resta debole anche fondiaria-sai
E' sempre il caso Irlanda a tener banco
Piazza Affari perde altro terreno, imitata dalle borse europee che pure avevano tentato un rimbalzo in apertura. Occhi puntati su Dublino, mentre tra le singole blue chip italiane si mettono in luce Tenaris e Italcementi, con Unipol e A2A che continuano a perdere terreno
E’ ancora il caso Irlanda a tener banco a Piazza Affari come sui principali listini europei, mentre il premier di Dublino, Brian Cowen, presnta la manovra correttiva quadriennale da 15 miliardi di euro (10 miliardi di tagli alla spesa e 5 miliardi di maggiori entrate fiscali), condizione per poter accedere agli 80-90 miliardi di euro in tre anni previsti dal pacchetto di salvataggio Ue-Fmi messo a punto lo scorso fine settimana.
Manovra cui dovrà seguire il varo della legge finanziaria per il 2011 ed eventualmente un intervento per mettere “in sicurezza” Bank of Ireland, ultimo grande istituto di credito irlandese a non essere sotto il controllo pubblico (ipotesi che non piace ai mercati, tanto che il titolo cede oltre il 13% in borsa stamane).
Lo scenario resta insomma incerto, tanto che Standard & Poor’s ha già limato di un livello il giudizio attuale sui titoli a breve e a lungo termine portando il primo da “A-1+” ad “A-1”, il secondo Dublino da “AA” ad “A” e lasciando entrambi in creditwatch” con implicazioni negative, in vista di ulteriori riduzioni se le misure che verranno adottate non dovessero arrestare la fuoriuscita di capitali.
Dopo un’ora abbondante di lavoro a Milano l’indice Ftse Italia All-Share cala in area 20.488,49 (-0,50%), mentre l’Ftse Mib si riporta a quota 19.854,23 (-0,48%) e l’Ftse Italia Star ridiscende sui 10.757,08 punti (-0,56%).
Tra le blue chip italiane si mantengono in rialzo Campari, Finmeccanica, Italcementi (che rimbalza dopo il calo della vigilia), Prysmian (nonostante la conferma che l’olandese Draka, su cui l’ex Pirelli Cavi ha lanciato un’Opa amichevole da 840 milioni di euro, abbia avviato i colloqui con la cinese Ximao per valutarne la controfferta da 1 miliardo di euro) e Terna.
Deboli invece Unipol, che cede un altro 3% (facendo a questo punto sorgere il sospetto che anche il calo di ieri non fosse legato a eventuali ordini errati), A2A, Exor, Mediolanum (che soffre come molti finanziari l’esposizione al rischio-Irlanda) e Fondiaria-Sai (sempre penalizzata dall’attesa del prossimo aumento di capitale).


