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Il Dragone? Continua a volare
Nel terzo trimestre la Cina è cresciuta del 9,1% malgrado tutte le incognite della crisi
Dopo la comunicazione del dato sulla della crescita del Pil cinese (9,1% dal precedente 9,5%), che ha evidenziato un rallentamento, il mercato ha reagito negativamente. “Le azioni cinesi di classe H quotate a Hong Kong dopo il comunicato hanno mediamente perso il -7,21% portando lo sconto al -31,24% rispetto alle corrispondenti azioni di classe A quotate a Shanghai, che sono arretrate mediamente del 2,93%”, dice Roberto Malnati, direttore a Lugano di Global Opportunity Investments SA.
“Lo sconto medio storico dell’8%”, continua, “costringerà i venditori allo scoperto su Hong Kong a ricoprirsi nel momento in cui il governo cinese riterrà di dover intervenire a sostegno delle azioni di classe A”. Global Opportunity Investments SA è una società di gestione patrimoniale per la quale Malnati gestisce il fondo comune di diritto lussemburghese CB Accent Lux Asian Century. Una crescita del Pil del 9,1%, confermata dai buoni dati sulla produzione industriale e sulle vendite al dettaglio, avrebbe in altri tempi ricevuto una migliore accoglienza dal mercato.
Anche i prezzi delle abitazioni sono aumentati, anno su anno, in 69 delle 70 città presenti nel campione di rilevazione. “Diventa sempre meno probabile”, sostiene Malnati, “il paventato hard landing e la crisi immobiliare, considerata la tenuta dei prezzi e la consuetudine cinese di ricorrere a una quota di indebitamento che non eccede il 60% del valore degli immobili, non ha di certo le caratteristiche della crisi immobiliare americana o spagnola”. Una svolta nella politica economica cinese non è forse molto lontana.
“Potrebbe venire resa pubblica in occasione del vertice del G20 che si terrà il 3 e 4 novembre a Cannes. L’allentamento della politica restrittiva può coincidere molto probabilmente con l’inizio di un rally dei principali indici azionari cinesi”, spiega Alfonso Tour, consulente per la Cina di Global Opportunity Investments, all’interno del report periodico preparato dalla società di gestione patrimoniale. La politica molto restrittiva seguita da Pechino negli ultimi mesi si poneva infatti due obiettivi: combattere l’inflazione e frenare la corsa al rialzo dei prezzi del mercato immobiliare. Questi obiettivi rispondevano non solo a esigenze economiche, ma anche politiche e sociali.
“La corsa dei prezzi delle case e dei beni di consumo creava e continua a creare pericolose tensioni sociali. In particolare, erodeva il benessere conquistato in questi ultimi anni da ampi strati della popolazione e quindi rimetteva e rimette in gioco il patto sociale tra popolazione e regime”, prosegue Tour. Ora gli ultimi dati economici mettono in rilievo che l’inflazione, alimentata soprattutto dai rincari dei beni alimentari, ha già toccato il massimo.
In settembre è infatti scesa al 6,1% dal 6,2% di agosto. Il calo è indubbiamente minimo, ma secondo alcuni analisti dovrebbe accentuarsi nei prossimi mesi. La Kgi ritiene che il tasso dovrebbe scendere al 5,6% in ottobre, al 4,8% in novembre e al 4,6% in dicembre e per l’intero anno dovrebbe fissarsi al 5,5%. Dunque l’inflazione non sarà ancora debellata, ma dovrebbe man mano diventare un problema meno urgente. Anche per quanto riguarda il mercato immobiliare, le misure restrittive adottate stanno producendo risultati visibili.
I prezzi delle case non stanno più salendo e anche nelle città più congestionate come Pechino e Shanghai hanno cominciato a scendere, anche se si mantengono mediamente al di sopra dei prezzi dell’anno scorso. Secondo la banca d’investimento giapponese Daiwa, i prezzi dell’immobiliare dovrebbero flettere dai massimi toccati quest’anno mediamente del 5/10% e non del 20/30%, come implicitamente prevedono i corsi azionari delle principali società quotate in Borsa. Mentre il pericolo inflazionistico e della bolla immobiliare diventa meno urgente, sempre più evidenti sono i segni di rallentamento dell’economia.
“Numerosi sono i fallimenti di piccole imprese che spesso hanno quale tragico epilogo il suicidio dell’imprenditore. Questo rallentamento economico, come era accaduto alla fine del 2008, è dovuto alle politiche restrittive del governo e al calo delle esportazioni. La combinazione di questi fattori induce a ritenere che le autorità cinesi stiano già valutando la possibilità di una decisa correzione della politica economica”, continua Tour.
Un chiaro segnale, che conferma questa previsione, è venuto dalla decisione di far intervenire Central Huijin, il braccio interno del fondo sovrano China Investment, per l’acquisto delle azioni delle quattro grandi banche nazionali. Questo intervento dimostra che il governo comincia a ritenere eccessivo e soprattutto foriero di danni il ribasso della Borsa di Shanghai, che ha perso il 29% dallo scorso mese di novembre. Il messaggio di Pechino è chiaro: l’indice della Borsa di Shanghai deve risalire. Questo segnale governativo ha già permesso al listino di chiudere positivamente la scorsa settimana.
“Tenendo conto che la volontà del governo è sempre un fattore decisivo per prevedere l’andamento della Borsa di Shanghai e tenendo in considerazione che la Cina dovrà nelle prossime settimane correggere la propria politica economica per evitare una recessione, si può ipotizzare che il mercato azionario cinese abbia toccato i minimi durante la settimana appena trascorsa e che siamo alla vigilia di una fase di forte e prolungato rialzo”, conclude Tour. Non dimentichiamoci che il governo è già intervenuto in passato. A inizio luglio 2010, l’intervento ha spinto l’indice di Shanghai al rialzo del 37% nel periodo compreso tra il mese di luglio e il novembre dello scorso anno.


