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    <item rdf:about="http://www.soldi-web.com/news-1/primo-piano/caos-grecia-l2019europa-smentisce-nessun-piano-d2019emergenza">        <title>Piazza Affari chiude in leggero calo la seduta di venerdì</title>        <link>http://www.soldi-web.com/news-1/primo-piano/caos-grecia-l2019europa-smentisce-nessun-piano-d2019emergenza</link>        
<!--description tal:content="obj_item/Description">            Description        </description--><description>
 &lt;b&gt;
  Negli Stati Uniti, intanto, si incontrano i leader del G8. Tra il temi sul tavolo, naturalmente, anche la crisi del Vecchio Continente


 &lt;/b&gt;
 &lt;br&gt;&lt;/br&gt;
&lt;p&gt;Piazza Affari ha chiuso in calo la seduta di venerdì 18 maggio. Il Ftse Mib ha lasciato sul terreno lo 0,31%, mentre il Ftse All Share ha perso lo 0,37%. Ancora sotto pressione i titoli di Stato italiani, come segnala il differenziale sugli omologhi tedeschi. Nell'aria aleggiano i timori di un possibile crollo dell'euro. La Commissione europea in giornata ha fatto sapere che non sta lavorando su piani d'emergenza in caso la Grecia esca dall'area della moneta unica. La smentita è arrivata da Bruxelles dopo che nella mattinata di venerdì era stato il commissario europeo al Commercio, Karel De Gucht, a confermare in un'intervista al quotidiano belga De Standaard l'esistenza di un simile scenario. &amp;quot;Un anno e mezzo fa ci poteva essere il pericolo di un effetto domino, ma oggi ci sono, all'interno sia della Bce che della Commissione europea, servizi che stanno lavorando su scenari d'emergenza nel caso la Grecia non ce la faccia&amp;quot;, aveva dichiarato De Gucht. Il commissario aveva poi sottolineato: &amp;quot;Un'uscita della Grecia non significa la fine dell'euro, come qualcuno sostiene&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il presidente del Consiglio italiano Mario Monti intanto è atterrato a Washington: destinazione Camp David, per partecipare alla riunione del G8 e poi volare a Chicago per il vertice Nato. In cima all'agenda, le preoccupazioni per la crisi economica dell'eurozona e la strategia di uscita degli alleati Nato dall'Afghanistan. Per Obama, nell'anno delle presidenziali, si tratta di una grande opportunità per dimostrare agli americani la sua leadership sullo scenario globale, visto che gioca in casa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Obama può contare su un nuovo alleato quando si pone l'accento sullo sviluppo: il francese François Hollande, che è stato invitato alla Casa Bianca per un incontro prima dell'inizio del summit. Camp David non era mai stata prescelta come location per un G8 ma Obama, quando lo scorso marzo ha annunciato a sorpresa lo spostamento del vertice nel Maryland da Chicago, ha spiegato di averlo fatto per scongiurare le proteste e per lavorare in un'atmosfera più intima e informale.&lt;/p&gt;
</description>        <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>bluegianluca</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2012-05-18T17:37:26Z</dc:date>        <dc:type>Article</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://www.soldi-web.com/news-1/business-life/sport-e-finanza-unicredit-si-appassiona-alla-uefa">        <title>Calcio, UniCredit si appassiona alla Uefa</title>        <link>http://www.soldi-web.com/news-1/business-life/sport-e-finanza-unicredit-si-appassiona-alla-uefa</link>        
<!--description tal:content="obj_item/Description">            Description        </description--><description>
 &lt;b&gt;
  Piazza Cordusio prolunga per altre tre edizioni il contratto di sponsorizzazione

 &lt;/b&gt;
 &lt;br&gt;&lt;/br&gt;
&lt;p&gt;Una volta che cominci con la Uefa, non riesci più a smettere. Specialmente se i risultati sono più che soddisfacenti in termini di ritorno di immagine. Quelli delle passate stagioni spingono &lt;strong&gt;UniCredit&lt;/strong&gt; a prolungare per altre tre edizioni il contratto di sponsorizzazione, originariamente stipulato per tre stagioni, e ad arricchire il pacchetto della sponsorizzazione con i nuovi diritti addizionali che UniCredit si è assicurata. Lo ha comunicato la società stessa con una nota ufficiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra i diritti, quello di usare la nuova designazione &amp;ldquo;Banca ufficiale della Uefa Champions League&amp;rdquo;, che crea uno stretto legame tra la sponsorizzazione e il core business di UniCredit come istituto finanziario, e quello di produrre la &amp;ldquo;Moneta ufficiale della Uefa Champions League offerta da UniCredit&amp;rdquo;, che l&amp;rsquo;arbitro lancerà prima delle partite e che verrà affiancata dalla &amp;ldquo;Collezione ufficiale delle monete&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre a questi nuovi diritti, come nelle passate stagioni è in corso la preparazione del Uefa Champions League Trophy Tour, presentato da &lt;strong&gt;UniCredit.&lt;/strong&gt; Dopo aver visitato 48 città in 13 Paesi tra il 2009 e il 2011, nell&amp;rsquo;autunno del 2012 il tour percorrerà l'Italia con eventi a Milano, Torino, Bologna, Napoli e Palermo, con un gran finale a Roma. Tappe intermedie con eventi anche a Verona, Venezia e Firenze. La banca prevede il superamento dei risultati già raggiunti nelle edizioni precedenti, che hanno fatto registrare un roi medio del 398%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A tre anni dall&amp;rsquo;inizio della sponsorizzazione, il master brand &lt;strong&gt;UniCredit&lt;/strong&gt; e i brand delle banche locali del gruppo hanno beneficiato di una spinta considerevole in termini di riconoscibilità e di percezione come una delle banche leader in Europa. &amp;ldquo;I risultati ottenuti finora sono tutti in linea con le aspettative, e alcuni vanno ben oltre, in termini di notorietà, immagine del marchio, propensione all&amp;rsquo;acquisto e coinvolgimento dei clienti e dei dipendenti in tutti i principali mercati del gruppo&amp;rdquo;, ha detto Federico Ghizzoni, amministratore delegato di UniCredit. &amp;ldquo;Grazie all&amp;rsquo;intensa attivazione su tutti i mercati, in questa stagione contiamo di generare nuovamente oltre tre miliardi di contatti&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
