dovrebbe superare quest’anno il target fissato dal governo al 3%. La Banca del Popolo nelle settimane scorse ha alzato i tassi d’interesse per la prima volta dal 2007, giustificando la mossa con le continue pressioni al rialzo dei prezzi delle case e più in generale con le aspettative d’inflazione. “Normalmente la politica economica cinese è piuttosto attendista, non amano intervenire troppo di frequente sul mercato. Resta comunque possibile un’ulteriore stretta monetaria per ridurre l’alta inflazione e il prezzo più elevato delle materie prime, causato del forte indebolimento del dollaro negli ultimi mesi”, dice Geresia. Anche il mercato cinese dovrebbe essere interessato dell’ingente flusso di capitali generato dal quantitative easing americano. Al tempo stesso si ritiene che le autorità di Pechino abbiano la necessaria “esperienza” e tutti gli strumenti per evitare la formazione di bolle speculative. Uno sguardo ai fondi. Astenersi deboli di cuore. Nella categoria Bluerating “azionario Cina” il Fidelity Focus A denominato in dollari rende a cinque anni il 178,5%, seguito dal JF China A con il 166,4%. Nell’ultimo anno i due fondi hanno ottenuto performance rispettivamente del 26,8% e del 26,1%. Primo della classe sui 12 mesi il Tisf China Opportunities Rna Usd con il 40,5%. Fra gli Etf spicca il Lyxor Etf China Enterprise Eur, in guadagno del 18,4% nell’ultimo anno e del 160,2% a 5 anni. A proposito della congiuntura cinese è intervenuto di recente Jim O’Neill, l’”inventore” del Bric. “Se paragonate ai Paesi avanzati, le economie emergenti presentano in generale un outlook positivo - ha detto il presidente di Goldman Sachs Asset Management. I fondamentali macroeconomici cinesi contengono parecchi fattori favorevoli, come l’aumento della domanda interna, un trend di robusta crescita dei settori al dettaglio e l’espansione dei mercati di capitali”.

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Commenta Alessandro Bonini | 16 novembre 2010 16:30
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