Boom di derivati sui metalli ferrosi
Aumenta lo scambio di future. Ad agosto il controvalore è arrivato a un mld di dollari
Uno studio pubblicato da Borsa Italiana fa il punto sul mercato dei derivati ferrosi da sempre caratterizzato da un sistema di formazione dei prezzi che nei decenni è sempre stato molto rigido. Il prezzo di riferimento per il minerale consegnato nell’ambito di contratti a lungo termine veniva infatti stabilito sulla base di negoziazioni annuali tra le tre società minerarie più grandi del mondo (BHP, Rio Tinto e Vale) e i produttori d’acciaio, rendendo scarsamente utile il ricorso a titoli derivati. Negli ultimi mesi però i titoli derivati sul minerale di ferro sono stati caratterizzati da volumi di scambio sempre più elevati tanto che lo scorso agosto, il controvalore nominale scambiato di questi titoli, compresi swap e opzioni, ha superato il miliardo di dollari per la prima volta nella storia.
A sostegno di questo aumento di interesse, lo studio pone l’accento sull’ingresso della Cina nel mercato dell’Iron Ore e una nuova forma di fissazione dei prezzi, meno rigida e più legata al mercato spot. Già in passato questo era avvenuto nel mercato del carbone, dove oggi le imprese coinvolte possono vendere la loro merce a prezzi spot, evitando complesse negoziazioni e traendo vantaggio da prezzi in rapida crescita. Il tramonto del vecchio sistema dei contratti benchmark ha così creato un ambiente favorevole per lo sviluppo dei derivati sul minerale di ferro, il cui aumento dei volumi scambiati riflette l’aumento del rischio di prezzo nel mercato fisico.