</description>        <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>bluegianluca</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2012-05-18T16:12:52Z</dc:date>        <dc:type>Article</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://www.soldi-web.com/news-1/primo-piano/industria-istat-calano-gli-ordinativi-a-marzo">        <title>Industria, Istat: calano gli ordinativi a marzo</title>        <link>http://www.soldi-web.com/news-1/primo-piano/industria-istat-calano-gli-ordinativi-a-marzo</link>        
<!--description tal:content="obj_item/Description">            Description        </description--><description>
 &lt;b&gt;
  Nel confronto anno su anno, l'indice grezzo degli ordinativi segna una flessione del 14,3%



 &lt;/b&gt;
 &lt;br&gt;&lt;/br&gt;
&lt;p&gt;Gli ordinativi totali dell'industria a marzo hanno registrato un aumento congiunturale del 3,5%, sintesi di incrementi del 2,6% degli ordinativi interni e del 5,1% di quelli esteri. Nella media degli ultimi tre mesi gli ordinativi totali diminuiscono del 5,1% rispetto al trimestre precedente. Nel confronto con il mese di marzo 2011, l'indice grezzo degli ordinativi segna un calo del 14,3%. È quanto emerge dalle rilevazioni diffuse oggi dall'Istat.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per gli ordinativi, l'aumento tendenziale maggiore si osserva per la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+1,7%). Il calo più ampio si registra per la fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (-29,5%).&lt;/p&gt;
</description>        <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>bluegianluca</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2012-05-18T09:01:07Z</dc:date>        <dc:type>Article</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://www.soldi-web.com/news-1/mercati/borsa-il-lse-chiude-l2019anno-con-ricavi-superiori-al-miliardo-di-euro-1">        <title>Borsa, il Lse chiude l’anno con ricavi superiori al miliardo di euro</title>        <link>http://www.soldi-web.com/news-1/mercati/borsa-il-lse-chiude-l2019anno-con-ricavi-superiori-al-miliardo-di-euro-1</link>        
<!--description tal:content="obj_item/Description">            Description        </description--><description>
 &lt;b&gt;
  Il gruppo di Londra che controlla Piazza Affari archivia il periodo in utile. Soddisfatti i manager 

 &lt;/b&gt;
 &lt;br&gt;&lt;/br&gt;
&lt;p&gt;Il gruppo London Stock Exchange, che controlla tra le altre anche Piazza Affari, ha chiuso l'esercizio 2011-2012 con ricavi totali per 814,8 milioni di sterline, pari a 1,01 miliardi di euro, a fronte dei 674,9 milioni di sterline (849,25 milioni di euro) dell'esercizio precedente. Lo si legge in una nota ripresa dall&amp;rsquo;agenzia di stampa Ansa in cui viene indicato un risultato operativo in crescita del 27% a 358,5 milioni di sterline (448,12 milioni di euro), un utile prima delle tasse in crescita del 169% a 639,7 milioni di sterline (779,62 milioni di euro) e un dividendo unitario totale di 0,28 sterline (+6%), pari a 0,35 euro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Commentando i risultati, il presidente del gruppo Chris Gibson-Smith ha parlato di &amp;ldquo;anno molto significativo per la nostra attività&amp;rdquo;, mentre l'amministratore delegato Xavier Rolet ha sottolineato come &amp;ldquo;la crescita del 27% del risultato operativo e del 169% del risultato prima delle tasse&amp;rdquo; derivi da una &amp;ldquo;forte prestazione di tutte e quattro le nostre divisioni di attività&amp;rdquo; e da un &amp;ldquo;significativo progresso nella nostra strategia di diversificazione&amp;rdquo;. Quanto all'esercizio in corso, a fronte di una situazione generale che &amp;ldquo;evolve con rapidità e rimane incerta&amp;rdquo;, il gruppo prevede di &amp;ldquo;realizzare un nuovo progresso strategico&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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    <item rdf:about="http://www.soldi-web.com/news-1/mercati/oro-ce-chi-pensa-a-future-vendite">        <title>Oro, c'è chi pensa a future vendite</title>        <link>http://www.soldi-web.com/news-1/mercati/oro-ce-chi-pensa-a-future-vendite</link>        
<!--description tal:content="obj_item/Description">            Description        </description--><description>
 &lt;b&gt;
  Nel caso in cui la Grecia dovesse uscire dall’euro il sell off non risparmierebbe l’oro

 &lt;/b&gt;
 &lt;br&gt;&lt;/br&gt;
&lt;p&gt;Dopo una parentesi di forti ribassi, l&amp;rsquo;oro riprende vigore e si mantiene poco sotto la soglia dei 1.600 dollari l&amp;rsquo;oncia. L&amp;rsquo;acuirsi della crisi greca e una possibile uscita dall&amp;rsquo;area euro del Paese sono due buoni motivi per vendere il metallo prezioso. Se il peggio dovesse tramutarsi in realtà - uno tsunami del credito post default di Atene - l&amp;rsquo;oro, insieme a tutte le altre asset class, difficilmente riuscirebbe a evitare un sell off generalizzato. In tutti gli anni passati, l&amp;rsquo;oro è sempre stato il bene rifugio per eccellenza. Oggi, però, le cose sono decisamente cambiate dal momento che gli investitori lo accomunano agli altri asset rischiosi e quindi lo vendono in momenti di forte emotività.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;altro motivo che può influenzare l&amp;rsquo;oro è dato dal fatto che quando le cose vanno male sui mercati azionari e la volatilità sale, gli investitori vendono gli asset su cui sono in guadagno (l&amp;rsquo;oro, per esempio) per coprire le perdite legate ad altri strumenti. Diversamente la pensa &lt;strong&gt;Yuichi Ikemizu&lt;/strong&gt;, responsabile dell&amp;rsquo;attività sulle materie prime per la filiale giapponese di &lt;strong&gt;Standard Bank&lt;/strong&gt;. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Secondo il gestore, &amp;ldquo;non ci sono buoni motivi per vendere oro o altri metalli preziosi: si tratterebbe di vendere un asset che insieme a dollaro e yen rappresenta uno dei pochissimi porti sicuri in questo momento di mercato&amp;rdquo;. La valuta europea infatti è scesa ai minimi da tre mesi contro il dollaro statunitense dopo le notizie provenienti dalla Grecia e dopo che il governo spagnolo ha dovuto nazionalizzare il gruppo bancario &lt;strong&gt;Bankia&lt;/strong&gt; con un&amp;rsquo;iniezione di liquidità di oltre 30 miliardi di euro. Tornando all&amp;rsquo;oro, se la raccolta di strumenti finanziari con sottostante oro continua a calare, l&amp;rsquo;acquisto di metallo giallo fisico dimostra ancora un certo interesse. Anche se i grandi importatori come l&amp;rsquo;India hanno rallentato gli acquisti, nonostante il prezzo sia sceso ai minimi dell&amp;rsquo;anno. &amp;ldquo;Il mercato fisico è relativamente tranquillo, malgrado i prezzi siano bassi&amp;rdquo;, riporta un trader di Singapore. E aggiunge che &amp;ldquo;i movimenti sul mercato fisico rimangono comunque una piccola frazione rispetto all&amp;rsquo;attività dello scorso anno&amp;rdquo;. &lt;/p&gt;
