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Tra le altre materie prime si distingue lo zucchero che vola ai massimi degli ultimi sei mesi

È partita la caccia al mais

creato da grafici ultima modifica 11/03/2011 11:37

Entro la fine dell’anno la produzione del granoturco subirà un calo del 2%

Il problema dei debiti sovrani di mezz’Europa torna a mettere sotto pressione la divisa unica, rende volatili le Borse e spinge in alto le materie prime (soprattutto agricole). Questo è lo scenario che proviene dai mercati finanziari, un panorama che vede i paesi dell’Eurozona battere cassa: per la fine di settembre hanno già deciso di raccogliere 80 miliardi di euro contro i 43 dello scorso agosto. I dubbi sulla “facilità” con cui i debiti europei continueranno ad approvvigionarsi sul mercato (soprattutto per gli stati “periferici”) hanno spinto l’euro verso nuovi minimi contro il franco svizzero (l’oro delle valute). Sul fronte materie prime i temi di interesse continuano ad essere i medesimi delle scorse settimane. Da un lato l’oro continua ad attirare la liquidità di chi non vuole rischiare e scambia stabile intorno ai 1.245 dollari per oncia. Dall’altra le materie prime “pesanti” continuano la loro corsa sull’effetto della domanda di Cina e India. Parliamo ovviamente di rame, stabile intorno a 7.540 dollari la tonnellata sulla continua richiesta proveniente dalla Cina, ma anche di platino e zinco. Il petrolio, come un pendolo, tocca il livello di 70 dollari al barile per poi rimbalzare velocemente. Le quotazioni del WTI tornano così oltre i 75 dollari per la gioia di traders e investitori appassionati di oro nero. Prosegue invece la confusione che regna nel mercato dei beni agricoli dove incendi, raccolti andati male, tempeste e speculazione spingono zucchero, caffè, mais e cotone a nuovi massimi. Il mais in particolare sembra l’ultimo bene agricolo di cui non si può fare a meno. Secondo il Dipartimento dell’Agricoltura Statunitense quest’anno la produzione di mais subirà una calo del 2%, nonostante l’ottima raccolta. Questo ovviamente non sarebbe un grande problema se consideriamo che negli Stati Uniti cresce il 40% del mais di tutto il mondo. Se pensiamo, però, che l’altro grande produttore di cereali (la Russia) stenta a stare dietro alla domanda mondiale di frumento dopo gli incendi estivi, è facile pensare che il mais oggi stia sostituendo tra gli agricoltori il grano per concimi animali, facendo così salire i prezzi. Tra le altre commodity vola ai massimi di sei mesi lo zucchero spingendo le quotazioni alla Borsa di Chicago a 23,20 centesimi per pound. L’adrenalina tra gli investitori, questa volta, viene fornita dalla stagione troppo secca in Brasile (il più grande esportatore del mondo) e la sostenuta domanda globale di dell’industria dolciaria.

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Commenta Marco Mairate | 17 settembre 2010 16:00
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