per roubini si va verso il default, per Schaeuble meglio un bailout
Bagno di sangue a Piazza Affari e sui titoli di Stato
Seduta condizionata dall'impennata di sfiducia nei confronti dell'Italia, la cui crisi non vede soluzioni immediate
Una delle più movimentate sedute di sempre per i mercati finanziari, condizionata dalla decisione di LCH Clearnet, seconda maggiore clearing house al mondo, di alzare dal 6,65% all’11,65% i depositi richiesti per operare sui Btp italiani, si chiude a Piazza Affari con l’indice Ftse Italia All-Share in calo a 15.876,73 punti (-3,63%), quasi il 5% in meno rispetto ai massimi visti a inizio giornata. Dal canto suo l’Ftse Mib cade a quota 15.071,77 (-3,78%) mentre l’Ftse Italia Star termina in area 9.622,53 (-2,4 6%). In netto calo anche il mercato obbligazionario, nonostante ulteriori acquisti da parte della Bce, col Btp benchmark a 10 anni che vede il rendimento volare al 7,25% (dopo un massimo al 7,48%), mentre lo spread Btp-Bund sulla stessa scadenza chiude a 553 punti base (dopo un massimo a 575), in entrambi i casi ben oltre la soglia che nei mesi scorsi ha fatto scattare i piani di salvataggio per Grecia, Irlanda e Portogallo.
Piani che sarebbero impossibili da varare per l’Italia, troppo grande per fallire ma anche troppo grande per essere salvata secondo il giudizio di Nouriel Roubini (che ipotizza come soluzione una ristrutturazione del debito e una successiva uscita “ordinata” dall’euro assieme a Portogallo, Spagna, Grecia e Irlanda), ma non del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble secondo cui l’Italia dovrebbe anzi chiedere l’intervento dell’European Financial Stability Facility (Efsf, il fondo “salva stati” europeo) in caso di necessità, dato che i livelli toccati oggi dallo spread Btp-Bund, simili a quelli che precedettero l’introduzione dell’euro, secondo il ministro sono destinati a ridursi una volta che le incertezze legate al problema della leadership politica italiana si saranno dissolte.
Totalmente assente il segno più tra le blue chip, con la sola Pirelli & C. che riesce a chiudere appena sotto i livelli della vigilia grazie ai buoni risultati dei nove mesi, migliori del previsto, e ad obiettivi “aggressivi” per il nuovo piano industriale 2011-2015, tra i peggiori si nota Mediaset, crollata di oltre 12 punti a conferma che per il mercato la crisi ruota ancora attorno agli interessi della famiglia Berlusconi e delle sue aziende più che alle prospettive del paese. Male anche Lottomatica, in rosso di oltre 7 punti, UniCredit, Atlantia e Bpm, tutti oltre i sei punti percentuali di perdita.