</description>        <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>bluegianluca</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2012-05-18T07:25:34Z</dc:date>        <dc:type>Article</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://www.soldi-web.com/news-1/mercati/dopo-il-calo-di-giovedi-il-ftse-mib-prova-a-ripartire-da-quota-13.000-1">        <title>Dopo il calo di giovedì, il Ftse Mib prova a ripartire da quota 13.000</title>        <link>http://www.soldi-web.com/news-1/mercati/dopo-il-calo-di-giovedi-il-ftse-mib-prova-a-ripartire-da-quota-13.000-1</link>        
<!--description tal:content="obj_item/Description">            Description        </description--><description>
 &lt;b&gt;
  Il 17 maggio il listino italiano a chiuso a -1,46%. Intanto, Fitch e Moody's si abbattevano su Grecia e Spagna
 &lt;/b&gt;
 &lt;br&gt;&lt;/br&gt;
&lt;p&gt;Un'altra giornata di passione per Piazza Affari, che nella giornata di giovedì 17 maggio è arrivata a scendere fino a quota 12.939, un livello pericolosamente vicino ai 12.621 punti del 9 marzo del 2009, all'indomani della riscossa dopo lo shock del collasso di Lehman Brothers. La chiusura, alla fine, è stata a quota 13.089 punti con un calo giornaliero dell'1,46%.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il tutto nel giorno in cui il quotidiano spagnolo El Mundo ha lanciato l&amp;rsquo;allarme della corsa al ritiro dei depositi da parte dei correntisti di Bankia. I risparmiatori avrebbero prelevato più di un miliardo di euro in pochi giorni. E la scure di Moody's si è abbattuta sul Paese: l'agenzia ha tagliato prima il rating di quattro regioni, poi quello di 16 banche e del Santander Uk. Il rating del Santander e del Bbva è sceso ad A3. Madrid ha cercato di calmare le acque smentendo la corsa agli sportelli e ha domandato aiuto alla Banca centrale europa al fine di disinnescare la speculazione e assicurare alla Spagna l'accesso al mercato a tassi sostenibili. Come? Comprando titoli di Stato spagnoli per frenare il rialzo dei tassi di interesse.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La bolla del real estate spagnolo, alla base dello scossone al sistema bancario iberico, presenta un conto che include 180 miliardi di prestiti a rischio. Madrid peraltro ha appena chiesto alle banche altri accantonamenti per 30 miliardi. Bankia intanto barcolla, e alle voci sul ritiro di depositi si aggiungono quelle su una imminente uscita di scena del direttore finanziario, Idelfonso Sanchez, e del responsabile della revisione contabile, Miguel Angel Soria. Solo una settimana fa il governo è entrato nell'azionariato di Bankia e ha ridefinito i vertici del consiglio di gestione. Dai tempi dell'esordio in Borsa lo scorso luglio, il titolo ha perduto quasi il 70% del valore con una capitalizzazione passata da 4,89 miliardi a 2,5 miliardi negli ultimi dieci giorni.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Intanto Fitch ha tagliato il rating della Grecia da B- a CCC. Lo ha reso noto l'agenzia di rating, citando l'accresciuto rischio che il Paese possa essere costretto a uscire dall'Eurozona. Secondo l'agenzia di rating la decisione &amp;quot;riflette l'aumento del rischio che Atene non sia in grado di restare nell'area euro&amp;quot;. Fitch ha spiegato che &amp;quot;la forte performance dei partiti contrari all'austerità nelle elezioni del 6 maggio e il conseguente fallimento nella formazione di un nuovo governo sottolineano la mancanza di supporto pubblico e politico al programma concordato con Ue e Fmi&amp;quot;.&lt;/p&gt;
</description>        <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>interno</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2012-05-18T08:52:55Z</dc:date>        <dc:type>Article</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://www.soldi-web.com/news-1/agenda/agenda-del-18-maggio-2012">        <title>Agenda del 18 maggio 2012</title>        <link>http://www.soldi-web.com/news-1/agenda/agenda-del-18-maggio-2012</link>        
<!--description tal:content="obj_item/Description">            Description        </description--><description>
 &lt;b&gt;
  Focus sugli ordini industriali a marzo in Italia...
 &lt;/b&gt;
 &lt;br&gt;&lt;/br&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Macroeconomia&lt;/strong&gt;:&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Germania&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ore 08.00: Prezzi alla produzione ad aprile, stima +2,6% a/a, precedente +3,3%&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ore 14.00 - Merkel e Schaeuble: intervento alla Catholic Convention&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Italia&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ore 10.00 - Ordini industriali a marzo, stima -, precedente -13,2% a/a&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Trimestrali - Mondo&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Bankia, Foot Locker, London Stock Exchange Group&lt;/p&gt;
</description>        <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>diana</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2012-05-17T15:14:15Z</dc:date>        <dc:type>Article</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://www.soldi-web.com/news-1/protagonisti/banche-intesa-cita-per-danni-il-credit-agricole-negli-usa">        <title>Banche, Intesa cita per danni il Credit Agricole negli Usa</title>        <link>http://www.soldi-web.com/news-1/protagonisti/banche-intesa-cita-per-danni-il-credit-agricole-negli-usa</link>        
<!--description tal:content="obj_item/Description">            Description        </description--><description>
 &lt;b&gt;
  La richiesta di risarcimento avanzata da Intesa sarebbe di circa 180 milioni di dollari, a cui si aggiungono interessi e...


