Groupon sotto accusa: più scontenti che sconti
Il malcontento degli utenti e dei partner di Groupon alle prese con l’eccessivo successo dei deal raccontato da Corriere.it...
Quando il troppo stroppia: è il caso di Groupon, il sito di social shopping approdato in Itaia 18 mesi fa, a inizio novembre sbarcato a Wall Street che al suo primo giorno di contrattazioni al Nasdaq ha brillato con un balzo di oltre il 50%. Per intenderci è stato il secondo sbarco più grande di una internet company dopo la celebre quotazione di Google dieci anni fa.
Ma non è tutto rose e fiori visto che su Groupon si sono abbattute, come riporta un articolo del Correire.ir, minacce di denunce, reclami e proteste. Non solo dai clienti, ma anche dalle aziende.
Il perchè? Molte aziende raccontano di un eccessvo carico di lavoro sotto le feste dovuto al grande successo della vendita dei deals, molto spesso oltre la quantità concordata. Adesioni ‘monstre’ non sempre possibili, che costringono a carico eccessivo di lavoro e di spese su prodotti e servizi con il rischi concreto per l’azienda partener di vedere il segno meno sul bilancio.
La conseguenze è ovvia: reclami della clientela e richieste di rimborso.
La protesta prende piede anche su Facebook dove quasi 350.000 clienti si sono riuniti in gruppo per far sentire la propria voce, non solo per i risvolti economici, ma anche per mettere in cattiva luce l’immagine del sito di social shopping.
E Groupon che dice? La società sembra consapevole del problema e delle lamentele che per Federica Moscheni, communication manager “è legato al business che in Italia è cresciuto molto rapidamente”. Inoltre “non in tutti casi si stabilisce un limite alle vendite” aggiunge Moscheni “se esiste, noi rispettiamo il tetto massimo fissato nel contratto. Quando non c’è, e il problema è legato al partner che non riesce a soddisfare l’acquirente, l’utente può chiedere il rimborso a noi”.


