Investire
Il debito? Secondo alcuni è d'oro
L’accordo Usa ha frenato la corsa del metallo prezioso. Gli esperti: è solo un pit stop
Debiti sovrani: è sempre lo stesso il “leit motiv” che fa scendere i mercati finanziari e spinge il metallo prezioso verso picchi praticamente mai visti. La prima miccia è stata l’allargamento del differenziale tra il decennale italiano e quello tedesco. Lo spread è arrivato a toccare la soglia record di 334 punti base, cosa che ha fatto partire vendite massicce da parte di banche e istituzionali sui titoli di Stato italiani, peggiorando la capacità del nostro Paese di indebitarsi. La seconda sarebbe potuta arrivare dagli Stati Uniti, se i leader di Camera e Senato non avessero raggiunto in extremis, nella notte tra domenica 31 luglio e lunedì primo agosto, il tanto atteso accordo per innalzare il tetto del debito americano. Il presidente Barack Obama lo ha annunciato a poche ore dalla scadenza del 2 agosto, che pendeva sui mercati come una mannaia. L’intesa ha rappresentato un forte segnale per tutti i mercati, approdati all’ultimo fine settimana di luglio con la possibilità concreta di un default statunitense. Non solo: ha anche fornito un certo respiro al biglietto verde. Negativo, sulle prime, l’impatto sull’oro, che lunedì ha ripiegato verso i 1.600 dollari l’oncia rispetto ai 1.627 della chiusura di venerdì 29 luglio. Si sono concretizzati così i timori di pressioni sul metallo prezioso, giustificate dopo gli ultimi rialzi. Detto questo, il problema dei debiti sovrani rimane ed è più acceso che mai. L’Italia, da parte sua, paga lo stesso rischio di default della Spagna, e molto probabilmente le cose per il debito nazionale andranno a peggiorare con il passare del tempo. Secondo le ultime indicazioni della Banca d’Italia, il debito sovrano si attesta attorno ai 1.900 miliardi di euro. Morale: il debito degli Stati sovrani continuerà a pesare sui mercati e a sostenere le quotazioni delle materie prime, l’oro tra queste. Sul fronte di quelle energetiche, il petrolio attende di conoscere gli sviluppi degli drammatici avvenimenti nell’Africa del Nord e in Medioriente. A cominciare dalla Siria, dove al momento non c’è pace.


