Investire
Gli speculativi sono a dieta dal 2008, ma le cose potrebbero cambiare nei prossimi due o tre anni
Per gli hedge il vento sta girando
Gli investitori istituzionali prevedono un aumento dell'allocazione in strumenti alternativi
Il 2011 va in archivio come il secondo peggior anno della storia degli hedge fund. Peggio è andata solo nel 2008, l’annus horribilis della finanza mondiale. Secondo Hedge Fund Research, a fine novembre le perdite accumulate dall’indice settoriale Hfri Fund Weighted Composite erano al
4,4%. Solo altre due volte, dal 1990 in poi, il comparto ha avuto a che fare con il segno meno: nel 2008 (-19%) e nel 2002 (-1,5%).
Dal 2008 si vive dunque nell’incertezza. Ma nel 2012 qualcosa potrebbe cambiare.
Secondo la nona indagine globale sugli investimenti alternativi pubblicata da Russell Investments, gli investitori istituzionali di tutto il mondo, tra cui fondi pensione, associazioni caritative,
fondazioni e compagnie di assicurazioni, prevedono un rinnovato ricorso agli investimenti alternativi nonostante le tensioni di mercato registrate nel 2008 e nel 2009.
In particolare, gli investitori istituzionali americani pronosticano per i prossimi due o tre anni in
media un aumento di un terzo - dal 14% al 19% - della loro allocazione in strumenti alternativi. Il
settore immobiliare, il private equity e gli hedge fund rimangono le tipologie di strumenti preferiti,
ma si prevede che le materie prime e le infrastrutture registrino sensibili aumenti, pur partendo
da percentuali attualmente molto basse.
Ben l’84% degli intervistati ha modificato l’approccio alla gestione del rischio, o intende
procedere in tal senso, e quasi due terzi stanno aumentando il grado di sofisticazione delle procedure di governance e dei processi decisionali interni.
Contemporaneamente, è aumentata la loro consapevolezza del ruolo giocato dagli investimenti
alternativi nella diversificazione del portafoglio e nella gestione del rischio.
“I partecipanti all’indagine”, ha spiegato Janine Baldridge, responsabile dei servizi di orientamento
e consulenza internazionali, “hanno confermato che gli investimenti alternativi hanno superato la crisi finanziaria mondiale del 2008 e dell’inizio del 2009 e sono pronti per la ripresa, la rivalutazione dei corsi e l’aumento delle allocazioni in questi strumenti nei prossimi anni. Gli
alternativi si sono guadagnati una solida reputazione come elementi di diversificazione dei portafogli e di riduzione del rischio.
Si prevede che recuperino slancio, anche se l’attuale ripresa mondiale dovesse perdere colpi”.
Complessivamente, gli intervistati prevedono di aumentare la parte dei loro portafogli dedicata agli hedge fund portandola al 5,7% per il 2012, salendo quindi rispetto al 4,2% del 2009. Nelle indagini precedenti, l’allocazione media in hedge fund era del 7-8% in America settentrionale ed Europa e del 9-10% in Giappone e Asia. Per il 2009, la quota del settore immobiliare nel portafoglio investimenti complessivo degli investitori istituzionali che hanno partecipato all’indagine di Russell era pari al 4% in America settentrionale, al 4,9% in Europa e al 2,7% in Giappone. In ognuna di queste aree, gli intervistati prevedono aumenti sostenuti delle valutazioni entro il 2012.
Secondo gli investitori istituzionali, la volatilità dei mercati negli ultimi due anni non ha modificato la filosofia fondamentale legata agli strumenti alternativi.
Nonostante ciò, sembrano cambiare approccio. In base all’indagine, il 58% degli intervistati sosteneva che le proprie filosofie o strategie non erano cambiate dopo la crisi finanziaria, mentre il 28% era di opinione diversa. Tuttavia, il 44% ha affermato di avere già differenziato gli investimenti alternativi a seconda del rischio di liquidità, o di procedere presto in tal senso.
“Gli investitori ritengono che gli eventi degli ultimi due anni abbiano indotto una maggiore attenzione alla gestione del rischio e ai timori di governance”, spiega Julia Cormier, direttrice della sezione investimenti alternativi di Russell Investments. “Svolgono con maggiore frequenza le procedure che hanno dimostrato di dare buoni frutti e prendono nuove iniziative per colmare le lacune.
Alla luce dei dati dell’indagine, molti investitori istituzionali hanno adottato sistemi di gestione del rischio che consentono di attribuire il rischio in base alla fonte. E un numero maggiore ha aumentato la frequenza e il livello di approfondimento dei report sul rischio presentati a comitati
di investimento e direzione”.