 &lt;/b&gt;
 &lt;br&gt;&lt;/br&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Intesa Sanpaolo arriva ai ferri corti con Credit Agricole. La banca di Ca&amp;rsquo; De Sass ha citato per danni negli Usa l&amp;rsquo;istituto di credito francese, suo azionista, su un prodotto strutturato. Secondo quanto riporta l&amp;rsquo;agenzia di stampa Radiocor citando la documentazione sui conti trimestrali del Credit Agricole, la richiesta di risarcimento avanzata da Intesa sarebbe di circa 180 milioni di dollari, a cui si aggiungono interessi e altre compensazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 9 aprile scorso, riporta il documento della banca francese, Intesa Sanpaolo &amp;ldquo;ha citato davanti alla Corte Federale di New York il Credit Agricole Cib, il Credit Agricole Securities Usa, diverse società del gruppo Magnetar e la Putnam Advisory Company per un Cdo strutturato dal Credit Agricole Cib e denominato Pyxis Abs Cdo 2006-1&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intesa, &amp;ldquo;essendo stata indotta a concludere con il Credit Agricole Cib un Credit Default Swap di un importo di 180 milioni di dollari sulla tranche super senior del Cdo, ritiene di avere subito un danno dalla strutturazione del Cdo e chiede un risarcimento di 180 milioni di dollari, più interessi su questa somma, come pure risarcimenti compensativi e punitivi e rimborso di spese ed onorari, ad oggi non quantificabili&amp;rdquo;. Il Credit Agricole Sa, veicolo quotato del gruppo CA, un tempo primo azionista di Intesa (ante fusione con il Sanpaolo), attualmente detiene il 2,9% della banca italiana dopo avere ceduto lo 0,9% nel primo trimestre. &lt;/p&gt;
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    <item rdf:about="http://www.soldi-web.com/news-1/primo-piano/agli-usa-il-dollaro-piace-debole">        <title>Agli Usa il dollaro piace debole</title>        <link>http://www.soldi-web.com/news-1/primo-piano/agli-usa-il-dollaro-piace-debole</link>        
<!--description tal:content="obj_item/Description">            Description        </description--><description>
 &lt;b&gt;
  Una valuta fiacca fa comodo all’economia americana. Ma anche Berlino ha i suoi interessi


 &lt;/b&gt;
 &lt;br&gt;&lt;/br&gt;
&lt;p&gt;La discesa dell&amp;rsquo;euro potrebbe essere solamente all&amp;rsquo;inizio. Ma, a giudicare dagli esperti che SOLDI ha interpellato, non ci sarà un crollo. La moneta unica, calata recentemente sotto quota 1,29, ha finora toccato livelli elevati se si considerano i &amp;ldquo;peggiori scenari&amp;rdquo; legati all&amp;rsquo;irrisolta crisi dei debiti sovrani. Il biglietto verde sembra invece avere ritrovato la sua vocazione di divisa rifugio, anche se il presidente Barack Obama, il numero uno della Federal Reserve Ben Bernanke e gli altri autorevoli uomini di comando preferirebbero una divisa debole per fare leva sulle esportazioni e accelerare la crescita economica in vista del voto di novembre. &amp;ldquo;I principali driver per il cambio euro/dollaro resteranno anche nei prossimi mesi l&amp;rsquo;andamento del quadro macroeconomico nelle due rispettive aree geografiche e gli sviluppi della situazione politica nell&amp;rsquo;eurozona&amp;rdquo;, ha spiegato a SOLDI Roberto Mialich, responsabile Fx Strategy di UniCredit Research.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;ldquo;Va comunque osservato che anche gli ultimi dati macroeconomici in America sono apparsi meno brillanti di quanto emerso nei primi mesi dell&amp;rsquo;anno e hanno così rallentato la velocità di discesa della moneta comune. Il dollaro, però, ha comunque beneficiato del suo status di moneta rifugio a fronte di un aumento dell&amp;rsquo;avversione al rischio sui mercati, stante l&amp;rsquo;azione della Banca del Giappone e della Banca nazionale svizzera, volta in entrambi i casi a contenere l&amp;rsquo;apprezzamento di yen e franco svizzero&amp;rdquo;. Mialich prevede un proseguimento della recente discesa dell&amp;rsquo;euro contro la divisa americana, &amp;ldquo;pur tenendo conto dell&amp;rsquo;evolversi del quadro macro, delle possibili risposte della Banca centrale europea e della Federal Reserve e degli sviluppi sul fronte del debito e dello scenario politico, specie nella periferia europea. UniCredit prevede quindi un cambio verso 1,25 per l&amp;rsquo;estate e in area 1,23 per fine anno&amp;rdquo;. Scrivere del cambio euro/dollaro in questo periodo è cosa ardua, ha fatto presente a SOLDI Giorgio Mascherone, responsabile investimenti di Deutsche Bank in Italia. &amp;ldquo;Troppe sono le variabili e le incognite in gioco&amp;rdquo;, ha detto il cio della banca tedesca, che proprio su questo fronte ha appena incassato un importante riconoscimento.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Deutsche Bank si è infatti classificata come prima banca - per l&amp;rsquo;ottavo anno consecutivo - nella ricerca annuale Euromoney 2012 sul mercato Foreign Exchange, con una quota di mercato pari al 14,57%. L&amp;rsquo;obiettivo dell&amp;rsquo;istituto tedesco a fine 2013 in termini di volumi è arrivare a gestire transazioni per mille miliardi - tradotto, un trilione - alla settimana. &amp;ldquo;Il valore di cambio oggi è pari a 1,28 dollari per un euro&amp;rdquo;, ha segnalato Giorgio Mascherone, &amp;ldquo;nella parte bassa della &amp;lsquo;forchetta&amp;rsquo; degli ultimi quattro anni. Eppure, molti analisti ritengono che un valore di cambio equo, calcolato sui parametri fondamentali dell&amp;rsquo;economia - ossia i rendimenti dei titoli di Stato a dieci anni, la produzione industriale, il livello di inflazione e così via - dovrebbe essere ancora più basso, attorno a 1,20. Ma così non è, almeno per ora. In realtà, è molto probabile che il cambio euro/dollaro continuerà a oscillare attorno a quota 1,30, con la volatilità influenzata dagli alti e bassi delle discussioni politiche e un&amp;rsquo;eventuale, non prevista, uscita della Grecia dall&amp;rsquo;area euro potrebbe addirittura rafforzare la valuta continentale che, nelle nostre previsioni, si attesta tra l&amp;rsquo;1,33 e l&amp;rsquo;1,35 a dodici mesi&amp;rdquo;. