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Interviene l'Opec, il greggio crolla
La decisione del cartello è legata al blocco dei 2 milioni di barili provenienti dalla Libia
Addio greggio a 100 dollari. Nel giro di poche settimane il prezzo del petrolio è passato dai record di maggio al sell-off di queste sedute, che ha spinto il prezzo del greggio WTI fino a 89 dollari al barile. Male anche il Brent che dimentica i 120 dollari di maggio e si appresta a lambire la soglia di 100 dollari al barile. I motivi dietro questo rapido dietrofront del greggio sono tanti e tutti concatenati. Primo, l’OPEC (dopo la disastrosa riunione di inizio giugno) ha deciso di aumentare la produzione di greggio per colmare il gap creato dal venire meno degli oltre 2 milioni di barili al giorno, del greggio libico. Secondo quanto ha stabilito la International Energy Agency (IEA) lo scorso 23 giugno, il mercato si appresta a ricevere diversi milioni di barili di petrolio provenienti dalla riserve strategiche di tutto il mondo. Di questi, 30 milioni di barili arriveranno dal U.S Strategic Petroleum Reserve, altri paesi membri dell’Unione Europea apporteranno 20 milioni mentre l’area asiatica si farà carico di portare 10 milioni di barili. Questo ovviamente nel tentativo di far scendere il prezzo del greggio e quindi accelerare il processo di ripresa dell’economia globale.
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