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Mps coopta Delfini in cda al posto di Caltagirone
Come da attese, l'imprenditore romano ex vicepresidente del cda sarà sostituito dal presidente della Vianini Lavori, suo uomo di fiducia. Intanto...
È ufficiale: sarà come atteso Mario Delfini a sostituire il dimissionario Francesco Gaetano Caltagirone nel cda di Mps. La banca senese ha cooptato ieri in consiglio il presidente della Vianini Lavori e uomo di fiducia dell’imprenditore romano, che si è dimesso da vicepresidente lo scorso 26 gennaio. Negli ultimi tempi inoltre, Caltagirone ha venduto in totale 409 milioni di azioni di Mps, corrispondenti a circa il 3,73% del capitale, facendo rotta su UniCredit. Dopo l'aumento di capitale del luglio scorso l'imprenditore romano risultava detenere il 4,72% di Mps, mentre ora sarebbe sceso sotto l'1%.
Come ha spiegato il sottosegretario all'Economia Vieri Ceriani rispondendo in Commissione finanze a un'interrogazione, “Il 4% del capitale di Mps passato di mano negli ultimi tempi è stato acquisito da 42 diversi intermediari, ognuno dei quali al massimo ha preso lo 0,6% del capitale”. Non è escluso, ha aggiunto, “l'ingresso nel capitale di Banca Mps di più investitori istituzionali con quote complessivamente superiori all'1%, qualora abbiano operato in concreto sul mercato con diversi intermediari”.
Tra i fondi che avrebbero acquisito una partecipazione di circa l'1% complessivo ci sarebbero Fidelity, Vanguard e Rothschild. La vera partita, però, è quella che si gioca intorno alla Fondazione Mps, i cui vertici stanno ancora lavorando per chiudere l'accordo con Intesa, UniCredit e Mediobanca: obiettivo è il finanziamento da almeno 900 milioni di euro necessario a rimborsare Jp Morgan, Credit Suisse e la stessa Mediobanca - entro metà febbraio - del prestito concesso alla Fondazione presieduta da Gabriello Mancini nel luglio 2011. Intanto ieri i vertici di Palazzo Sansedoni avrebbero definito la cessione della partecipazione in Cassa depositi e prestiti (2,56%) al pool di Fondazioni (Banco di Sardegna, Lucca, Cuneo, Salernitana e La Spezia), per un valore di circa 90 milioni di euro.