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Maria Paola Toschi, market strategist di Jp Morgan Asset Management, ritiene che difficilmente quest&amp;rsquo;anno l&amp;rsquo;euro recupererà la soglia di 1,30 contro il biglietto verde. &amp;ldquo;L&amp;rsquo;uscita di un Paese dall&amp;rsquo;euro creerebbe un precedente pericoloso e destabilizzante per l&amp;rsquo;area e per la valuta. Ma ci sono altri elementi da considerare&amp;rdquo;, ha avvertito la Toschi. &amp;ldquo;La maggiore apertura della Germania ad accettare un superiore livello di inflazione rispetto a quello ideale potrebbe lasciare maggiore margine di manovra alla Banca centrale europea in termini di taglio dei tassi o di aumento della liquidità. Indebolendo l&amp;rsquo;euro ma contribuendo a rafforzare i segnali di stabilizzazione dell&amp;rsquo;area. Dal punto di vista opposto, a favore dell&amp;rsquo;euro continua a intervenire il surplus commerciale delle Germania, che anche ad aprile ha mostrato segnali di rafforzamento soprattutto verso i Paesi extra europei&amp;rdquo;. Il trend dell&amp;rsquo;euro/dollaro &amp;ldquo;potrà dipendere più da fattori politici che economici e per questo meno prevedibili&amp;rdquo;, ha concordato Paola Toschi. &amp;ldquo;In generale, è possibile che la fase di debolezza dell&amp;rsquo;euro possa proseguire in relazione alla complessità della crisi in Europa, ma il cambio potrebbe continuare a muoversi in un trading range che potrebbe mantenersi intorno o al di sotto di 1,30&amp;rdquo;.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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    <item rdf:about="http://www.soldi-web.com/news-1/primo-piano/lo-scricchiolio-diventa-piu-forte">        <title>Lo scricchiolio diventa più forte</title>        <link>http://www.soldi-web.com/news-1/primo-piano/lo-scricchiolio-diventa-piu-forte</link>        
<!--description tal:content="obj_item/Description">            Description        </description--><description>
 &lt;b&gt;
  L’uscita dall’euro di Atene potrebbe scatenare un potente effetto contagio per il sud Europa


 &lt;/b&gt;
 &lt;br&gt;&lt;/br&gt;
&lt;p&gt;La diga dell&amp;rsquo;euro, sotto la pressione della crisi greca e di quella spagnola, scricchiola. Negli Stati Uniti, ormai entrati nel pieno della campagna elettorale, regna una sola certezza: occorre evitare il rafforzamento del dollaro per evitare il tracollo dell&amp;rsquo;export a danno di una ripresa che stenta. Le valute, che in questi anni hanno consentito cospicui guadagni, sembrano arrivate al capolinea: il dollaro australiano perde colpi, così come vuole la banca centrale preoccupata dalla caduta della crescita; il real brasiliano, dopo la corsa dell&amp;rsquo;anno passato, è forse la valuta più sopravvalutata del pianeta. Insomma, scommettere sulle valute è più complicato che mai. Ma anche più allettante: il barometro delle Borse, per il prossimo futuro, volge al brutto stabile. Il debito sovrano e, di riflesso, il mercato obbligazionario possono regalare più dolori che gioie, mentre torna ad accentarsi la febbre da debito. In questi frangenti il mercato valutario è quasi l&amp;rsquo;unica alternativa che possa regalare a chi fa le scelte giuste qualche soddisfazione. Ma quali sono le scelte giuste? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Le decisioni più opportune &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Non va trascurato il fatto che il temuto crollo della moneta unica, almeno finora, non c&amp;rsquo;è stato. Certo, i fondamentali politici e le tendenze di mercato sono negative. Ma il rapporto tra euro e dollaro, pur verso il ribasso (attorno a quota 1,27-1,28), non si discosta troppo da quella parità attorno a quota 1,30 che regge da inizio anno nonostante gli scricchiolii sinistri in arrivo da Atene. Come si spiega la tenuta? Innanzitutto, perché non ci sono stati, per ora, rilevanti flussi in uscita dall&amp;rsquo;area euro.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Gli spostamenti di capitali sono avvenuti dentro l&amp;rsquo;eurozona, con lo spostamento dai Btp e dai Bonos verso i Bund tedeschi. Inoltre, Stati Uniti e Cina non gradiscono una svalutazione della moneta unica che rafforzerebbe l&amp;rsquo;export europeo. Ma a favore dell&amp;rsquo;euro giocano anche i fondamentali: la bilancia commerciale di eurolandia nel suo complesso è in attivo. Queste considerazioni però possono essere spazzate via dall&amp;rsquo;uscita dall&amp;rsquo;area euro della Grecia, da cui potrebbe scaturire un effetto contagio devastante per i titoli di Stato del sud Europa. O dall&amp;rsquo;aggravarsi della crisi bancaria spagnola. In realtà, a leggere le previsioni, per ora non si ricavano grosse indicazioni di tendenza: Goldman Sachs prevede un dollaro basso, nell&amp;rsquo;ordine di 1,33 contro l&amp;rsquo;euro a breve, addirittura di 1,45 a un anno. All&amp;rsquo;esatto opposto BlackRock, che parla di quotazioni attorno a 1,10. Posizioni intermedie per Ubs (1,25) e Barclays (1,20). &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;L&amp;rsquo;euro al momento tiene&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;A far galleggiare l&amp;rsquo;euro contribuisce la debolezza strutturale del dollaro. Che, dicono i pessimisti, potrebbe esplodere l&amp;rsquo;anno prossimo in un forte ribasso. E lo dicono adducendo la considerazione che in un anno elettorale, secondo le statistiche, il dollaro gode comunque di una discreta forza. Non va trascurato però, che la Cina, assai scettica nei confronti della moneta unica (il fondo sovrano ha dato lo stop ad acquisti di Btp, Bonos ma anche di Bund tedeschi), torna a guardare con interesse ai Treasury americani. Resta il fatto che i deficit gemelli (bilancia commerciale e budget statale) peggiorano. E, quel che è peggio, non esiste alcuna previsione sull&amp;rsquo;orientamento in materia fiscale del prossimo presidente. Molto dipenderà dalla riunione della Federal Reserve di metà giugno: alcuni osservatori, tra cui Marc Faber, danno per probabile un nuovo quantitative easing, necessario per sostenere una ripresa che rischia di afflosciarsi. In tal caso, il dollaro potrebbe ripiegare su valori più bassi. A meno che, beninteso, la Bce non sia costretta ad abbassare i tassi per contrastare la recessione dilagante. Insomma, l&amp;rsquo;euro è debole, il dollaro non lo è di meno, causa un mix perverso costituito da grande liquidità, elezioni imminenti, un debito pubblico ormai quasi interamente nelle mani di investitori stranieri (asiatici in testa). Che fare?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;Le Olimpiadi della sterlina&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;Insomma, l&amp;rsquo;incertezza sul fronte dell&amp;rsquo;Atlantico regna sovrana. Meglio puntare su altri lidi. Ma quali? Dollaro canadese e australiano sono stati i grandi vincitori di questi anni, sull&amp;rsquo;onda del forte apprezzamento delle materie prime. Ma la grande crisi dei clienti occidentali (e la frenata di quelli orientali) lasciano pensare a una pausa nei prossimi mesi. Alla larga, sostengono gli esperti, dal real brasiliano, valuta ancora sopravvalutata dopo le ondate di acquisti speculativi. Gode di ottima salute, invece, il peso messicano. Non è il caso invece, di scommettere sul franco svizzero, sostanzialmente &amp;ldquo;congelato&amp;rdquo; dalla banca centrale su livelli dell&amp;rsquo;estate scorsa. Il movimento più interessante, al contrario, riguarda la sterlina, favorita dall&amp;rsquo;uscita di capitali degli investitori istituzionali dall&amp;rsquo;area euro a vantaggio dei Gilt (con i rendimenti ai minimi). Senza dimenticare l&amp;rsquo;appetito per la moneta della Regina, stimolato dai prossimi giochi Olimpici. