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Il greggio guarda oltre quota 100
Oltre ai disordini in Nord Africa e Medioriente, sono gli uragani a sostenere il prezzo
Venerdì 29 luglio, le quotazioni del greggio si attestavano sopra i 95 dollari al barile, contro i 100 dollari di due giorni prima. La calma è solo apparente, si affrettavano a dire gli specialisti del settore. In effetti, i disordini in Siria e gli uragani nel Golfo del Messico inducono ad aspettarsi un ritorno a quota 100. I primi acquazzoni tropicali che stanno colpendo il Golfo del Messico, sede di numerose compagnie petrolifere che qui hanno installato decine di piattaforme estrattive, hanno costretto diversi impianti a fermarsi per non mettere in pericolo la sicurezza del personale. In particolare le piattaforme della BP, di Exxon Mobil e dell’Andarko Petroleum hanno dovuto spostare i propri dipendenti per paura che la tempesta tropicale Don diventasse un uragano. Il Golfo del Messico, lo ricordiamo, è il terzo sito al mondo per capacità estrattiva e il fornitore di quasi il 10 per cento di tutto il gas naturale prodotto negli Stati Uniti. Nel 2005, con gli uragani Rita e Katrina (quello, per intenderci, che mise in ginocchio New Orleans), e nel 2010, con Gustav e Ike, si sono registrati seri danni agli impianti di estrazione e trasporto del greggio, tanto che oggi le previsioni meteo in quest’area vengono tenute in serissima considerazione. Per prendere posizione sul petrolio è sufficiente acquistare uno dei tanti prodotti quotati alla Borsa di Milano: dai prodotti senza leva, come per esempio l’Etfs Leveraged Crude Oil, ad altri che al contrario offrono un’esposizione sull’oro nero con leva. Nell’ultimo mese, uno di questi prodotti ha generato un rendimento positivo del 2,5% circa, a fronte di una performance negativa (si parla del 17% e oltre) rispetto all’inizio di quest’anno.


