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Risparmio gestito sotto i riflettori, rispunta l'ipotesi scudo
Per evitare altre misure che scontentano tutti (vedi tfr e tassa di solidarietà), l'esecutivo starebbe valutando un nuovo rimpatrio
Un nuovo scudo fiscale per far rientrare i capitali rimasti all'estero, con una aliquota superiore a quella del 5% (tra il 7% il 10%, pare) prevista nella precedente operazione di rimpatrio dei capitali. È una delle ipotesi che sarebbe ora al vaglio della maggioranza. L'idea sarebbe sfruttare la Tobin tax europea, che potrebbe rendere più difficile l'anonimato degli evasori.
Mercoledì 17 agosto la manovra è arrivata al Senato semideserto, undici parlamentari appena, compreso il rappresentante del governo, e un'opposizione più in forze della maggioranza. L'iter vero e proprio partirà martedì 23 agosto alla commissione Bilancio di Palazzo Madama. Per raccogliere le risorse utili ad ammorbidire alcune misure che scontentano - dal prelievo per i redditi oltre i 90mila euro ai tagli agli enti locali - si starebbe valutando la nuova operazione di rientro agevolato di capitali che attualmente sono all'estero. Ipotesi al momento solo allo studio. Ma che rimette al centro dell'attenzione i titoli legati alla gestione del risparmio. Le precedenti esperienze dimostrano che il ritorno in patria delle ricchezze detenute all'estero avvantaggia chi le ricchezze è chiamato ad amministrarle: private banker in primis. Qualche esempio. La raccolta di prodotti di risparmio gestito a inizio 2010 risultò molto positiva per Banca Generali, raggiungendo i 200 milioni di euro. Alla cifra contribuirono in misura importante le gestioni patrimoniali individuali, che raccolsero 86 milioni "grazie all’impulso ricevuto dalla clientela private che ha effettuato i rimpatri e che cerca un servizio personalizzato". E nel febbraio del 2010, l'Associazione italiana del private banking annunciò che dei 95 miliardi di asset scudati in Italia, 44 erano stati indirizzati a istituti che operano proprio nel private banking (vedansi Mediolanum e Azimut, tra le altre). Per effetto della prima tranche dello scudo fiscale, il totale del valore dei portafogli serviti dal private banking era tornato ai livelli pre-crisi: 361 miliardi di euro di asset gestiti a fine settembre 2009, contro i 363 miliardi al 31 dicembre 2007.


