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Rame, il record non fa sciopero
Le proteste dei lavoratori in Cile (ma non solo) fanno alzare il costo del metallo rosso
Quella di Escondida in Cile è la più grande miniera di rame al mondo. Ogni giorno qui vengono prodotte tonnellate di materiale grezzo, il 7% del totale annuale nel mondo. Ovvio che lo sciopero che si sta prolungando dallo scorso 21 luglio non può che preoccupare il colosso minerario Bhp Billton, gestore della miniera, e spinge l’acceleratore sul prezzo del rame, già prossimo ai 10.000 dollari la tonnellata. Alla base dello sciopero, le richieste dei minatori cileni che reclamano un bonus annuo pro capite di 10.000 dollari contro i circa 6.000 dollari offerti dall’azienda. Dal canto suo, il colosso minerario lamenta l’illegalità dello sciopero in quanto il rinnovo delle condizioni contrattuali non è possibile fino al 2013. Da parte loro, i lavoratori sono ben consci dei guadagni miliardari delle aziende minerarie, e in particolare degli enormi ricavi generati attraverso il rame, che in pochi anni ha più che raddoppiato il suo prezzo. Ma i lavoratori cileni non sono i soli a protestare: sembra che la corsa delle materie prime abbia dato nuova linfa “sindacale” a tutti i colleghi sparsi per il globo. È il caso della miniera di Grasberg nella provincia di Papua, Indonesia. Qui ogni anno si estrae più oro che in tutto il resto del mondo. Si tratta della terza miniera a cielo aperto per l’estrazione del rame. Anche qui, come in Cile, agli inizi di luglio i minatori hanno incrociato le braccia per otto giorni, chiedendo paghe più alte. Ancora in Cile, questa volta a Codelco, i lavoratori sono entrati in sciopero per 48 ore, mentre in Sudafrica circa 100.000 lavoratori si sono aggregati a una movimentazione generale nel settore del carbone. Scioperi, consumi alle stelle e capacità produttiva ridotta lasciano pensare che il prezzo del metallo rosso possa presto toccare nuovi massimi. Per avvantaggiarsene, è possibile prendere posizione direttamente sul metallo (esistono diversi ETC/ETN come l’Etfs Copper di ETFS Securities che nell’ultimo mese ha messo a segno un progresso del 7,69%) oppure puntare su indici di metalli industriali che offrono maggiore diversificazione tra i metalli, evitando così di rimanere esposti su un unico prodotto. Una possibilità è offerta dall’Etfs Forward Industr Metals Dj- Ubsci-F3 che in 12 mesi ha generato un rendimento del 15,3%.


