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bain capital esce da linkedin

A Wall Street i dati macro battono i timori europei

creato da Luca Spoldi ultima modifica 15/11/2011 23:52

Segnali positivi da vendite al dettaglio, prezzi alla produzione e indice manifatturiero Empire State, così il mercato torna a prendere fiducia e recupera terreno

Seduta molto prudente in cui i timori legati all’evoluzione della crisi in Grecia e in Italia sono bilanciati da alcuni dati macroeconomici (vendite dal dettaglio e prezzi alla produzione di ottobre, indice manifatturiero Empire State di novembre) migliori delle attese, così a fine giornata a New York l’indice Dow Jones segna +0,14%, mentre l’S&P500 guadagna lo 0,48%, il Nasdaq recupera l’1,09% (semiconduttori: +1,47%) e le small cap del Russell 2000 finiscono in rialzo dell’1,38%. 

A tenere banco sui media americani è comunque la crisi del debito europeo, con la domanda più ricorrente che riguarda chi sarà il prossimo ad essere “contagiato” dopo l’Italia, se la Spagna o la Francia, i cui spread sono in ulteriore crescita rispetto ai Bund tedeschi anche se per ora ancora a livelli di sicurezza.

Tra le blue chip si mettono in luce nomi relativamente di secondo piano dei settori high-tech e materie prime sostenuti da buone trimestrali tra cui Jacobs Engineering Group, Varian Medical Systems, Vulcan Materials, Red Hat e Cliffs Natural Resources, mentre perdono quota Western Digital (che subisce un taglio da “buy” a “hold” da parte del broker Needham & Co), Gamestop, Staples (dopo che la società ha tagliato le previsioni di utile per l’intero anno), Sears Holding (su cui pesano le perdite accumulate nel terzo trimestre dalla controllata Sears Canada) e Chevron.

Debole anche LinkedIn dopo l’annuncio che uno degli azionisti, Bain Capital Ventures, liquiderà totalmente i suoi 3,71 milioni di titoli attraverso un collocamento secondario. Pesante anche un altro social network, FriendFinder Networks, che lascia sul terreno oltre il 23% dopo che la controllante Penthouse ha chiuso una trimestrale con una perdita di 15 centesimi per azione, peggiore del previsto.

Dal canto loro i T-bond vedono il rendimento sul decennale portarsi sul 2,05% (dal 2,04% di ieri), mentre quello sul trentennale rimane al 3,08% (invariato). L’oro è indicato a 1.783,1 dollari l’oncia (1,1 dollari più dell’ultima chiusura), l’argento scivola a 34,56 dollari l’oncia (15 centesimi di perdita) e il petrolio si riporta sui 99,42 dollari al barile (1,25 dollari sopra i livelli della vigilia). 

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