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed ecco gli emergenti &lt;br /&gt;Esiste poi l &amp;rsquo; a r m a d e i Paesi emergenti, ormai emersi. Guai a parlare con Jim O&amp;rsquo;Neill, di Goldman Sach, di Paesi emergenti. Lui, che nel 2001 inventò i Bric - ossia Brasile, Russia, India e Cina - oggi vuol sentire parlare solo di &amp;ldquo;economie in crescita&amp;rdquo; da contrapporre a quelle, stagnanti o in declino, del Vecchio Mondo. Nel giro di dieci anni il mondo si è davvero capovolto: l&amp;rsquo;Europa, da area sicura per gli investimenti prudenti, è diventata l&amp;rsquo;incognita dei mercati finanziari, la variabile che può far saltare gli equilibri. Gli Stati Uniti, già patria della governance, hanno riservato e continuano a riservare sorprese negative (ultimo caso, le perdite di Jp Morgan). Per paradosso, i Paesi più stabili sono diventati proprio gli emergenti, che tra l&amp;rsquo;altro hanno svolto il ruolo di locomotiva del mondo: la Cina in questi anni ha aumentato il credito interno del 40%, senza però compromettere la salute del renmimbi, la moneta di casa che si avvia a diventare una delle valute di riserva del pianeta. Insomma, i fondamentali macroeconomici vanno in una direzione ben precisa. Ma chi investe non deve dimenticare mai che i fondamentali macroeconomici favorevoli sono una condizione necessaria ma non sufficiente per avere successo. È necessario anche saper cogliere il momento giusto delle Borse e non trascurare lo stato di salute delle valute. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La &amp;ldquo;trappola&amp;rdquo; delle monete&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;Molti investitori lamentano cocenti delusioni nella corsa all&amp;rsquo;oro emergente. A guardare l&amp;rsquo;andamento dei listini azionari da gennaio, per esempio, solo Thailandia, Indonesia e Messico registrano un segno più. Il listino di San Paolo del Brasile, uno dei più gettonati, arretra del 14% circa in euro, contro il 6% in real. Ovvero, chi ha scommesso sulla forza della valuta brasiliana contro la fragilità della moneta unica ha ricevuto una delusione. Colpa, si fa per dire, degli sforzi del governo brasiliano di contrastare l&amp;rsquo;eccessivo rafforzamento della moneta con interventi drastici alle frontiere che, dopo dieci mesi di sforzi infruttuosi, hanno finalmente frenato una rivalutazione pericolosa per le esportazioni. Chi decidesse di puntare oggi sul dollaro australiano, una delle valute più apprezzate, potrebbe correre lo stesso rischio: la Bank of Australia ha appena iniziato una manovra aggressiva di taglio dei tassi con l&amp;rsquo;obiettivo di mettere sotto controllo la corsa al dollaro australiano. In realtà, il mercato valutario, all&amp;rsquo;apparenza così semplice nelle sue linee generali, contende a quello del petrolio l&amp;rsquo;Oscar di mercato più imprevedibile e complesso, per più ragioni: a) le dimensioni enormi, circa 4mila miliardi di dollari al giorno; b) il peso crescente dei programmi automatici, il 25% del totale, che a velocità supersonica (nel tempo necessario per un battito delle ali di una farfalla possono partire 20 ordini) sfruttano arbitraggi e inefficienze del mercato puramente tecniche, senza alcuna considerazione per i fattori &amp;ldquo;fondamentali&amp;rdquo;, cosa che rende il trading a breve molto difficile e pericoloso; c) il peso degli insider di Stato. Esemplare a questo proposito l&amp;rsquo;intervento della Banca nazionale svizzera nell&amp;rsquo;agosto scorso per frenare la corsa del franco ormai giunto alla soglia della parità con l&amp;rsquo;euro. Berna, in quell&amp;rsquo;occasione, rispose con massicci acquisti di euro facendo sapere che non avrebbe tollerato una svalutazione della moneta unica sotto l&amp;rsquo;1,20 sul franco, Provocando così utili e perdite colossali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dal renmimbi agli etn &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Non va sottovalutato il ruolo &amp;ldquo;eversivo&amp;rdquo; dei grandi gestori di risparmio dell&amp;rsquo;Occidente. Stati Uniti ed Europa, infatti, hanno ancora un primato incontrastato: quello della ricchezza accumulata in passato. Sono quei flussi finanziari gestiti, secondo le mode, dai fondi di investimento che gonfiano Borse e valute degli emergenti per qualche mese salvo poi richiamare indietro i quattrini quando l&amp;rsquo;emergenza di Wall Street o di Piazza Affari lo impone. Molte delusioni attribuite alla volatilità degli emergenti in realtà dipendono dalle scelte ballerine dei gestori d&amp;rsquo;Occidente. Anche se ormai non mancano i fondi che investono sulla Cina o sull&amp;rsquo;America Latina in un&amp;rsquo;ottica di medio periodo. Meritano infine una citazione particolare gli ultimi nati dal ceppo degli etf, cioè gli exchange traded notes, quotati sul segmento degli EtfPlus di Piazza Affari. Sono strumenti short/long (ovvero adatti a puntare sia sul ribasso che sul rialzo) che possono essere utilizzati come copertura di un portafoglio oppure come investimento puro, con una leva che può arrivare fino a tre (cioè triplicare gli effetti di una variazione quotidiana). Ci sono poi gli etf monetari, che riflettono l&amp;rsquo;andamento di un deposito in dollari rinnovato ogni giorno: un modo semplice per puntare sulla rivalutazione del dollaro. Anche se di questi tempi è più saggio puntare sul Giubileo di Elisabetta d&amp;rsquo;Inghilterra. Dio salvi la Regina. E anche il nostro portafoglio. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
</description>        <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>bluegianluca</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2012-05-17T14:24:22Z</dc:date>        <dc:type>Article</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://www.soldi-web.com/news-1/protagonisti/corrado-passera-l2019europa-deve-agire.-ma-una-soluzione-e-possibile">        <title>Corrado Passera, l’Europa deve agire. Ma una soluzione è possibile</title>        <link>http://www.soldi-web.com/news-1/protagonisti/corrado-passera-l2019europa-deve-agire.-ma-una-soluzione-e-possibile</link>        
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 &lt;b&gt;
  Secondo il  ministro dello sviluppo economico il problema greco è gestibile. Intanto in Italia…


 &lt;/b&gt;
 &lt;br&gt;&lt;/br&gt;
