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L’oro lancia la sfida ai massimi toccati nel caldo inverno 1980
Nel gennaio di trentun anni fa superò i 2.000 dollari l’oncia. Oggi è la Cina a guidare la domanda
L’oro è stato il grande sconfitto degli ultimi due secoli, avendo avuto, in termini reali, una rivalutazione prossima allo zero. “Un dollaro investito nel 1802 in oro avrebbe raggiunto 1,95 dollari nel 2006, rispetto ai 755.163 dollari che si sarebbero ottenuti dalle azioni Usa e ai 1.083 dollari dei titoli di stato statunitensi a lungo termine”: così scrive Jeremy J. Siegel nella quarta edizione di Stocks for the Long Run, libro su cui si basa la formazione dei gestori negli Stati Uniti, pubblicato in Italia lo scorso anno da Il Mulino. Il 21 gennaio del 1980 l’oro raggiunse la quotazione di 825,50 dollari, cifra che, indicizzata all’inflazione, secondo i calcoli effettuati dalla Fed di Minneapolis, corrisponde attualmente a 2.211,65 dollari. Le possibilità per un rialzo nel lungo periodo esistono ancora, quindi, ma è necessario capire quali sono i fattori che muovono il prezzo del metallo prezioso. Recentemente i valori sembrano essere correlati con il rischio di default sovrano, mentre negli ultimi anni erano la necessità di diversificazione, i timori d’inflazione e l’aumento della domanda fisica a guidare gli acquisti. La correlazione dell’oro nei confronti del Pil pro capite di Cina e India è sorprendente, spiegabile in parte con la maggiore domanda per il bene fisico proveniente proprio da queste economie, grazie al crescente livello di benessere. Secondo l’associazione degli operatori cinesi in oro il Paese si è confermato, per il quarto anno consecutivo, primo produttore al mondo, con 340 tonnellate, superando il Sud Africa. La produzione, sebbene prevista in aumento a 400 tonnellate entro il 2014 (+19% rispetto al 2010), non sembra essere in grado di seguire la domanda della seconda economia mondiale, pari a 700 tonnellate, secondo le stime riportate nelle scorse settimane da Sun Zhaoxue, presidente della China National Gold Group, la più grande società estrattiva statale della nazione. Nel primo trimestre del 2011 il consumo mondiale di oro è salito a 981,3 tonnellate, pari a un valore di 43,7 miliardi di dollari, in aumento rispettivamente dell’11% e del 40% sullo stesso periodo del 2010, mentre la domanda di lingotti è salita a 310,5 tonnellate, in rialzo del 26% nei confronti del 2010. Sono in costante aumento anche le negoziazioni su strumenti finanziari che permettono di replicare il metallo prezioso. Nel mese di maggio, gli scambi di Etp sull’oro hanno raggiunto un totale di 97 miliardi di dollari, mentre nel 2010 al Shanghai Gold Exchange, l’unico mercato specializzato in metalli preziosi in Cina, le negoziazioni sui prodotti legati all’oro hanno totalizzato scambi per un corrispettivo di 6.046,06 tonnellate, un dato che ha permesso alla borsa di diventare leader mondiale in termini di volumi sul segmento spot.