&lt;p&gt;&amp;ldquo;È arrivato il tempo in cui l&amp;rsquo;Europa deve finalmente prendere in mano la situazione e capire che il problema della Grecia è un problema gestibile. Ma deve davvero proporre una soluzione definitiva&amp;rdquo;. È quanto ha affermato il ministro dello sviluppo economico Corrado Passera, a margine del Wharton Forum che quest&amp;rsquo;anno si è tenuto a Milano a Piazza Affari, sede della Borsa Italiana. Per il ministro, la Grecia &amp;ldquo;è un problema che tocca tutto il mondo ma la responsabilità per venire fuori dalla situazione critica in cui si è finiti è dell&amp;rsquo;Europa. Sarà quindi uno dei temi che si affronterà nel corso del prossimo G8 (che si tiene nei giorni 18 e 19 maggio a Camp David, Maryland) ma non è di quella sede la responsabilità di trovare una soluzione&amp;rdquo;. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Il ministro non si è sottratto dal puntare il dito contro le agenzie di rating che, nella scorsa crisi, &amp;ldquo;sono state lenti nel capire quello che stava succedendo e quindi hanno favorito l&amp;rsquo;esplodere della crisi, in un certo senso, non avendola anticipata. Passera sottolinea poi, comunque, che &amp;ldquo;non ha senso prendersela con i misuratori dei problemi, anche se certamente non si può dire che abbiano sempre svolto bene il loro ruolo&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Sull&amp;rsquo;Italia, poi, Passera ha fatto sapere che &amp;ldquo;il governo in questi mesi ha impostato tutta una serie di interventi orizzontali che riguardano innovazione, internazionalizzazione, costo dell&amp;rsquo;energia e credito. Ora vuole approfondire con i rappresentanti delle diverse filiere italiane le tematiche per vedere se ci possono essere interventi utili o meccanismi per sviluppare i vari settori&amp;rdquo;. Ma, allo studio del governo, non si vede alcun incentivo in arrivo per l&amp;rsquo;automobile. Il ministro dello sviluppo economico, insomma, smentisce qualsiasi progetto in questa direzione. Domani è previsto un incontro tra Passera e i rappresentanti di Federauto. Infine, una considerazione sul decreto per lo scorporo di Snam da Eni. &amp;ldquo;È chiaro che ci siamo posti l&amp;rsquo;obiettivo di farlo in tempi molto brevi per togliere qualsiasi incertezza in capo alle due più grandi aziende italiane&amp;rdquo;, ha concluso. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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    <item rdf:about="http://www.soldi-web.com/news-1/business-life/jp-morgan-le-perdite-salgono-ancora">        <title>JP Morgan, le perdite salgono ancora</title>        <link>http://www.soldi-web.com/news-1/business-life/jp-morgan-le-perdite-salgono-ancora</link>        
<!--description tal:content="obj_item/Description">            Description        </description--><description>
 &lt;b&gt;
  Il rosso da due miliardi registrato dal colosso bancario Usa in sei settimane sarebbe aumentato di un altro 50% negli ultimi giorni…


 &lt;/b&gt;
 &lt;br&gt;&lt;/br&gt;
&lt;p&gt;La saga JP Morgan continua. Secondo quanto riporta il New York Times, le perdite registrate dal colosso bancario Usa - finito nell&amp;rsquo;occhio del ciclone qualche giorno fa dopo aver ammesso un &amp;ldquo;buco&amp;rdquo; da due miliardi di dollari in sole sei settimane per scommesse andate male - sarebbero aumentate negli ultimi giorni del 50%, ovvero di un altro miliardo di dollari. La Fed sta esaminando il crescente rosso della banca e la scommessa originale che l'ha causato. Nel mirino anche il comportamento del chief operating officer, che avrebbe esposto la banca a rischi inappropriati per un istituto con depositi assicurati a livello federale. Intanto due azionisti di JPMorgan hanno fatto separatamente causa alla banca e all'amministratore delegato, Jamie Dimon, per le perdite. La prima azione legale è stata avviata in da parte di un fondo dell'Arizona, che punta a rappresentare tutti gli azionisti che hanno perso soldi con il brusco calo di JPMorgan in Borsa dopo l'annuncio del rosso. Il secondo caso riguarda un singolo investitore che chiede danni a Dimon, al consiglio di amministrazione e ad altri manager della banca. Le azioni legali arrivano mentre l'Fbi conferma l'avvio di un'indagine preliminare sulla perdite dell'istituto e Bruno Michel Iklis, la 'Balena di Londra&amp;rsquo;, il trader con una posizione così grande da influenzare il mercato dei credit default swap, si appresterebbe a lasciare la banca. Un'indiscrezione riportata dal New York Times, secondo il quale i tempi dell'uscita di Iklis non sono comunque ancora chiari. L'addio della balena di Londra seguirebbe le dimissioni di Ina Drew, responsabile degli investimenti dove le perdite sono state realizzate. &lt;/p&gt;
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    <item rdf:about="http://www.soldi-web.com/news-1/business-life/l2019-italia-dei-potenti-ha-i-capelli-bianchi">        <title>L’ Italia dei potenti ha i capelli bianchi</title>        <link>http://www.soldi-web.com/news-1/business-life/l2019-italia-dei-potenti-ha-i-capelli-bianchi</link>        
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 &lt;b&gt;
  Secondo Coldiretti il Belpaese detiene il primato europeo di anzianità della propria classe dirigente, con un'età media di…

 &lt;/b&gt;
 &lt;br&gt;&lt;/br&gt;
&lt;p&gt;In Italia, si sa, l&amp;rsquo;età media di chi detiene il potere economico e politico è tendenzialmente elevata. Tanto che il Belpaese ha addirittura il primato europeo di anzianità della propria classe dirigente, con un'età media di 59 anni. È quanto emerge dal primo report sull'anagrafe dei potenti italiani nel tempo della crisi, presentato da Coldiretti. In particolare le categorie professionali più anziana in assoluto sono quella dei manager delle banche - a pari merito con i vescovi in carica - e dei rappresentanti del governo, rispettivamente con 67 e 64 anni, seguiti dai professori universitari con 63 anni. Al contrario i più giovani, per così dire, sono i dirigenti delle aziende quotate in Borsa, con una media di 53 anni. Il raffronto con gli altri Paesi europei è presto fatto: basta guardare al presidente del Consiglio italiano, il 69enne Mario Monti, che si confronta con gli inglesiDavid Cameron, diventato primo ministro a 43 anni, Tony Blair, a 44, John Major, a 47 e Gordon Brown, a poco più di 50. Una situazione che si riscontra anche in ambito universitario, dove in Italia un quarto dei professori ha più di 60 anni, contro il 10% in Francia e Spagna e l'8% in Gran Bretagna.&lt;/p&gt;
</description>        <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>bluegianluca</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2012-05-17T14:10:12Z</dc:date>        <dc:type>Article</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://www.soldi-web.com/news-1/business-life/ecco-a-voi-peugeot-3008-hybrid4">        <title>Ecco a voi Peugeot 3008 Hybrid4</title>        <link>http://www.soldi-web.com/news-1/business-life/ecco-a-voi-peugeot-3008-hybrid4</link>        
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 &lt;b&gt;
  L’auto della casa francese, destinata anche al settore flotte, è la prima full hybrid diesel al mondo...
 &lt;/b&gt;
 &lt;br&gt;&lt;/br&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;Ha debuttato lo scorso anno in Italia la Peugeot 3008 Hybrid4, auto destinata anche al settore flotte aziendali. Si tratta della prima full hybrid diesel al mondo. La scelta del diesel deriva dai bassi consumi ed emissioni di CO2 caratteristici di questo motore e dalla profonda conoscenza del marchio della tecnologia e-HDi, che consente di effettuare molteplici partenze in modo silenzioso e in assenza di vibrazioni. Sul crossover 3008, l&amp;rsquo;associazione tra diesel ed elettrico permette di ottenere: quattro ruote motrici, 200 cv di potenza e modalità Zev (ossia Zero emission vehicle, nell&amp;rsquo;utilizzo in modalità completamente elettrica).&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Con 3008 HYbrid4 il conducente dispone inoltre di una maggiore libertà di guida proprio grazie all&amp;rsquo;apporto della tecnologia ibrida, con prestazioni di alto livello abbinate a un comportamento su strada di prim&amp;rsquo;ordine. Storicamente Peugeot è stata tra gli attori principali per una mobilità realmente ecosostenibile, con proposte che potessero essere fruibili concretamente da un&amp;rsquo;ampia parte della clientela.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Quanto alla 3008 HYbrid4, l&amp;rsquo;auto propone un abbinamento inedito in fatto di propulsione: è il primo modello al mondo in cui l&amp;rsquo;ibridazione è ottenuta tramite un 2.0 turbodiesel da 163 cv (della serie HDi che, abbinato al filtro attivo antiparticolato Fap, è già di costituzione uno dei più &amp;ldquo;puliti&amp;rdquo; del mercato) montato anteriormente e un elettrico da 37 cv che muove le ruote posteriori. Inoltre, un alternatore reversibile da 8 kW assicura la funzione stop &amp;amp; start in modo silenzioso e senza vibrazioni.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Infine, un sistema di recupero dell&amp;rsquo;energia (il motore elettrico posteriore diventa un generatore) permette, nelle fasi di decelerazione (rilascio del pedale dell&amp;rsquo;acceleratore e frenata), di trasformare l&amp;rsquo;energia cinetica in energia elettrica per ricaricare le batterie. Il recupero consente dunque di utilizzare un&amp;rsquo;energia &amp;ldquo;gratuita&amp;rdquo;, di ridurre i consumi e di conseguenza le emissioni, in eguale misura. Selezionando la modalità &amp;ldquo;auto&amp;rdquo;, la 3008 HYbrid4 gestisce da sola e in modo ottimale l&amp;rsquo;abbinamento tra il motore diesel e quello elettrico.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Al contrario, per coloro che desiderano sfruttare al meglio una caratteristica precisa della vettura, ci sono altre tre modalità: Zev (ossia con la sola propulsione elettrica), 4WD (trazione integrale ottenuta con il &amp;ldquo;lavoro&amp;rdquo; di entrambi i motori) e Sport. Ogni guidatore ha dunque la libertà di utilizzare la 3008 HYbrid4 come desidera e in assoluta semplicità, con livelli di emissioni che partono da 99 g/km di CO2. Altro elemento caratterizzante di questa Peugeot turbodiesel ibrida è il cambio robotizzato sequenziale a sei rapporti.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La sua gestione elettronica permette di ridurre in modo considerevole i consumi rispetto a un cambio automatico, riduzione che diventa ancora più significativa rispetto a un cambio manuale classico, a tutto vantaggio del contenimento delle emissioni. Inoltre, offre un piacere di guida reale dato dalla possibilità di scegliere, in qualsiasi momento, la modalità di inserimento delle marce, automatica o sequenziale, mediante le leve dietro il volante.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;A ogni cambio marcia, i cali di coppia sono compensati dall&amp;rsquo;apporto del motore elettrico. Ciò consente di effettuare i cambi di marcia in modo più dolce, per un comfort di funzionamento ottimale. Combinando un motore diesel con un motore elettrico, i consumi di carburante sono ridotti fino al 35%. &lt;/p&gt;
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    <item rdf:about="http://www.soldi-web.com/news-1/mercati/il-2013-e-l2019anno-del-gas-naturale">        <title>Il 2013 è l’anno del gas naturale </title>        <link>http://www.soldi-web.com/news-1/mercati/il-2013-e-l2019anno-del-gas-naturale</link>        
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 &lt;b&gt;
  In un report Goldman Sachs condivide le proprie considerazioni sugli ultimi movimenti di prezzo  
 &lt;/b&gt;
 &lt;br&gt;&lt;/br&gt;
&lt;p&gt;Nonostante il calo delle ultime sedute, il prezzo del gas naturale si è fortemente apprezzato dai minimi dello scorso mese sulla scia di nuove indicazioni sul fronte delle condizioni meteo e della produzione. Nell&amp;rsquo;ultimo report della banca si legge che, nonostante il gas naturale continui a rappresentare un&amp;rsquo;ottima alternativa al carbone, l&amp;rsquo;enorme cumulo di scorte da parte degli Stati Uniti ha frenato l&amp;rsquo;importazione di gas canadese ora stoccato al confine tra i due Paesi. Per smaltire questo surplus, spiega Goldman, bisognerà agire sul lato della produzione canadese con nuovi tagli e aumentare le esportazioni estive verso gli Stati Uniti. Prosegue quindi l&amp;rsquo;imbalance tra produzione e consumi, ma la banca americana vede nel medio termine un buon upside sul prezzo del gas che potrebbe durare fino all&amp;rsquo;estate del 2013. Ottimismo confermato anche dai dati dell&amp;rsquo;Eia, che confermano un calo della produzione in febbraio. A livello di importazioni, gli Stati Uniti continueranno a ridurre gli acquisti di gas naturale proveniente dal Canada per tutto il 2012, prima di stabilizzarsi nel 2013 e nel 2014, quando la produzione statunitense comincerà a calare. Su queste considerazioni, Goldman Sachs vede il prezzo del gas naturale tornare sopra la soglia di 4 dollari per mmBtu entro il 2013. L&amp;rsquo;estate del 2012 non porterà grandi cambiamenti nei prezzi, che ancora devono smaltire l&amp;rsquo;enorme quantità di scorte accumulate in questi anni.&lt;/p&gt;
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